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	<title>Stefano Pelizzari, Autore presso Pelizzari</title>
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	<title>Stefano Pelizzari, Autore presso Pelizzari</title>
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		<title>sostanza organica nel terreno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 08:56:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.pelizzari.it/sostanza-organica-nel-terreno/">sostanza organica nel terreno</a> proviene da <a href="https://www.pelizzari.it">Pelizzari</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1><strong>L&#8217;IMPORTANZA DELLA SOSTANZA ORGANICA NEL SUOLO</strong></h1></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_1  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>&nbsp;</p>
<p>La sostanza organica del suolo è costituita da qualsiasi materiale prodotto da organismi viventi, piante o animali, che ritorna al suolo e subisce processi di decomposizione.</p>
<p>Molte volte la salute del nostro prato, rispecchia proprio la salute del terreno stesso.</p>
<p>Spesso ci capita di vedere terreni poveri di sostanza organica e quindi di VITA.</p>
<p>E&#8217; necessario quindi, non solo raggiungere, ma mantenere e aumentare il livello di fertilità, attraverso applicazioni di sostanza organica.</p>
<p>Considerando anche che, nel tempo, vi è una perdita di biodiversità dettata da applicazione di agrofarmaci, tra cui anticrittogamici o diserbanti, che aiutano nella gestione certo, ma dall&#8217;altra parte limitano la pedofauna benefica composta anche da  microrganismi utili, che andranno reintrodotti, anche con nuove colonie, per migliorare e limitare più possibile l&#8217;utilizzo di chimica all&#8217;interno della nostra abitazione. </p>
<p>La questione sostenibilità e limitare quindi l&#8217;utilizzo della chimica, è profondamente legata al suolo sano, con la giusta proporzione d’aria e la corretta fertilità parallelamente ad una corretta gestione applicata.</p>
<p>Sappiamo che il suolo è vivo e contiene una grandissima quantità di microrganismi, che necessitano di sostanza organica per vivere e per compiere il loro lavoro, ovvero migliorare la qualità della nostra coltura.</p>
<p>La sostanza organica, è un insieme di composti di origine mista, animale e vegetale contenente carbonio e humus. Le sostanze umiche (o humus), sono un particolare prodotto delle trasformazioni biochimiche dei composti organici, che arrivano nel terreno, con i residui vegetali ed animali. In altre parole sono un complesso di sostanze di origine naturale, costituite in parte dai prodotti di decomposizione della sostanza organica e in parte dalla sintesi di nuovi composti. A differenza del materiale di partenza, le sostanze umiche sono piuttosto resistenti alla degradazione microbica e per questo motivo sono considerate, sostanza organica “stabile”.</p>
<p>Ha la funzione di migliorare la struttura del suolo, aumentare la ritenzione idrica e la capacità di scambio cationico tramite chelazione di moltissimi elementi nutritivi già presenti nel terreno, (come calcio, magnesio e potassio, ma anche microelementi) e riduce la retrogradazione del fosforo, che altrimenti diventerebbe insolubile nella soluzione circolante.</p>
<p>Una percentuale corretta di sostanza organica al suolo (e quindi di humus), potrebbe essere compresa tra il 3 e il 5%, che è un dato che va ottenuto e mantenuto ed è possibile verificare  il contenuto di carbonio organico al suolo, tramite la sempre consigliata analisi del terreno, che indirizza il manutentore a scelte consapevoli, senza considerare il risparmio in termini economici per quanto riguarda la somministrazione di elementi già presenti in abbondanza e per giunta disponibili.</p>
<p>L&#8217;Humus è una molecola molto più complessa e differente del restante carbonio organico presente al suolo, come amminoacidi e proteine, che vengono erose e trasformate con facilità dai microrganismi.</p>
<p>L&#8217;Humus persiste nei terreni ed è l&#8217;elemento fondamentale che indica il valore di fertilità, essendo ad alto peso molecolare e deriva da reazioni dove sono coinvolte anche sostanze inorganiche chiamati catalizzatori, ma ovviamente contiene anche composti organici molto vari nella sua struttura.</p>
<p>La quantità di humus che si forma non è uguale per tutte le sostanze organiche impiegate nella fertilizzazione. Affinché un materiale organico possa dare humus, deve contenere almeno una percentuale di vegetali e questi vegetali devono essere fibrosi e cioè contenere cellulosa e lignina.</p>
<p>La quantità di sostanza organica del suolo dipende dall’equilibrio tra i vari processi ma anche dalle condizioni climatiche, come umidità, temperature e pH del suolo, ma anche dalle operazioni meccaniche al suolo stesso, come areazioni, tramite pratiche agronomiche, che favoriscono l&#8217;attività aerobica e di conseguenza la mineralizzazione. </p>
<p>Quando la sostanza organica viene applicata al suolo, viene scissa dai batteri chiamati eterotrofi, ovvero organismi che si nutrono di altri organismi, trasformandoli in composti sempre più semplici per trarre la loro energia vitale, mentre alla fine del loro ciclo vitale diventeranno parte integrante della sostanza organica al suolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la tipologia di sostanza organica possiamo trovare sostanze semplici che vengono trasformate con facilità, come amminoacidi e zuccheri che vengono resi disponibili nel breve tempo, ma non hanno persistenza nel suolo e sostanze più complesse, alcune addirittura non solubili in acqua, che persistono nel lungo periodo, come la lignina.</p>
<p>I polisaccaridi derivati dalle cellulose sono i composti attivi sulla struttura dalla lignina e sono la base dell&#8217;humus. Sostanze organiche poco lignificate sono di rapida mineralizzazione e forniscono quindi rapidamente elementi nutritivi, ma hanno effetti trascurabili sulla formazione di humus.</p>
<p>Possiamo affermare che nell&#8217;utilizzare sostanza organica umificata, vi è un miglioramento della struttura del suolo con maggiore aggregazione delle particelle minerali ed una migliore circolazione di aria, con una migliore capacità di ritenzione idrica e parallelamente un miglioramento della capacità drenante.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_2  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3><strong>Ma come possiamo far sì che il terreno non perda nel tempo questa fertilità?</strong></h3>
<h3> </h3></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_3  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Fornire energia agli organismi terricoli con generosi e regolari apporti di sostanza organica umificabile, in modo da facilitare la crescita delle popolazioni di molti organismi utili, nemici naturali dei parassiti delle colture.</p>
<p>La presenza di organismi viventi dev&#8217;essere abbondante e diversificata, in modo che il suolo possa ospitare con continuità i processi di crescita e decomposizione, che sono alla base del ciclo della vita.</p>
<p>Limitare l’uso dell’aratro, perché porta la sostanza organica in profondità e quando facciamo la fresatura, in fase di semina, cerchiamo di non sminuzzare troppo il terreno, per far sì, che tutto l’humus formato negli anni, vada perso.</p>
<p>Non abusiamo di prodotti tossici per il terreno, come i diserbanti, fungicidi, insetticidi e nematocidi.</p>
<p>Cerchiamo di non utilizzare acque ricche di sali o concimi con molta presenza di zolfo, in modo da non aumentare la salinità del terreno, che può portare ad un suo impoverimento.</p>
<p>Aumentare sempre l’ossigenazione del terreno, tramite bucature o carotature.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_4  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>L’IMPORTANZA DELLA CONCIMAZIONE ORGANICA PRE INVERNALE PER UN TAPPETO ERBOSO.</strong></h2>
<h3> </h3></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_5  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dopo aver valutato attentamente l’importanza della presenza della sostanza organica nel terreno, cerchiamo in maniera pratica, di capire quando e quale tipo di sostanza organica utilizzare durante l’anno, in un tappeto erboso, sia di microterme che di macroterme.</p>
<p>Come ben sappiamo a ridosso dell’autunno, le temperature cominceranno ad abbassarsi e i prati di microterme e macroterme soprattutto, entreranno in una fase delicata, in cui il loro metabolismo comincerà piano piano a diminuire, fino a stopparsi completamente per le macroterme.</p>
<p>Quindi è fondamentale, in questa fase invernale o pre- invernale, somministrare della sostanza organica, che contenga i nutrienti giusti, che verranno immagazzinati in varie modalità, a secondo del tipo di pianta, facendo quindi una sorta di “scorta” per l’inverno e riutilizzate alla ripresa vegetativa (primavera).</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_6  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Quali sono questi nutrienti?</strong></h4>
<h3> </h3></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_7  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Essenzialmente sono, ZUCCHERI, AMMINOACIDI LIBERI, ACIDI ORGANICI, PROTEINE,  e POLISACCARIDI, che appunto fungono da RISERVA di azoto ORGANICO, a cui il tappeto erboso attinge in funzione di quanto lui sta vegetando.</p>
<p>I primi tre nutrienti citati, costituisce un insieme di composti a basso peso molecolare e ad alta solubilità nella soluzione del suolo, prontamente disponibili come fonte di energia e quindi facilmente degradabili dalla flora microbica, per cui hanno un tempo di persistenza nel suolo breve.</p>
<p>I polisaccaridi e le proteine, sono costituiti da composti a più alto peso molecolare, poco o per niente solubili in acqua e possono essere idrolizzati dai microrganismi a composti semplici e utilizzati come fonte di energia.</p>
<p>Oltre a questi elementi, apporta anche MICROELEMENTI, ENZIMI e carica BATTERICA UTILE. Come potete vedere, a differenza dei tradizionali concimi Minerali, siamo di fronte ad una nutrizione molto più COMPLETA</p>
<p>La ripresa vegetativa del tappeto erboso, avviene quasi sempre prima che l’apparato radicale sia capace di assorbire adeguate quantità di nutrienti, derivanti per esempio dalla classica concimazione di spinta azotata.</p>
<p> Questa ripresa ANTICIPATA, è possibile grazie, appunto, all’utilizzo di elementi nutritivi accumulati in precedenza.  In pratica, alla ripresa vegetativa, si avrà un tappeto erboso subito reattivo e un top soil ricco di sostanza organica, che andrà ad ottimizzare la classica concimazione azotata minerale, minimizzando le perdite e aiutando a trasformare immediatamente l’azoto minerale in azoto nitrico (e in parte ammoniacale), che è la fonte principale assorbibile dalle piante, grazie soprattutto alla presenza della flora batterica, derivante dalla sostanza organica.</p>
<p>Fornendo sostanza organica, di solito, non si ha una percezione visiva, come si può avere con un classico concime minerale azotato, ma lavora in SILENZIO, sotto traccia, proprio per aiutare il terreno circostante, ad assimilare al meglio i macro e micro elementi, che si cedono con i vari concimi minerali.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_8  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3><strong>Ma quanta sostanza organica dobbiamo somministrare e quanto azoto dobbiamo dare al nostro tappeto erboso per avere questo effetto?</strong></h3></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_9  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>&nbsp;</p>
<p>Dipende sempre dal tipo di top soil che si va a prendere in considerazione. Quindi partire sempre dall’analisi del terreno è sempre buona cosa, per vedere se si deve lavorare sulla flora batterica (tramite sostanza organica) o sulla somministrazione di azoto minerale (concime minerale). Importante è quindi capire che tipo di rapporto C/N abbiamo nel nostro terreno.</p>
<p> Vi rammento che il rapporto C/N è il rapporto percentuale tra il contenuto di CARBONIO (che può derivare dall’apporto di zuccheri per esempio) e il contenuto di AZOTO (come le proteine) presenti all&#8217;interno della sostanza organica del terreno.</p>
<p>Quindi una volta fatte le analisi del terreno, possiamo dedurre che tipo di concimazione (minerale o organica) utilizzare per mantenere un rapporto C/N di circa 9-12 che è l’espressione di uno stato di equilibrio e salute del suolo, che occorre raggiungere e mantenere.</p>
<p>Se per esempio avessimo un rapporto minore di 9, vuol dire che abbiamo poca sostanza organica e molto azoto, derivante anche dalle concimazioni classiche (C/N basso, quindi più azoto e poco carbonio). Questo comporta che i batteri, che degradano la sostanza organica (processo di mineralizzazione), avendo molto cibo a disposizione (azoto), lavorano molto velocemente, avendo un metabolismo accelerato e quindi si ha una mineralizzazione e quindi degradazione veloce della sostanza organica e quindi un grande rilascio di azoto, ma anche, una grossa perdita di sostanza organica nel terreno, con tutte le conseguenze del caso.</p>
<p>Si verifica quindi, una eccessiva produzione di azoto organico mineralizzato, ed un impoverimento della flora batterica e se non ha dove immagazzinare l’azoto, la pianta lo espelle sotto forma di zuccheri (guttazione) e viene dilavato via.</p>
<p>Un rapporto invece maggiore di 12, sta a significare che avremo poco azoto e molta sostanza organica. In questo caso, vista la scarsa presenza di azoto, non si riesce a nutrire la flora batterica adeguatamente.</p>
<p>Allora i batteri, non nutrendosi, non hanno sufficienti energie per degradare la sostanza organica e sottrarranno quindi al terreno (o nelle riserve dei rizomi), azoto sotto forma ammoniacale e nitrica, mandando ancor di più in STRESS NUTRIZIONALE  le piante (processo di AMMONIZZAZIONE).</p>
<p>In questo caso, si preferisce alimentare il terreno con azoto a lenta cessione, per aiutare appunto i batteri a degradare la sostanza organica, più velocemente e a creare RISERVE nei rizomi, che verranno sfruttati alla ripartenza primaverile.</p>
<p>Quindi il segreto, per “forzare” a fare riserva di nutrienti in autunno e avere una ripresa vegetativa al TOP, è quello di somministrare sostanza organica al terreno e contemporaneamente, apportare azoto minerale (dato dal concime a lenta cessione o cessione programmata) per far sì che la pianta, non trovando nutrizione, eviti di attingere dalle riserve (per cercare di far lavorare la flora batterica) e quindi evitare uno stress nutrizionale, soprattutto quando il consumo di energia chimica è proporzionale all&#8217;attività metabolica in essere e quindi dalle temperature.</p>
<p>Se per esempio, ci troviamo di fronte ad un inverno poco rigido, se la pianta, fosse stata nutrita solo dalla sostanza organica, avrebbe dovuto per forza attingere dalle riserve accumulate, visto il deficit di azoto minerale a disposizione, trovandosi poi completamente “spompata” alla ripresa vegetativa.</p>
<p><strong>DA QUI LA NECESSITÀ DI APPORTARE SOSTANZA ORGANICA MA DI ALIMENTARLA CONTEMPORANEAMENTE CON AZOTO.</strong></p>
<p>Si tratta di mantenere il GIUSTO EQUILIBRIO, tra sostanza organica e azoto minerale (Il famoso C/N 10), con formazione di HUMUS stabile nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale tipo di sostanza organica posso utilizzare per fare riserva? Vegetale o animale?</strong></p>
<p>La sostanziale differenza tra concime organico animale (letami maturi essicati o pollina, sangue secco etc) e concime organico vegetale (panelli, borlande, biomassa da micelio etc), sta nella capacità di quest’ultimo  a formare humus più stabile (duraturo) nel tempo, perché avendo di norma rapporti più alti di C/N, la sua trasformazione (l’humus che si degrada per formare azoto e altri composti previsti dalla mineralizzazione) sarà più “dolce” e lenta e quindi l’humus rimarrà nel terreno più a lungo.</p>
<p>Di contro, i concimi organici animali, che hanno in genere un C/N basso , formano si l’humus, ma non sarà molto disponibile nel terreno, perché subito degradata dai batteri che, avendo a disposizione molto azoto, saranno molto attivi nel degradarlo velocemente e quindi avremo un rilascio importante di azoto nell’immediato (che poi l’eccesso sarà lisciviato nell’ambiente).</p>
<p>Un buon compromesso potrebbe essere, la somministrazione di un concimi organo – minerale in autunno, dove viene apportata sia la sostanza organica, sia l’azoto minerale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p></div>
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		<title>Rigenerazione del prato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 07:43:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>DIRADAMENTI, RIGENERAZIONE E TRASEMINA DEL TAPPETO ERBOSO POST ESTATE</h1></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_11  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Finito il periodo del caldo estivo, è tempo di pensare alle operazioni sui tappeti erbosi di microterme.</p>
<p>L’estate porta con sè possibili problematiche che causano seccume e diradamenti, a volte anche molto accentuati per via di patologie gravi o parassiti, che lasciano inoltre all’appassionato o al professionista, un senso di  sconforto nel vedere il proprio giardino, o quello del cliente, come se fosse stato abbandonato.</p>
<p>Le microterme in estate soffrono e qui il buon manutentore ha un ruolo fondamentale nel mantenere e preservare la salute del proprio prato, ma a volte questo non basta.</p>
<p>Se alla base non vi sono le condizioni per poterlo mantenere, come un impianto d’irrigazione fatto a regola dell’arte o specie collocate in zone climatiche non proprio favorevoli, mantenere un prato in salute e verde, diventa davvero difficile.</p>
<p>Ne abbiamo parlato qui : <a href="https://www.pelizzari.it/prato-microterme-estate/">https://www.pelizzari.it/prato-microterme-estate/</a></p>
<p>L’opzione di rigenerazione tramite trasemina, è un’operazione comunque sempre possibile, nei periodi giusti, per donare nuova vita al nostro spazio.</p>
<p>Prima di procedere alle operazioni, attendiamo con meteo alla mano, temperature corrette con massime sotto i 28-30 gradi senza colpi di coda estivi e possibilmente, evitando forti acquazzoni settembrini.</p>
<p>Non facciamoci prendere dalla foga di effettuare operazioni, quando non è ancora il momento.</p>
<p>Con le alte temperature, effettuare pratiche molto invasive, vorrà dire, stressare un tappeto erboso probabilmente già al limite e  scarico di nutrienti, già affaticato da mesi di caldo intenso e quindi non  pronto al recupero. </p>
<p>&nbsp;</p>
<h5><strong>Un concetto fondamentale</strong><strong> :</strong></h5>
<p>Un tappeto erboso di microterme ben conservato e ben gestito, chiuso e sostanzialmente sano, non necessita di trasemina, soprattutto quando all’interno del mix si hanno specie come la poa pratensis, che tramite i rizomi, è capace di colonizzare aree per decine di centimetri a pianta.</p>
<p>La pratica di trasemina è indicata in genere, per tappeti erbosi aperti, diradati e con spazi vuoti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Che cos&#8217;è una trasemina?</strong></h3>
<p>La trasemina è una pratica di rigenerazione del tappeto erboso, quando lo stesso, presenta già anche parzialmente, delle zone già seminate in precedenza, quindi con prato parzialmente esistente.  </p>
<p>Non è quindi una nuova semina e va trattata diversamente, come ad esempio evitando di effettuare false  semine e dosando correttamente la semente tra le zone con erba già presente e le zone in cui il terreno è vuoto. </p>
<p>Si possono effettuare trasemine per rinfoltire un prato molto diradato e si possono effettuare quando, in alcune zone, non è presente prato o entrambi i casi insieme.</p>
<p>Aggiungo anche che, è possibile effettuare una trasemina per aggiungere una nuova specie al nostro prato già esistente. Questo è un argomento un pochino più complesso, ma è una tecnica che funziona molto bene, se studiata ad hoc per la propria situazione.</p>
<p>Possiamo anche inserire le stesse specie già seminate in precedenza ma con cultivar più performanti o con caratteristiche estetiche più aggradanti ad esempio foglia fine, colore scuro ma che portano vantaggi non solo estetici e migliorano nel complesso la performance del nostro prato.</p>
<p>Capita molte volte in fase di semina, soprattutto se si è alle prime armi, di seminare una o più specie non perfettamente adatte al nostro prato o alle nostre esigenze e magari ci si accorge in seguito che il colore non soddisfa le aspettative o la specie non si adatta perfettamente al clima. Oppure abbiamo seminato con delle sementi di dubbia qualità, il che porta inevitabilmente a qualche grattacapo in più o che non hanno quella densità sperata.</p>
<p> E&#8217; possibile quindi, mediare il problema aggiungendo con una trasemina aggressiva una nuova specie. Ricordatevi, che quando si parla di una specie, come ad esempio la festuca arundinacea, è come  parlare di automobili: ci sono auto e auto, come ci sono festuche e altre festuche, completamente diverse dalle prime. Non vi accontentate quindi di seminare, ma scegliete con cura le migliori sementi, secondo le vostre esigenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Cos&#8217; è un MIX ?</strong></h4>
<p>Un mix è un insieme di diverse specie da tappeto erboso. Viene, infatti, definito mix oppure miscuglio, il classico festuca e poa oppure festuca poa e loietto o loietto e poa, insomma ogni tipo miscuglio in grado di creare un tappeto erboso che si può definire tale. </p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Cos&#8217;è un BLEND ?</strong></h4>
<p> Viene definito blend invece, una miscela (non miscuglio) di sementi appartenenti alla stessa specie. </p>
<p>Ad esempio sul mercato troviamo dei blend di Festuca arundinacea, quindi due o tre o anche più tipologie, insieme. Possiamo trovare blend di qualsiasi semente, anche di Bermudagrass, miscele che vengono studiate appositamente per aumentare la performance del prodotto finale, oppure scelte e personalizzate dai professionisti del settore, per corrispondere alle esigenze del cliente, in base alla zona climatica o dal risultato che si vuole ottenere.</p>
<p>Da queste scelte e personalizzazioni derivano grandi conoscenze in materia, lo stesso vale anche per i mix, eppure a volte non valorizziamo la cosa e spesso pensiamo che andando a comprare una scatola di sementi, stiamo comprando solo la scatola con i semi all&#8217;interno, senza contare quanta ricerca e sviluppo ci sia stata dietro a quella scelta. </p>
<p>In sostanza, avere una cultivar performante ci darà sicuramente meno problemi e più soddisfazioni, perché avrà delle skills migliori, rispetto ad altre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5><strong>PREMESSA IMPORTANTE</strong></h5>
<p><strong>Credendo fortemente che la migliore gestione sia quella consapevole, TUTTI i diradamenti sul tappeto erboso hanno delle cause che vanno analizzate con attenzione, per essere risolte prima di procedere ad una semina/trasemina. </strong></p>
<p> <strong>Il prato non si dirada da solo senza un motivo e non si brucia per il troppo caldo. </strong></p>
<p>Bisogna stare attenti, soprattutto ai campanelli d&#8217;allarme che il nostro spazio verde ci segnala. Piccole macchie secche in estate, possono diventare in breve tempo distese di paglia, oppure semplici macchie di minzione di animale. Non sottovalutiamo mai nulla e diamo sempre un occhio a cosa succede.</p>
<p>A volte con qualche accortezza in più, si può intervenire e tamponare o bloccare immediatamente il problema. </p>
<p>Dobbiamo fare quindi più valutazioni, per capire come poter intervenire in maniera corretta, secondo le varie casistiche.</p>
<p>La trasemina non è comunque la soluzione al problema dei diradamenti, poiché il problema che ha causato il diradamento, verrà solo mascherato da altra erba seminata e non risolto in maniera definitiva, oppure &#8221;risolto momentaneamente&#8221; perché si vedrà verde nei mesi successivi.</p>
<p>Andiamo al dunque, traseminare se necessario, SI assolutamente, <strong>ma prima</strong> risolviamo i difetti del nostro tappeto erboso che hanno causato il diradamento, oppure l&#8217;anno prossimo avremo esattamente lo stesso problema. Questo è il segreto per far funzionare le cose.</p>
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<h4><strong>Cosa dobbiamo valutare prima di una trasemina?</strong></h4>
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<li><strong>Valutare lo stato di salute generale</strong>. Come scritto prima, un prato sostanzialmente sano, chiuso non sarà da traseminare, altrimenti non sarà mai stabile e creeremo solo situazioni di sovraffollamento che creano a loro volta problematiche di competizione e non solo. Non si considera mai l&#8217;accestimento della pianta, e nemmeno la capacità rizomatosa di un&#8217;altra. Gli spazi sono importanti, provate voi a stare in 3 in piedi, in un m2, invece che da soli.  Contrariamente, un tappeto erboso molto aperto, con aree infestate o che ha subito <strong>attacchi virulenti</strong> di patologie come  Pythium, attacchi larvali o carenza idrica, andrà quasi necessariamente rinfoltito. </li>
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<li><strong>Valutiamo gli spazi aperti e diradamenti: che dimensione hanno? </strong>Sono spazi misurabili in m2, oppure sono piccole aree di qualche centimetro qui e lì, provocate da urina di animale, piuttosto che piccoli danni meccanici o piccole infestanti giovani che abbiamo eliminato? </li>
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<li><strong>Valutiamo quale o quali sono le specie di cui è composto il nostro prato</strong>. Un classico mix 90/10 sarà composto in numero di semi, <strong>metà da poa pratense e metà Festuca arundinacea</strong>. Sarà necessario traseminare piccoli buchi ? La poa pratense ha una grandissima capacità di recupero, tramite i rizomi e colonizza spazi aperti. Molti, direi troppi, sottovalutano l&#8217;importanza della poa in un mix che il più delle volte chiuderà da sola con un po&#8217; di pazienza. Ricordo che 90/10 è solamente il peso del contenuto e la poa, pesa molto meno di Festuca e Loietto. </li>
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<li><strong>Valutiamo quali operazioni saranno necessarie o obbligate alla ripresa vegetativa</strong>. Ad esempio una sfeltratura, carotatura o chiodatura o semplicemente solo una buona ammendatura e concimazione. Questa valutazione va fatta in base allo stato del tappeto erboso e non sono operazioni da eseguire a calendario. Possiamo dare ad esempio, una pulita generale con una leggera scarifica a molle, che non vuol dire scendere di 2mm nel top soil, per arieggiare con le lame, una microterma. Se non c&#8217;è feltro perché arieggiare? Arieggiare vuol dire traseminare dopo? No, non necessariamente. Su un tappeto erboso sano, basta fare una pulizia del materiale organico indecomposto e procedere successivamente alla nutrizione adeguata. Casomai un buon top dressing leggero, con sabbia silicea, è molto consigliato. Ovviamente, se si arieggia con un macchinario, si livella anche il suolo, quindi in presenza di piccoli possibili avvallamenti, si possono creare delle zone diradate. In questo caso, procediamo pure con una arieggiatura e con un top dressing. Successivamente, con la level lawn e sabbia, livelliamo perfettamente il terreno. Questo attrezzo lo consiglio particolarmente, data la sua vera efficacia nel creare piani lisci e corretti. E&#8217; possibile ovviamente anche usare un semplice rastrello a denti stretti.   </li>
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<li><strong>Valutiamo la causa dei diradamenti. </strong> Ecco il punto più importante. Perché il nostro prato si è diradato? Quali sono le cause possibili?</li>
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<p><strong>Le maggiori cause dei diradamenti su tappeto erboso.   </strong></p>
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<li><strong><em>Presenza di infestanti</em></strong><strong>:</strong> spesso legata dalla mal gestione, poche concimazioni o addirittura assenti, specie non adatta alla zona (es. ombra), tagli troppo bassi, mal gestione dell&#8217;acqua o semplicemente temporali e pioggia costante, che fanno germinare i semi presenti e trasportati dal vento, uccelli ecc. Semine di microterme primaverili o tardo primaverili, influiscono negativamente sulla riuscita del lavoro. Bisogna considerare che le infestanti colonizzano molto bene gli spazi, alcune come il trifoglio, sono ottimi azotofissatori ed il miglior momento per seminare microterme, è in autunno. </li>
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<p><strong>COSA FARE</strong> : Se il tappeto erboso è davvero compromesso, quindi, superata diciamo la percentuale del 30/40% di sole infestanti, il mio consiglio è quello di passare direttamente un diserbante totale per procedere ad una nuova semina con un nuovo progetto studiato ad hoc. Analizziamo le cause che hanno portato tale problema e facciamone tesoro nella gestione del nuovo tappeto erboso. Sicuramente arrivati a tale situazione, facciamoci  un mea culpa e ripartiamo con un bagaglio d&#8217;esperienza maggiore.  Se invece, la maggior parte delle infestanti parte da un terreno asfittico e in ombra, magari parecchio umido o compatto, andrà alleggerito  il  substrato con delle carotature. E&#8217; possibile che in quel punto l&#8217;umidità presente nel suolo sia troppo elevata e la mancanza di aria nel substrato abbia provocato il diradamento con conseguente nascita delle infestanti del periodo. In questo caso, avremo sbagliato anche a dosare l&#8217;acqua, oltre che al terreno probabilmente non adatto. Gli errori servono per imparare. Ad esempio, il fatto di  non aver mai concimato, rende il prato debole e non capace di contrastare le infestanti, oppure abbiamo avuto una tempesta che ha compromesso la semina in primavera e non siamo riusciti a recuperare. In questo caso, mai arrendersi, si può recuperare.  Se il prato invece, ha zone relativamente infestate e zone senza infestanti e ben chiuso, possiamo diserbare solamente la parte infestata e seminare la stessa specie che abbiamo già. Se le infestanti hanno invece colonizzato l&#8217;intera area, ma il prato è recuperabile, possiamo optare per diserbanti selettivi registrati per tappeto erboso. Soluzione che a me non piace molto, ma efficace. Non usiamo diserbi selettivi in piena estate, attendiamo temperature un pochino più fresche. Intanto, nel limite del possibile, possiamo estirpare a mano. I principi attivi dei diserbanti selettivi sono il <strong>Fenoxaprop-etile</strong> per la foglia stretta e   <strong>Fluroxipir</strong> e <strong>Triclopir </strong>per la foglia larga. Valutiamo quindi una volta fatto il diserbo e successiva scarificatura, una possibile trasemina leggera, per rinfoltire, oppure, se  le aree aperte sono molto piccole, ad esempio, ed abbiamo la poa pratense nel mix, possiamo anche evitare di traseminare e puntare sul recupero di quest&#8217;ultima con pazienza. Agiamo comunque sempre in prevenzione alle problematiche, a partire dalla ripresa vegetativa, ed evitiamo situazioni in cui il prato possa stressarsi. Effettuare scalping, tagliare troppo basso, tagliare con il prato umido o bagnato, non affilare la lama, non concimare o concimare troppo o concimare in maniera sbilanciata, sono solo alcuni dei punti chiave, per attrarre le migliori problematiche. </p>
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<li><strong><em>Carenza Idrica</em></strong>, provocata da impianti che non raggiungono tutte le zone nel prato, irrigazione non sufficiente, come spesso accade vicino ai camminamenti, irrigatore pop up o centraline non funzionanti, ostruzione del getto d&#8217;acqua degli irrigatori o impianto tarato o calibrato male. </li>
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<p><strong>COSA FARE : </strong>E&#8217; molto comune accorgersi solo in estate che il nostro impianto non sia tarato bene. In estate, l&#8217;evapotraspirazione della pianta è altissima ed il consumo irriguo lo è altrettanto. Un impianto d’irrigazione serve, quindi se è stato bagnato con il tubo fino adesso, è ora che si cominci a pensare seriamente ad un impianto automatico. Il fai da te qui lo sconsiglio, a meno che non ve ne intendiate a sufficienza di pressione, portata e avete gli strumenti giusti, altrimenti, meglio chiamare un professionista, che vi farà un lavoro a regola dell&#8217;arte. In caso in cui invece avete fatto da soli e per inesperienza o altro o avete fatto degli errori di calcolo, bisognerà recuperare immediatamente, aggiungendo pop up dove servono, cambiando le testine o semplicemente testando l&#8217;impianto, ricavando i famosi millimetri che servono a gestire correttamente l&#8217;acqua di un tappeto erboso. Tutte le zone del prato devono ricevere acqua, alcune zone di più, come le zone prettamente al sole, alcune zone di meno come quelle in ombra. L&#8217;evapotraspirazione delle due zone non è la stessa e l&#8217;impianto andrebbe tarato dividendo le zone al sole da quelle in ombra. Così facendo, si possono diminuire i millimetri d&#8217;acqua solo nelle zone in ombra. Se l&#8217;esposizione è la stessa, con dei pluviometri alla mano, possiamo controllare, se l&#8217;acqua arrivi in maniera omogenea in tutto il prato. A proposito, le zone maggiormente danneggiate dalla carenza idrica di solito sono quelle vicino ai camminamenti, poiché la richiesta idrica è maggiore. Bene, possiamo scavare qualche centimetro dal cordolo ed inserire un isolante termico, di solito un paio di centimetri bastano. Vi sono in commercio isolanti che vengono usati per i vasi in metallo, appunto per evitare il surriscaldamento. Possiamo agire anche con concimazioni organiche  per strutturare il suolo, preferibilmente su tutto il prato, questo comporterà a lungo andare la creazione di  colloidi organici, che tratterranno maggiormente acqua e nutrienti.</p>
<p>E’ possibile utilizzare anche la zeolite, che trattiene acqua e nutrienti e rilascia al bisogno. Aumenterà anche lo scambio cationico al suolo. Attenzione però che, in un suolo troppo argilloso, ne va valutata l&#8217;applicazione. Parlo comunque di un suolo di medio impasto senza particolari problematiche. L&#8217;inserimento di una sub-irrigazione, creando una zona dedicata, potrebbe risolvere il problema, ma attenzione alle lavorazioni nel terreno come bucature, oppure un pop up esterno dedicato. Nella pratica estiva, consolidata la presenza di questa problematica, l&#8217;unico modo di tamponare il problema è un irrigazione manuale aggiuntiva senza sovradosare l&#8217;acqua al resto del prato. Sarebbe bene, nella progettazione di un tappeto erboso, tenere conto di tutte le problematiche esistenti, cosa che purtroppo fanno in pochi.  Un altro problema da stress idrico molto comune, è situato nelle vicinanze di arbusti, siepi o alberi, che ovviamente avendo radici più importanti, effettuano la classica competizione, rubando letteralmente acqua e nutrienti al prato. Provvediamo a realizzare una linea di irrigazione dedicata alle siepi e mettiamo un classico collare ai piedi della pianta con pacciamatura.</p>
<p>Anche le piante vanno bagnate e concimate. Un diradamento da stress idrico, prevede di solito una trasemina. Le specie rizomatose, resistono parecchio tempo senza acqua, prima di morire.</p>
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<li><em> <strong>Malattie del tappeto erboso</strong>, </em>provocate da situazioni come elevata umidità persistente, ristagno idrico, carenza idrica, troppo azoto a pronto effetto o poco azoto, mal gestione, tagli troppo bassi, mancanza dell&#8217;equilibrio tra  micro e macro porosità al suolo oppure mal gestione generale. Cerchiamo anche di capire che tipo di malattia ha colpito il nostro tappeto erboso. Non è detto che sia una patologia che colpisca solo a livello fogliare e che le radici non siano state minimamente danneggiate. Ciò vuol dire che basterà attendere il recupero naturale della pianta, sostenendola. </li>
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<p><strong>COSA FARE : </strong>Una patologia in piena estate su microterme è una cosa abbastanza comune da vedere.</p>
<p><strong>R</strong>hizoctonia solani, Pyricularia grisea, pythium blight sono patologie che si vedono spesso, benché non sia proprio favorevole all&#8217;uso di anticrittogamici, di fronte a certe patologie come pythium o gray leaf spot su lolium in corso, bisognerebbe trattare per bloccare l&#8217;attività del patogeno. Se non siete in possesso del patentino abilitante, chiamate un professionista. Il trichoderma dato ad agosto a 35 gradi con attacco di Pythium in corso non funziona, ormai è tardi e dovevate attivarvi prima, per una prevenzione adeguata. </p>
<p>Compratelo, ma tenetelo per una corretta gestione di prevenzione alle giuste temperature e corretti inoculi. In seguito o meglio parallelamente, eseguire pratiche agronomiche corrette ed aggiustare il tiro, qualche errore sicuramente è stato fatto. Che siate fautori o no della chimica, l&#8217;importante  è procedere alle giuste azioni e  sistemare il problema o almeno non peggiorarlo. Non camminate sul prato, cercate di capire se state somministrando troppa acqua, anche estraendo una porzione di substrato lontano dal patogeno. Alla mattina fate del syringing (micro irrigazioni di 1 minuto circa), per eliminare la rugiada e bloccate le irrigazioni, soprattutto quelle serali, che non vanno mai effettuate.</p>
<p>Fermate le concimazioni e fatevi aiutare da un esperto, nel riconoscimento del patogeno in modo che possa indirizzarvi nel proseguimento corretto della gestione.   Per prima cosa però bisogna saper riconoscere il segnale e agire in tempo per evitare danni ulteriori.</p>
<p>Per accorgersi ovviamente del problema, bisogna dedicare qualche minuto nell&#8217;osservare il tappeto erboso, cosa che vi permetterà di avere tempestività d&#8217;azione. Spesso si vedono foto dove non è rimasto nulla e magari sarebbe bastato poco per riprendere le redini della situazione. Nel frattempo, dovremmo cercare di capire la causa scatenante o nell&#8217;immediato dove stiamo sbagliando e procedere subito alle pratiche agronomiche corrette. Stiamo irrigando di sera? Abbiamo un substrato che è zuppo d&#8217;acqua e sta producendo marciume? Troppa acqua ma anche poca acqua, stressa il prato tanto da farlo ammalare. In sostanza, se ci sono malattie come il Pythium, dobbiamo essere bravi noi a combatterla in maniera veloce. Questo perché, è una patologia  molto virulenta e veloce nella propagazione, che necessita, se non bloccata subito, di una trasemina. Altre malattie invece, come la Rhizoctonia, se presa in tempo su piante adulte, difficilmente risulteranno eradicanti e quindi basterà più avanti, togliere il secco per poter far ripartire da sola la parte danneggiata.</p>
<p>La gestione conta moltissimo, soprattutto durante la patologia. Anche la specie colpita dalla patologia conta molto, alcune patologie colpiscono specie effettuando solamente danni estetici, altre invece portano direttamente alla morte la pianta. In base alla virulenza decideremo se è il caso di effettuare una trasemina nei punti danneggiati o meno. Facendo una riflessione, in un classico mix festuca e poa, capita a volte che il prato si ammali sempre e solo un punto preciso facendo danno alla festuca. Questo probabilmente è uno dei casi in cui sarà bene far colonizzare la poa pratensis.</p>
<p>E&#8217; probabile che sotto ci sia scheletro che andrà rimosso, oppure che quel punto soffra di eccessiva compattazione, o che sia proprio un punto dove l’acqua ne arriva meno o troppa o altro da valutare, sempre accompagnati da un esperto o se siete in grado da soli, a step.      </p>
<ol>
<li><strong><em>Larve radicivore</em></strong><em>, che</em> vivono nel nostro terreno, deposte in precedenza dall&#8217;insetto adulto, come atto di riproduzione della specie e con movimenti verticali arrivano nella rizosfera a contatto con le radici per nutrirsi. Una volta saziate, tornano più in profondità, scavando con le loro zampette.</li>
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<p>Possiamo ipotizzarne la presenza, se corvi o uccelli si poseranno sul nostro prato e scavando con il becco, lasceranno delle zone molto rovinate. </p>
<p><strong>COSA FARE : </strong>Il primo sintomo della presenza larvale è lo stress idrico, poiché questi animali sono radicivori. Le radici delle nostre piante saranno letteralmente divorate e successivamente, la pianta non riuscendo più ad assorbire acqua, assumerà inizialmente il classico colore scuro da carenza per poi morire diventando color paglierino. Al primo segnale, dovremo intervenire immediatamente, capendo subito se si tratta di carenza idrica, quindi irrigando, oppure, tirando le foglie verso l&#8217;alto. In caso dovessero rimanere in mano senza apparato ipogeo, scavare e verificare la presenza di larve, da trattare immediatamente con l&#8217;unico principio attivo registrato, il  <strong>Chlorantraniliprole. </strong> Per questo problema, visto che gli attacchi larvali sono di solito virulenti, la trasemina, molto probabilmente, sarà obbligatoria, ma prima cerchiamo di eliminare l&#8217;ospite sgradito. Bisogna ricordarsi che la prevenzione qui conta moltissimo. Esistono infatti, microrganismi, in libera vendita, che possiamo inserire all&#8217;interno del nostro prato e che hanno il compito e la funzione di parassitizzare il nostro ospite. Si tratta di funghi entomopatogeni  ad esempio Beauveria bassiana e Metarhizium anisopliae, usati nella lotta biologica contro insetti e parassiti, sia in agricoltura che nel nostro giardino. </p>
<p>Questi organismi lavorano per contatto con l&#8217;ospite. Quindi dovremo, sia  inoculare il nostro tappeto erboso, che  essere costanti nelle applicazioni e soprattutto con sistemi di inoculo corretti dal punto di vista agronomico.</p>
<p>I due ceppi citati in precedenza, stabiliscono quindi,  una colonizzazione endofitica e di conseguenza risulteranno meno presenti  nella colonizzazione della rizosfera.</p>
<p>Favoriscono quindi, lo sviluppo dell’apparato ipogeo e di conseguenza, se in salute,  produrranno enzimi, che degraderanno la larva stessa, agendo a loro volta come un parassita del parassita.</p>
<p>Sono batteri aerobici che entrano in simbiosi con la pianta stessa, tanto che la pianta cede una parte di nutrienti pur di averli vicino. Possiamo usare anche del Bacillus Thuringiensis della varietà Kurstaki.</p>
<p>Si tratta di batteri, utilizzati anch&#8217;essi nella lotta biologica ai lepidotteri, producendo quindi spore, che emettono una proteina tossica per la larva.</p>
<p>Funziona per ingestione, quindi una volta che larva si è nutrita di questo batterio, il bacillus rilascia protoxina, che si attiva nel tratto intestinale della larva e la stessa, morirà nel giro di poco tempo. Altro metodo molto efficace, sono i nematodi, che entrando nel corpo della larva, rilasceranno dei batteri, che  uccideranno la larva.  Gli stessi nematodi in seguito, si nutriranno del corpo e si riprodurranno al loro interno, formando nuove colonie che andranno alla ricerca di nuove larve.</p>
<p>Vivono in ambienti umidi, quindi l&#8217;inoculo di questi organismi è di difficile applicazione, senza il giusto grado di umidità del suolo.</p>
<p>La specie corretta di nematodi da acquistare, sono gli entomopatogeni, o entoparassitari.</p>
<ol>
<li><strong><em>Errata scelta della specie</em></strong><em>, </em>molte volte purtroppo, forse troppe, si seminano delle specie che proprio in quel posto o in quel punto del nostro prato, proprio non vanno e si diradano parecchio. Soffrono, come sotto un albero ad esempio o vicino delle siepi. Si crea quindi, soprattutto in un substrato non adatto, molta umidità stagnante e mancanza del corretto circolo d&#8217;aria. In una zona particolarmente ombreggiata, sistemato appunto il substrato, dovremo puntare a cultivar molto tolleranti all&#8217;ombreggiamento, come ad esempio una festuca ovina, piuttosto che rubra, che aimè, hanno il difetto di essere poco tolleranti al calpestio. Studiare bene gli spazi ed effettuare delle scelte corrette fin da subito, vi permetterà di non rincorrere problemi successivamente. </li>
</ol>
<p><strong>COSA FARE :  </strong>L&#8217;errata scelta della specie porta inevitabilmente a problemi di gestione. In questo caso, bisogna valutare in primis se il terreno è drenante. Non è detto che sia lui la causa dei ristagni, che ogni anno provocano diradamenti e non la specie seminata. Valutiamo anche la quantità d&#8217;acqua somministrata. In un prato all&#8217;ombra è ancora più importante che il substrato sia leggero e drenante. L&#8217;ombra non è la stessa dappertutto. Possiamo quindi distinguere tra ombra statica e ombra dinamica. L&#8217;ombra statica si trova adiacente a muri, case e tutti  i particolari fissi che rimangono statici. L&#8217;ombra dinamica invece, è data dalla copertura di arbusti e siepi. A seconda degli eventi, sole, esposizione, caduta delle foglie, si avrà più o meno luce. Calcolare quindi sempre le ore di luce diretta al tappeto erboso in quella zona, per capire quale specie si adatta meglio al nostro specifico caso.</p>
<p>Sappiamo che la luce diretta è importante per la fotosintesi, ma se abbiamo parti particolarmente ombreggiate dovremo fare un compromesso. Ricordiamo che all&#8217;ombra le foglie si assottigliano molto e sono più deboli. Le foglie dell&#8217;albero possono cadere e fare ulteriore ombra. Come menzionato prima, sarebbe bene fare un collare, per evitare questo fenomeno, ma se l&#8217;area è comunque parecchio alberata o  ci piace vedere l&#8217;erba che arrivi fino al tronco, allora scegliamo ad esempio della festuca rubra rubra o commutata, ovina con una piccola percentuale di lolium. Queste piante di solito, non sono molto tolleranti al calpestio e neppure ai tagli bassi. Se il resto del prato è al sole dovremo studiare un mix perfetto, per evitare di avere ulteriori problematiche, dalla gestione alla qualità estetica.</p>
<ol>
<li><strong><em>Diradamenti da danni meccanici, calpestio</em></strong><em>;</em> I nostri figli o i nostri cani, sfruttano  il nostro tappeto erboso ma potrebbero effettuare danni meccanici. Lo stesso vale per tappeti erbosi molto sfruttati, come ville per eventi, dove la manutenzione dovrà essere maggiore, rispetto ad un tappeto erboso ornamentale poco calpestato e la cultivar dovrà essere scelta con molta cura. Ci piace fare il BBQ sul prato e abbiamo lasciato qualche macchia o abbiamo installato una piscina ed è rimasta la forma a fine stagione. </li>
</ol>
<p><strong>COSA FARE : </strong>Dipende dal tipo di danno. Premetto che, per quanto mi riguarda, bisogna sfruttare il tappeto erboso, far giocare i figli e giocare a pallone con loro. Non abbiate paura, fruite sempre del vostro prato e anche se a volte, i danni meccanici possono rovinare il manto erboso, si possono sempre riparare. Piccoli danni, piccoli buchi possono essere chiusi all&#8217;istante con una forchetta avvicinando le estremità al centro e poi compattando un pochino con un rullo e facendo alla fine qualche bucatura. Non vedrete più nulla. Grandi buchi, grandi danni, necessiteranno di una trasemina, compresa eventuale zona della piscina rimossa. L&#8217;erba bruciata da BBQ potrebbe anche ricacciare, dipende dal tipo di bruciatura. Non vale lo stesso se cadono a terra sostanze liquide o almeno dipende dalla sostanza. Attenzione al sale, aceto e tutti diserbanti totali che creano non sono danno meccanico o bruciatura, ma anche problemi al terreno. L&#8217;eccessivo calpestio può essere mediato con applicazioni di ossidi di silicio il giorno precedente e nei giorni successivi. Piccole applicazioni di amminoacidi, assieme a  0.3 g /m2 urea, giusto per ristabilire il tono e nutrizione. Se invece, il tappeto erboso ha in corso una patologia, siate coscienti che con il calpestio, probabilmente verrà portata ovunque. Se vi serve avere il tappeto erboso per un ricevimento, optate per vernici atossiche prettamente studiate allo scopo, che vi daranno nell&#8217;immediato il risultato estetico. Applicatele qualche giorno prima, in modo da asciugare per bene. Questa soluzione potrebbe essere adottata anche da privati esigenti. In commercio attualmente, esistono prodotti molto validi e poco costosi. L&#8217;eccessivo calpestio, deve essere poi bilanciato con una cultivar adatta e con una gestione e manutenzione adeguata che non sarà assolutamente la stessa di un prato prettamente ornamentale non vissuto. In caso quindi, vi siete accorti solo successivamente, di sfruttare molto il vostro tappeto erboso e avete scelto una cultivar non molto tollerante al calpestio, potrebbe tornare utile la trasemina con aggiunta di una specie o mix o blend specifico, studiato apposta e bilanciato con la parte di prato già esistente. Meno diradamenti, più tolleranza al calpestio, maggior recupero e minore saranno le trasemine future. Aumenterà successivamente la gestione e l&#8217;apporto di nutrizione. Di natura una pianta sfruttata va nutrita di più. Aggiungo anche che, il calpestio, porta inevitabilmente al compattamento del suolo e prima di effettuare una trasemina, bisognerebbe effettuare anche delle carotature con apporto di sabbia silicea, per alleggerire il substrato. L&#8217;ammendatura con sostanza organica, è sempre consigliata in fase di lavorazioni al terreno.   </p>
<ol>
<li><strong>Terreno non adatto, compatto, idrorepellente, asfittico</strong>; più di una volta ci siamo soffermati sull&#8217;argomento. Considero quindi, questo punto, tra  i più importanti per una buona riuscita di un prato. Il terreno asfittico è la maggior causa di diradamenti in maniera diretta ed indiretta. Diretta poiché senza aria e acqua in maniera bilanciata, le radici non saranno mai in salute (e quindi neanche la pianta) e indiretta perché prima di morire, il prato vi farà penare parecchio, tra malattie ed ingiallimenti vari.</li>
</ol>
<p><strong>COSA FARE: </strong>Il vostro prato è stato seminato o posato sul terreno che avete trovato in loco, senza curarsi minimamente di effettuare correzioni o migliorie. Nessuno ha verificato la composizione, nessuno ha effettuato un test di sedimentazione, nessuno è stato informato dei fatti. Adesso il problema è che avete un prato diradato, compatto, asfittico. Nulla è perduto, ma rimbocchiamoci le maniche, perché ci sarà da lavorare. Alleggeriamo il substrato con delle carotature e apporto di sabbia silicea. Se il terreno è davvero troppo duro, vi consiglio una carotatrice a scoppio, da noleggiare. Se la zona è in ombra, aumentiamo le carotature rispetto alla zona soleggiata. Sostituire poi le carote di argilla/limo, con della sabbia silicea,  chiudendo il tutto con un top dressing. Questa operazione, se il substrato è particolarmente asfittico, andrà ripetuta a cadenza annuale ed intervallata da bucature e chiodature.</p>
<p>Le carotature faranno in modo di sostituire più argilla possibile nel tempo. Bisognerà effettuare successivamente, un percorso di nutrizione adeguata, poiché l&#8217;apparato radicale in certe condizioni assorbe poco o nulla. La nutrizione fogliare e le concimazioni organiche, potrebbero fare al caso vostro, più che altro ci sarà da fare un vero e proprio percorso migliorativo studiato appositamente. Se il caso è disperato, dove neanche le infestanti sono nate per eccessivo compattamento e non avete più una zona con erba presente, sarà il caso di rifare il top soil da zero, risolvendo la maggior parte dei problemi legati al substrato. La fresatura dei primi centimetri, aiuta nell&#8217;immediato ma se non si modifica la composizione del suolo, nel tempo tornerà tutto come prima. Nei terreni pesanti è consigliato l&#8217;uso di umettanti a calendario 12 mesi all&#8217;anno.</p>
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<h2><strong>COME ESEGUIRE UNA RIGENERAZIONE</strong></h2>
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<p>Valutiamo nell&#8217;insieme il lavoro che deve essere eseguito, la giusta scaletta delle operazioni e la scelta dei macchinari ci condurranno verso un lavoro con risultato certo.</p>
<p>Valutiamo quindi le migliorie che dovranno essere apportate al nostro prato in base anche ai problemi che abbiamo precedentemente riscontrato e le operazioni che dovranno essere eseguite per necessità.</p>
<p>Il consiglio è quello comunque di dare un occhio allo stato di salute dell&#8217;apparato radicale, incidendo una piramide rovesciata al suolo e osservando il colore delle stesse radici, sia nelle zone con prato vegeto, sia nelle zone secche. Si potrà così verificare l&#8217;attività della pianta stessa e capire se puntare al recupero oppure traseminare e quanto traseminare.</p>
<p>Cerchiamo anche di avere tutto il materiale a disposizione, prima di iniziare il lavoro. </p>
<p>Ci servirà in linea di massima, un arieggiatore a lame, o molle o lo stesso a cartucce intercambiabili, attrezzatura da giardino semplice, la semente per la trasemina che in generale deve essere LA STESSA della semina o migliorativa. Non cambiate con i cosiddetti rigeneranti, perché non avete la pazienza di attendere qualche giorno in più di germinazione. La scelta della semente deve essere studiata ed è molto importante per la buona riuscita. Se l&#8217;area è parecchio grande, sarebbe utile noleggiare macchinari professionali, come una seminatrice o traseminatrice ed una sabbiatrice. Spandiconcime, come il nebulizzatore o pompa a spalla, dovremo già averli in casa. Ci servirà sicuramente un buon ammendante a buone quantità, che può essere liquido o granulare, come una buona  leonardite oppure un organico granulare.</p>
<p>Se volete inoculare con micorrizze e batteri della rizosfera, che vi permettono un maggior assorbimento dei nutrienti ed una simbiosi tra pianta e fungo con vantaggi in esplorazione radicale, è il momento giusto.</p>
<p>Sabbia e/o terriccio per tappeto erboso che in caso di carotature andrà a sostituire l&#8217;argilla del top soil e per eseguire un buon top dressing. Zeolite se necessaria, in grani, eliminando la polvere all&#8217;interno del sacco.</p>
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<li>Procediamo per prima cosa al controllo delle infestanti, se presenti.</li>
<li>Procediamo ad un taglio basso, circa 2.5/3 cm senza sollecitare il colletto della pianta.</li>
<li>Procediamo alle operazioni di sfeltratura. Nelle zone in cui è presente il prato, useremo le molle senza incidere il terreno, asportando il feltro e materiale indecomposto presente. In caso abbiate zone secche o particolarmente diradate, aree senza erba o erba morta, possiamo procedere ad un VERTICUT a lame, incidendo il terreno per qualche millimetro, per consentire una pulizia profonda . In entrambi i casi i passaggi possono essere molteplici e devono essere incrociati. Bisogna partire con altezze adeguate, per poi scendere pian piano fino all&#8217;altezza desiderata. Non usiamo macchinari a lame su erba presente, mentre su un giardino più contenuto, si potrà usare l&#8217;arieggiatore manuale a lame, visto che sceglieremo noi l&#8217;intensità con cui agire. Facciamo attenzione a segnalare gli irrigatori con apposita strumentazione visiva.</li>
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<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Procediamo alla raccolta del feltro o cotico erboso morto, con un tagliaerba, facendo più passaggi per una maggiore pulizia. In fine procedere con un rastrello morbido per una maggiore pulizia.</li>
<li>Procediamo alle operazioni di carotatura o bucatura con attrezzo manuale o a scoppio, in base all&#8217;area di lavoro, se necessario. Eliminiamo le carote e puliamo di nuovo bene l&#8217;area con rastrello o altro e se necessario ripassare il tagliaerba. Come vedete il tagliaerba rotativo è fondamentale e ancor più, che abbia un&#8217;aspirazione molto potente. </li>
<li>Procediamo alla creazione di tracce con vanga o catenaria, per modificare l’impianto d’irrigazione se necessarioe richiudiamo cercando di pareggiare il più possibile con il piano. Prima di chiudere, sarà bene verificare con pluviometri alla mano, la riuscita del lavoro.</li>
<li>Procediamo quindi ad una ammendatura al suolo con sostanza organica, inserimento zeolite se previsto e necessario.</li>
<li>Procediamo al top dressing di sabbia o terriccio con un level lawn cercando di livellare il più possibile il piano, oppure con una sabbiatrice, distribuendo la sabbia in maniera omogenea.</li>
<li>Procediamo quindi alla trasemina, seminando inizialmente le zone senza erba e quelle più diradate con un dosaggio più basso, che poi andremo a completare subito dopo,  ovvero nel secondo passaggio, quando andremo a fare la vera trasemina generale.  Utilizzeremo il restante dosaggio rimanente dal massimo della dose da etichetta, uguale per tutta l&#8217;area. Non utilizziamo dosi piene dappertutto, perchè si possono creare, nelle aree con erba presente, del sovraffollamento e la qualità del lavoro finale verrebbe meno. </li>
<li>Procedere a questo punto ad una rullatura generale facendo avanti ed indietro.</li>
<li>Procedere ad un secondo passaggio con un velo di terriccio, per coprire il seme e successiva rullatura.</li>
<li>Procediamo a questo punto alla concimazione starter se necessaria, facendo attenzione a non fornire troppo azoto, che farà crescere le piante esistenti a discapito delle future. </li>
<li>Acqua d’irrigazione più volte al giorno per qualche millimetro, in modo da tenere sempre il substrato umido. Il terreno, finita l&#8217;estate, è molto caldo e bisogna fornire la giusta acqua per avere una germinazione ottimale.</li>
</ul>
<p>Nei giorni precedenti il consiglio è di procedere ad irrigazioni molto profonde, quasi alla capacità di campo, aggiungendo un surfattante idratante, per sfruttare al meglio l&#8217;umidità del suolo. Una piccola concimazione azotata bilanciata post estiva, magari organo minerale, aiuterà nel recupero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_divider et_pb_divider_1 et_pb_divider_position_ et_pb_space"><div class="et_pb_divider_internal"></div></div><div class="et_pb_module et_pb_code et_pb_code_1">
				
				
				
				
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		<title>La gestione delle microterme in estate</title>
		<link>https://www.pelizzari.it/prato-microterme-estate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 08:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_12  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h1><strong>LA GESTIONE DI UN TAPPETO ERBOSO DI MICROTERME IN ESTATE</strong></h1></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_13  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Come ben sappiamo le graminacee microterme, crescono al meglio con temperature dell’aria comprese tra i 15 e 25 gradi e con temperature del suolo tra i 15 e 20 gradi.</p>
<p>Quando siamo in piena estate, con temperature maggiori di 28/30 gradi, i processi fotosintetici rallentano parecchio e perdono di efficacia, l’attività enzimatica aumenta eccessivamente e con essa anche la respirazione.</p>
<p>Le <strong>piante microterme quindi,</strong> faticano sempre più a metabolizzare l‘anidride carbonica presente nell’aria a scapito di una sempre più ridotta crescita fogliare e radicale;  Inoltre, l’eccessiva respirazione notturna, <strong>aumenta il consumo degli zuccheri di riserva.</strong></p>
<p><strong>Il tutto si traduce in un grave stress che porta inevitabilmente a rallentare il metabolismo della pianta ed entrare nel processo dispendioso e non benefico di fotorespirazione, comune alle piante con ciclo foto sintetico C3 a temperature troppo elevate.</strong></p>
<p><strong>Per minimizzare al massimo, tutte queste problematiche, possiamo attuare dei piccoli accorgimenti, per far sì che la pianta microterma, sia meno stressata possibile, durante il caldo:</strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_14  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2> </h2>
<h2><strong>IL  TAGLIO</strong></h2>
<p>​</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_15  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Alzare l’altezza di taglio è una pratica molto importante. Questo perché le specie microterme, avranno a disposizione più foglia possibile, per ottimizzare il processo fotosintetico ed aumentare  la traspirazione, in modo tale da dissipare al massimo il calore in eccesso.</strong></p>
<p><strong>Inoltre, alzando l’altezza di taglio, possiamo consumare anche meno acqua  perché l’erba alta farà molta ombra al terreno e di conseguenza si scalderà di meno il suolo.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Altro vantaggio, riguarda le malattie fungine.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong>Come sappiamo, le IFE fungine, si propagano tra la foglia ammalata e quella sana, quindi se la distanza tra le foglie è piccola (taglio basso), la malattie si propaga con più velocità, rispetto ad un taglio alto, dove le foglie sono più distanti tra loro.</p>
<p>Altra variabile da tenere in considerazione è avere la lama del rasaerba sempre ben affilata, in modo tale da aver sempre un taglio netto.</p>
<p>Se il taglio è tipo a “strappo”, oltre il danno estetico, la cicatrizzazione della foglia avviene in tempistiche più lunghe e non in maniera omogenea, i patogeni trovano quindi una via facile per attaccare la pianta.</p>
<p>Evitare la pratica di ‘’scalping’’ che procura grande stress al prato già arrancante per le alte temperature, ovvero rispettare la regola di 1/3, quantificata come misura massima di foglia da tagliare ad ogni rasata.</p>
<p>In caso si superi il terzo della foglia, sarà necessario aumentare la frequenza di taglio, mantenendo comunque l’altezza corretta compatibile con la specie e temperature estive.       </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un consiglio utile, per affilare la lama del rasaerba è di NON utilizzare la mola, perché andrebbe a scaldare troppo la lama che con il tempo si usurerà più in fretta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Utilizzare invece la pietra d’india che agisce in maniera molto più delicata e senza rovinare la lama mantenendo costante il filo, utilizzandola più spesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre è buona norma cercare di cambiare il verso di taglio, in modo tale da non compattare sempre le stesse zone e creare i presupposti per una asfissia radicale.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_16  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>L’IRRIGAZIONE</strong></h2>
<h2>​</h2>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_17  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>E’ bene installare o far installare da un professionista un impianto di irrigazione interrato, con centralina automatica.</p>
<p>A tale impianto ogni anno deve essere effettuata manutenzione e pulizia o sostituzione delle testine in modo che sia sempre pronto in maniera efficiente.</p>
<p>Gli impianti non eseguiti a regola dell’arte portano inevitabilmente a problematiche che si accentuano nei mesi più caldi con zone irrigate troppo, quindi con possibili marciumi e malattie e zone irrigate troppo poco, con disseccamenti e morte del tappeto erboso.</p>
<p>Arrivare in estate con un impianto d’irrigazione performante e tarato è obbligatorio e scongiura molte delle problematiche comuni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Regolare in maniera ottimale la quantità d’ACQUA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne tanta, ne poca, ma soprattutto, eseguire  irrigazioni al mattino presto, per dar modo alla foglia di asciugarsi e non restare bagnata durante la notte, per evitare il pericolo della comparsa di malattie fungine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un prato di microterme in media può consumare dai 30 ai 40 mm di acqua settimanalmente che vanno dosate sempre con irrigazioni abbondanti e pause tra un’irrigazione e l’altra.</p>
<p>Evitiamo quindi di irrigare tutti i giorni, soprattutto su terreni argillosi che trattengono molta acqua, valutare invece su sabbiosi dove andrà ridotta la quantità irrigua e aumentata la frequenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Importante far asciugare prima di procedere ad una nuova bagnatura, valutando sempre il proprio suolo, ricordiamoci che la pianta ha comunque meccanismi di difesa per difendersi dallo stress idrico ma non meccanismi di difesa per la troppa acqua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’utilizzo di umettanti è molto consigliato, in quando permette una miglioria nella gestione idrica, ottimizzando l’utilizzo, la percolazione dell’acqua e la sua distribuzione, talvolta anche laterale nel profilo del suolo, apportando anche aria tramite molecole idrofobiche e mantenendo la corretta idratazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondire il tema irrigazione, vi rimando all’articolo seguente: <a href="https://www.pelizzari.it/irrigazione-del-prato/">https://www.pelizzari.it/irrigazione-del-prato/</a></p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_18  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>LE CONCIMAZIONI</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_19  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>I concimi granulari da utilizzare, sono sempre quelli specifici per il tappeto erboso, quindi a lenta cessione o meglio ancora a cessione programmata nel periodo estivo.</p>
<p>In questo caso, possiamo utilizzare concimi che abbiano al proprio interno, una percentuale di potassio più alta, rispetto ai concimi di spinta che si utilizzano generalmente in primavera.</p>
<p>Per esempio 14-0-24 o anche un concime equilibrato azoto/potassio, può essere distribuito prima dell’arrivo del caldo o dato a dosaggi piccoli, ma ripetuti con più frequenza, durante l‘estate come un 17 0 16.</p>
<p>Il potassio infatti, aiuta molto il tappeto erboso durante gli stress abiotici, perché migliora la resistenza al calpestio, favorisce la crescita dell’apparato radicale e in generale rende il tappeto erboso più resistente agli squilibri idrici e termici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da evitare sono concimazioni a pronto effetto e sbilanciate sull’azoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’altra tecnica molto efficace che si può utilizzare durante l’estate riguarda  le concimazioni fogliari.</p>
<p>Con le alte temperature del suolo la pianta difficilmente riesce ad assorbire i nutrienti, come i concimi granulari, al contrario, la foglia è molto più reattiva e riesce ad assorbire meglio i micro e macro elementi con un effetto immediato.</p>
<p>Si ha in questo caso, una nutrizione costante del tappeto erboso, che si basa essenzialmente sul POCO MA FREQUENTE, che permette quindi, di non abbuffare, ma di far fare dei piccoli “SPUNTINI” al vostro tappeto erboso. In questo modo, lo si va a stressare molto meno, rispetto ai concimi granulari, che oltretutto andrebbero ad aumentare il grado di salinità del terreno, in un momento della stagione molto critico.</p>
<p>Oltre ai famosi macroelementi (azoto e potassio e fosforo), si possono anche utilizzare dei osmoprotettori, aminoacidi, alghe brune e tutti quei prodotti che migliorano la tolleranza al caldo (biostimolanti).</p>
<p>Utilizzare ad esempio un liquido NK 11 0 11 ogni 15 giorni a partire dai primi caldi, permette di mantenere nutrizione e tono, abbinato o alternato  ad  un 3 0 5 di origine organica vegetale sfruttando gli amminoacidi levogiri, quindi disponibili al suo interno.</p>
<p>Un composto con Silicio fogliare, aiuterà nella cicatrizzazione della foglia post taglio, mentre il ferro chelato manterrà un buon colore, catalizzando il processo di formazione della clorofilla.</p>
<p>In caso di piccoli problemi o per aumentare la protezione generale contro i raggi UV è possibile utilizzare anche un foto protettore o  pigmento colorato, che oltre a nascondere alcune imperfezioni diminuiscono drasticamente l’irraggiamento, diminuendo lo stress ossidativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per somministrare questi prodotti fogliari, è sempre consigliato agire alle prime ora del mattino a foglia asciutta, dove la foglia ha maggior potere di assorbimento e con il prato ben idratato e di non irrigare e non tagliare, per almeno 24 ore dal trattamento, per non dilavare via i nutrienti.</p>
<p>Oppure di tardo pomeriggio, al tramonto, sempre a foglia idratata e mai in stress idrico.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_20  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>CONTROLLO DELLE  MALATTIE FUNGINE</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_21  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Viviamo in una zona detta di TRANSIZIONE, dove purtroppo in estate fa molto caldo e in inverno fà molto freddo.</p>
<p>La malattia fungina, è intesa come il risultato di un’interazione di  tre fattori principali che sono:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il PATOGENO (sempre presente)</p>
<p>L’OSPITE (il tappeto erboso in questo caso)</p>
<p>L’AMBIENTE (temperatura, umidità, bagnature fogliari etc)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Se il patogeno, incontra un ambiente favorevole per lui, la malattia si innesca, per un periodo che può essere più o meno lungo a seconda se le condizioni ambientali si protraggono per molto tempo.</p>
<p>Quello che noi possiamo fare è far si che l’ambiente che circonda il patogeno, sia per lui il più ostile possibile, visto che è l’unica cosa che l’uomo può controllare, tramite delle semplici pratiche agronomiche, che riassumiamo in questi punti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Eliminare il FELTRO in eccesso. I funghi, implicati nelle patologie del tappeto erboso, appartengono in gran parte, alla classe dei SAPROFITI, ovvero dei degradatori . Il fungo trova nel feltro, l’ambiente più idoneo per la sua sopravvivenza e siccome il tappeto erboso produce sostanza organica, come in questo caso il feltro, se questo si accumula sullo strato superficiale del manto erboso, in quantità enormi (oltre il cm), può far scaturire la malattia. Ecco che non far accumulare molto feltro, è un buon passo in avanti, per evitare le malattie fungine. Quindi arieggiature o scarifiche, unite al top dressing, prima dell’arrivo del caldo, sono consigliate.</p>
<p>In particolare il top dressing è una pratica molto poco conosciuta, ma che in realtà è molto efficace nel contenere e degradare il feltro, durante la stagione estiva.</p>
<p>A tal proposito, è consigliato fare un leggero top dressing, con inerti, come la sabbia silicea, lavata, vagliata, con basso contenuto di carbonati, con alto contenuto di silicio e con granulometria 0.2-2 mm.</p>
<p>Si consiglia di aggiungere sabbia silicea, per uno spessore al massimo di 2/3 mm. Per quantità maggiori, si dovrà inevitabilmente, utilizzare una rete keystone o qualche strumento per livellarla e poichè la sabbia ha gli spigoli non arrotondati (a meno che non si usi sabbia con contenuto in % di silicio molto alta, che hanno spigoli arrotondati), andremo a creare delle micro ferite alle foglie. Quindi il nostro consiglio è fare al massimo 2 mm di spessore in primavera e altri 2 mm dopo l&#8217;estate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Avere un apparato radicale il più PROFONDO possibile, importante soprattutto nei stress estivi. Quindi, concentrarsi soprattutto in autunno, che è il periodo migliore per far sviluppare le radici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Regolare bene la quantità di AZOTO che si somministra al prato durante l’anno, in termini di dosi e tempistiche. Le malattie estive e invernali, derivano anche dall&#8217;eccessivo apporto di azoto, soprattutto se il prato è giovane. Cercare di evitare eccessivi picchi di crescita durante l’estate, in modo tale da non far mandare in stress la pianta (soprattutto se disidratata). Quindi sono consigliati concimi a lenta cessione e di evitare assolutamente concimi a pronto effetto, soprattutto se presente azoto nitrico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Come abbiamo già accennato, regolare bene la quantità d’acqua. Nè tanta, nè poca. Ma soprattutto, fare le irrigazioni al mattino presto, per dar modo alla foglia di asciugarsi e non restare bagnata tutta la notte. Quindi irrigazioni non tutti i giorni, ma bensì, ove possibile, con delle pause tra una irrigazione e l’altra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Cercare di avere un terreno abbastanza drenante, evitando quindi i ristagni idrici. Questo si può fare con apporti di sabbia durante le carotature o con l&#8217;aiuto degli agenti Umettanti/surfattanti, in modo tale da avere il giusto equilibrio aria/acqua nel terreno ed eliminare gli eccessi di acqua che si potrebbero formare alla base della pianta, soprattutto quando, durante l’estate, ci sono molte piogge. Gli agenti umettanti, essendo biodegradabili ad opera della carica batterica presente nel terreno, andrebbero utilizzati con più frequenza in estate, visto che i microrganismi, con l&#8217;umidità e le alte temperature, sono molto più attivi, andando a degradare quindi più velocemente l&#8217;agente in questione. Quindi in estate, anche 2 volte al mese, mentre nei mesi meno caldi, 1 volta al mese, all’incirca. Resta ovvio, che in fase di costruzione del top soil, l&#8217;apporto di sabbia è un buon punto di partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Eliminare la RUGIADA al mattino presto (la guttazione è quella più deleteria perché fornisce cibo al fungo), tramite piccole irrigazioni o passare uno scopettone/frusta per far cadere le gocce dalle foglie. In alternativa ci sono prodotti umettanti, che se distribuiti sulla foglia, fanno scendere le gocce di rugiada sul terreno, tenendola asciutta per qualche giorno.</p>
<p>Mentre in pieno giorno, si possono sempre fare piccole irrigazioni (1 o 2) di pochissimi minuti, per raffrescare momentaneamente il tappeto erboso, durante le ore più calde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; Utilizzare prodotti FUNGISTATICI (detti anche induttori di resistenza) in prevenzione, come il fosfito di potassio o prodotti a base di rame e ferro e zinco e manganese, da utilizzare prima e durante gli stress abiotici o utilizzare prodotti a base di bacillus subtilis, che sono dei batteri antagosnisti, che aiutano molto nel contrastare i patogeni nocivi per il tappeto erboso.</p>
<p>Per approfondire la questione malattie fungine, vi rimandiamo al seguente link: <a href="https://www.pelizzari.it/malattie-del-prato/">https://www.pelizzari.it/malattie-del-prato/</a></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_22  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>CONTROLLO INFESTANTI:</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_23  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Purtroppo, oltre al caldo, arrivano anche le infestanti estive (fra tutti la gramigna e il pabbio).</p>
<p>Per minimizzare la nascita delle malerbe, è importante agire e lavorare in prevenzione, prima dell’arrivo dei caldi, cercando di avere un prato in salute e molto fitto.</p>
<p>Prestare molta attenzione alla loro presenza, cercando di rimuoverle manualmente, avendo cura di togliere anche le radici. Cercare di non utilizzare degli erbicidi selettivi, per non stressare ulteriormente il tappeto erboso, durante l’estate.</p>
<p>Per approfondire la questione, vi rimandiamo al seguente link: <a href="https://www.pelizzari.it/erba-infestante/">https://www.pelizzari.it/erba-infestante/</a></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_24  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>CONTROLLO PARASSITI:</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_25  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Monitorare attentamente la presenza di eventuali larve radicivore (nottue, maggiolini, tipule e popillia japonica) sotto al prato. Le larve, si nutrono delle radici del tappeto erboso e lasciano la pianta morire, poichè non riesce più ad assorbire acqua e nutrienti dal suolo.</p>
<p>Possiamo ipotizzarne la presenza, se corvi o uccelli, si poseranno sul tappeto erboso e scavando con il becco, lasceranno delle zone molto rovinate, perché sentono la presenza di larve nel sottosuolo.</p>
<p>Se notate quindi, chiazze irregolari, di prato secco, durante l’estate, provate a tirare verso l’alto i ciuffi d’erba e se questi non oppongono resistenza, vuol dire che siamo in presenza di larve.</p>
<p>La miglior lotta, contro questi parassiti, è senza dubbio la PREVENZIONE.</p>
<p>Esistono microrganismi, in libera vendita, che possiamo inserire all’interno del nostro prato e che hanno il compito e la funzione di parassitizzare il nostro ospite.</p>
<p>Si tratta di funghi entomopatogeni, come il Beauvaria bassiana e Metarhizium anisopliae, che sono tra i nemici naturali più efficaci nelle pratiche di lotta biologica agli insetti degli agroecosistemi.</p>
<p>Altri prodotti a base di <em>Bacillus thuringiensis o prodotti a base di nematodi, danno ottimi risultati, se utilizzati in prevenzione o sotto attacco larvale.</em></p>
<p><em>Per il controllo chimico, molto efficace anche in prevenzione, è l’utilizzo di prodotti a base di chlorantraniliprole.</em></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_divider et_pb_divider_2 et_pb_divider_position_ et_pb_space"><div class="et_pb_divider_internal"></div></div><div class="et_pb_module et_pb_code et_pb_code_2">
				
				
				
				
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			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.pelizzari.it/prato-microterme-estate/">La gestione delle microterme in estate</a> proviene da <a href="https://www.pelizzari.it">Pelizzari</a>.</p>
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		<title>Lolium: qualcosa è cambiato</title>
		<link>https://www.pelizzari.it/loietto/</link>
					<comments>https://www.pelizzari.it/loietto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 08:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pelizzari.it/?p=13924</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.pelizzari.it/loietto/">Lolium: qualcosa è cambiato</a> proviene da <a href="https://www.pelizzari.it">Pelizzari</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1><strong><span class="align-middle"><span id="thekeyword" class="h2 text-success">Loietto &#8211; Lolium</span></span></strong></h1></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_27  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong><span class="align-middle"><span id="thekeyword" class="h2 text-success">Introduzione ai loietti</span></span></strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_28  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Il <strong>Lolium o Loietto</strong>, è una pianta microterma con ciclo fotosintetico C3, che appartiene alla famiglia delle Graminacee e alla sub famiglia delle Poacee.</p>
<p>Le specie Poacee di cui sono composti gran parte dei nostri tappeti erbosi, hanno spesso origini europee, dell’ Asia, del nord Africa e americane e si sono diffuse in tutto il mondo, dove hanno trovato la loro collocazione climatica corretta per specie, come piante naturalizzate.</p>
<p>Il <strong>Lolium</strong>, come specie da foraggio, già nel XVII secolo, era già ampiamente utilizzato in Giappone, Australia, Nuova Zelanda ed Inghilterra ed è proprio da quest’ultima nazione che abbiamo appreso le prime nozioni utili per la costruzione e gestione di tappeti erbosi.</p>
<p>La Specie Lolium si divide in due grandi famiglie utilizzabili per tappeto erboso, come il <strong>Lolium perenne</strong> o diploide ed il <strong>Lolium multiflorum.</strong></p>
<p>Geneticamente il multiflorum, chiamato anche tetraploide, contiene il doppio dei cromosomi e quindi il doppio dei cloroplasti, laddove avvengono i processi fotosintetici della pianta.</p>
<p>La peculiarità di questa specie è la germinazione, sempre molto veloce e con temperature vicino ai 5 gradi, ha una grandissima tolleranza ai freddi, al calpestio, ma non ai caldi.</p>
<p>E’ spesso, o quasi sempre, utilizzata quindi, per trasemine invernali su campi sportivi o qualche giardino di pregio, dove si desidera avere la massima qualità durante i 365 giorni all’anno.</p>
<p>Tra tarda primavera ed estate, la fanno da padrone nei campi di sola Bermudagrass, dal suo green up in avanti, gestendo al meglio la transizione micro-macro, tra le specie presenti.</p>
<p>Questo permette di avere un campo gestibile e giocabile tutto l’anno, meno ovviamente le tempistiche di preparazione, operazioni e trasemina.</p>
<p><strong>La trasemina del loietto multiflorum avviene principalmente su specie macroterme</strong> con ciclo fotosintetico C4, che riflettono tutto il loro splendore in estate, anche a temperature vicine ai 40 gradi: specie molto aggressive come Bermudagrass, Paspalum Vaginatum e quasi mai su Zoysia, (molto lenta nel propagarsi e riparare ai danni meccanici e a chiudere) oppure Stenotaphrum Secundatum, che non tollera bene i tagli bassi.</p>
<p><strong>Bermudagrass o Cynodon, è la specie più utilizzata nello sportivo, dove al tramontare dell’attività vegetativa della pianta, in autunno quindi, viene arieggiata e pulita per far spazio ai semi di Lolium multiflorum</strong>, che verrà traseminato e vivrà fino al green up successivo della Bermuda, nella prossima primavera.</p>
<p>Successivamente, tramite ulteriori operazioni al suolo e concimazioni, si spingerà la macroterma a chiudere e coprire nel breve. Gestire le transizioni non è un lavoro semplice e viene eseguita da professionisti, poiché il campo deve essere pronto nel breve, con pause sempre ridotte.           </p>
<p>Lolium perenne e Lolium multiflorum, si sono spesso incrociati  naturalmente tra loro ed è possibile trovare anche ibridi artificiali per mano dell’uomo, sempre a scopo di miglioramento genetico.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>Il Lolium perenne</strong></h2>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_30  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>E’ una specie originaria del continente euroasiatico, ma è stata introdotta e coltivata anche nel nord e sud America, in nord Africa, Nuova Zelanda ed anche Australia.</p>
<p>In questi ultimi due paesi, ad oggi sono presenti alcune delle farm sementiere molto rinomate a livello mondiale.</p>
<p>Tra le essenze impiegabili da tappeto erboso,  è sicuramente quella che ha avuto il più grande impiego e successo iniziale in Italia nell’ornamentale. Mentre, tutt’oggi nello sportivo, è una delle specie più utilizzate in assoluto, consociata alla Poa Pratensis, che spalleggia molto bene il Lolium.</p>
<p>La principale caratteristica del Lolium consiste nell’elevata velocità d’insediamento, che consente  di colonizzare rapidamente il terreno, limitando ingresso di infestanti e fenomeni di erosione del suolo. Nello sportivo professionale, utilizzando anche lampade UV ed impianti di riscaldamento del suolo, germina in tempi davvero incredibili.</p>
<p><strong>Il Lolium dona un altissimo valore estetico al tappeto erboso.</strong> E’ una pianta con portamento o habitus cespitoso, con elevata crescita dei culmi eretti verticali, con media-fine tessitura e forma prati con elevata densità e il colore chiaro o scuro, si potrà scegliere in base alla cultivar desiderata.</p>
<p>E’ una pianta che annualmente produce infiorescenze e la propagazione della stessa avviene per seme con una germinazione ed insediamento, come spiegato in precedenza, molto rapido, che può variare tra i 3 e 5 giorni, in base alle condizioni climatiche e umidità.</p>
<p>La dimensione e la forma del seme è simile a quella della Festuca, un pochino più grande con dosi di semina che vanno dai 50 fino ai 70-80 grammi m2.</p>
<p>Pur chiamandosi Lolium perenne, in realtà la pianta ha una vita limitata ed adatta a tappeti erbosi con rigenerazioni più frequenti, come lo sportivo.</p>
<p>In assenza di svariati e continui cambi climatici, sollecitazioni e tagli molto bassi, vive più a lungo e con maggior vigore.</p>
<p>Infatti il Lolium perenne, fornisce le sue prestazioni migliori nelle prime stagioni di crescita, dove esercita a pieno una elevata competitività in condizioni a lui ideali, (come tutte le microterme in primavera ed autunno), ma essendo la specie che tollera meno il caldo in assoluto ( tra festuca e poa pratense), possiamo togliere un paio di gradi dal limite dei 28, dove le piante con ciclo C3 cominciano ad entrare in stati difficoltosi, aggiungendo poi anche la fotorespirazione.</p>
<p>Al contrario invece, è una specie che si adatta in modo ottimale a climi freddi e temperati e predilige luce diretta.</p>
<p>E’ una pianta che, se non tagliata, può raggiungere anche gli 80 cm di altezza. Nell’ambito sportivo, può essere tagliata vicino ai 20 mm, con elicoidale professionale (22mm campi da calcio). Nell’ornamentale può essere tagliata sui 40 mm e possono essere corretti anche con rotativo, alzando l’altezza nei momenti antecedenti e durante gli stress abiotici, sempre garantendo comunque un buon ricircolo d’aria tra le foglie.</p>
<p>Tagli sotto i 20 mm, degradano la pianta con seri problemi di longevità e vita del prato, visto che rimane troppa poca superficie fogliare, poca radice e la corona si riduce in maniera marcata.</p>
<p>In alcuni casi, in USA soprattutto, si è sceso volutamente sotto la soglia di taglio dei 20 mm, tramite scelte ponderate di cultivar specifiche, in sostituzione di Agrostis nei green e notevole risparmio in termini economici. Vengono inserite comunque a budget, trasemine generose e continue.</p>
<p><strong>Il Lolium perenne, si presta molto bene all’effetto striping</strong>, ovvero alle strisce di colore chiaro e scuro che si possono vedere soprattutto nello sportivo e vengono eseguiti con rullo posteriore del macchinario da taglio che piegano l’erba in un senso e poi nella striscia adiacente, in quello opposto.  </p>
<p>E’ da considerare comunque che, aumentando l’altezza della foglia, crescerà pure la biomassa ipogea (radici). Bisogna quindi considerare bene questo aspetto durante la stagionalità. Gestire correttamente l’altezza di taglio durante l’anno è molto importante e si rispecchierà, sulla salute del manto erboso.</p>
<p>Ryegrass (Lolium) predilige assolutamente ambienti molto drenanti, sabbiosi, quindi il suo impianto è consigliato su substrati pensati ad ospitare questa specie, con capacità di campo importanti ma altresì ben fertilizzati, in quanto se non riceve abbastanza nutrizione, perde gran parte del suo valore estetico e delle sue performance e in uno stato difficoltoso, ne sarà difficile il recupero nel breve.</p>
<p>Solo in particolari momenti dell’anno come in primavera o autunno, soprattutto con temperature favorevoli alla pianta, può tollerare brevi periodi di ristagni, ad esempio a cause di piogge intense e prolungate, ma questo aspetto può venir meno in estate quando le patologie che possono scatenarsi sono molto aggressive e devastanti, trovando una pianta già in difficoltà a causa del calore.</p>
<p>Non ha un’estensione radicale particolarmente profonda, non è di certo una festuca arundinacea con il suo apparato ben sviluppato, ma neppure una poa pratense. E’ importante gestire bene le irrigazioni, soprattutto in estate, quando la pianta presenta problematiche legate alle temperature, irrigando abbondantemente ai primi segnali di stress idrico.</p>
<p>E’ una pianta da pieno cool season grass, Ryegrass, adattata anche in transition zone, possiede un’ottima tolleranza al calpestio e all’usura, media tolleranza all’ombreggiamento (in generale, più della Poa e un pochino meno della festuca) e non sopporta salinità, siccità ed alte temperature, che indeboliscono la struttura vegetale ed è così più facilmente attaccabile.</p>
<p>Sono preferibili semine autunnali, per completare la maturità della pianta prima dell’estate successiva, semine primaverili o tardo primaverili, sono più che rischiose e spesso fallimentari, in caso di calure improvvise ed estati anticipate.</p>
<p>E’ bene programmare e gestire al meglio il periodo antecedente alle estati, preparando e stimolando  la pianta nello sviluppo radicale con leggeri stress idrici, facendola recuperare nel breve e fornendo possibilmente prodotti organici liquidi radicali e fogliari, taglio costante per favorire l’accestimento laterale, molto più pronunciato nelle cultivar di ultima generazione, che nelle vecchie.  </p>
<p><strong>Il Lolium perenne, è una pianta che si trova sia in mix con Poa pratensis, Festuca arundinacea,  Festuca rubra e anche in purezza.</strong></p>
<p>Si trova a suo agio in aree soleggiate, in quanto predilige esposizioni con luce diretta, sempre tenendo conto della zona climatica, ma è possibile trovare il Lolium, anche in mix da ombra o mix misti, in parte per sfruttare la sua veloce germinazione e insediamento, evitando parzialmente insediamento di malerbe, in parte per merito della sua media tolleranza all’ombreggiamento, mediando le tempistiche della festuca rubra che è molto lenta,  in fatto di  germinazione.</p>
<p>Il Loietto e la Poa pratensis, è un mix d’indiscusso valore estetico e può essere considerato il migliore sul mercato. Infatti, sono utilizzate nello sportivo, campi da calcio, rugby e come collare nei green da golf che con taglio basso per entrambe, una nutrizione simile e la foglia fine, formano un matrimonio perfetto.</p>
<p>Un mix comunque non semplice da gestire ed insidioso nelle problematiche, in quanto substrato, drenaggio e gestione, deve essere compatibile con le esigenze delle piante, in quanto non è un mix a bassa manutenzione e gestione, ma tutto l’opposto.</p>
<p>Entrambe sono piante che pretendono svariate operazioni annue, concimazioni costanti, tagli frequenti, possibilmente con macchine dedicate, per esaltare la bellezza del mix.</p>
<p>Il Loietto perenne in Italia, è raramente seminato in purezza in quanto comporterebbe una gestione ancora più complicata del mix indicato sopra. Si trova facilmente  in purezza ed usato comunque per rigenerazioni veloci, con effetto e scelta sempre da valutare prima dell’impianto.</p>
<p>Utilizzato molto spesso anche per inerbimenti veloci, che però senza la corretta gestione, hanno vita breve.</p>
<p>Climi di montagna o sopra una certa quota o altitudine, con massime estive di 28 gradi, sono favorevoli a questa specie, abbinata magari ad una Poa pratensis e a delle festuche fini, per resistere al meglio in inverno, quando si scenderà sotto lo zero termico.</p>
<p>La gestione di un tappeto erboso contenente alte percentuali di Lolium perenne, ad uso sportivo, è molto intensiva, per via dello sfruttamento del campo, dei danni meccanici, calpestio intenso e rigenerazioni frequenti. Anche in un tappeto erboso ornamentale vanno osservate regole di buona, anzi ottima, gestione, per conservare il manto in salute.</p>
<ul>
<li>Sfeltrature obbligatorie di pulizia e bucature, per favorire la corretta proporzione delle porosità al suolo più volte all’anno.</li>
<li>Azoto da favorire nei giusti dosaggi, che può variare dai 3 anche fino a 5 grammi m<sup>2</sup> al mese, in base all’utilizzo dell’area e dallo sfruttamento, nei periodi di piena attività vegetativa, facendo costantemente valutazioni sulla richiesta da parte della pianta, per evitare di esagerare ed aumentare la suscettibilità alle patologie.</li>
<li>Nei periodi di quiescenza, d’estate e d’inverno, limitare l’utilizzo di concimazioni e mai a pronto effetto, per non creare richiami d’acqua all’interno della foglia, che può essere attaccata e perforata con più facilità, ma lavorare a pianta sostenuta con prodotti organici e corroboranti.</li>
<li>E’ importante altresì arrivare in estate in piena salute, nutrita in maniera adeguata, in modo da far fronte ad eventuali problematiche, come stress biotici e abiotici.</li>
</ul>
<p>Le patologie più devastanti per il Lolium sono Microdochium Nivale, Typhula incarnata, Pythium Blight e Gray Leaf Spot e derivano spesso da una cattiva o non oculata gestione dell’acqua e dell’azoto, ristagni idrici e mancata o scarsa gestione precedente. Queste ultime due patologie, indicate attualmente, non hanno attualmente fungicida specifico di controllo registrato su tappeto erboso purtroppo, mentre per Microdochium, con patentino abilitante si trova il corretto principio attivo. Il Loietto è comunque suscettibile alle più comuni patologie come Rhizoctonia Solani o Cerealis, Ruggine, Leaf Spot e Filo Rosso.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h3><strong>La storia del loietto in Italia</strong></h3>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_32  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Fino agli anni ’90 – 2000,  le specie da tappeto erboso microterme, presenti nel nostro paese, erano limitate a  Lolium, Agrostis, e Poa pratensis. Le cultivar presenti erano molto ridotte e le informazioni di costruzione e gestione dei tappeti erbosi, derivavano da fonti inglesi.</p>
<p>In Italia si prendeva quello che arrivava e il canale americano, era debole e non ancora sviluppato.</p>
<p>Le vecchie cultivar di Loietto avevano il problema di non accestire molto e crescere solamente in altezza. Capitava quindi, di non tagliare il prato e vedere differenze di altezza tra le specie presenti nel mix seminato. Dove cresceva di più si poteva notare il Lolium perenne con disomogeneità visive importanti. Ad oggi, alcune di queste varietà, sono ancora in commercio nei mix di basso costo e bassissima resa.</p>
<p>Negli ultimi 20 anni il Loietto è stato letteralmente sostituito nei tappeti erbosi ornamentali da una specie che ha colonizzato il mercato delle sementi.</p>
<p>Parliamo della Festuca Arundinacea, dalle varietà turf-type in poi, una pianta microterma con un apparato radicale molto più sviluppato, una pianta a bassa manutenzione, bassa richiesta idrica, che con i miglioramenti genetici ad oggi, ha permesso di avere la foglia fine, colore scuro, accestimenti laterali importanti (aggressive tillering) e tolleranze maggiori alle patologie. Tutte qualità che hanno fatto preferire la Festuca al Lolium, compresa tolleranza ai caldi estivi, con un occhio sempre al cambiamento climatico e alle temperature che negli anni sono cresciute di qualche grado.  </p>
<p>L’interesse per il Lolium nei tappeti erbosi ornamentali è stato quindi messo da parte, mentre e  aggiungo per fortuna, lo sportivo ha sempre avuto bisogno di questa specie, cosa che ha permesso  di investire in miglioramenti genetici anche nel Loietto.</p>
<p><strong>Ad oggi, le nuove varietà non sono più i Lolium di vent’anni o trent’anni fa, sono completamente altre piante.</strong></p>
<p>Hanno perso il fastidioso vizio della sola crescita verticale, accestiscono molto bene, chiudendo gli spazi laterali.</p>
<p>I miglioramenti genetici hanno permesso di produrre piante anche pseudo-stolonifere, con portamento prostrato, che permettono di avere una maggior biomassa, per resistere a stress abiotici importanti e migliori nel recupero. E’ stata parzialmente migliorata la tolleranza al caldo ( rimane sempre un Loietto), l’accestimento, la foglia molto fine e ad oggi, sono presenti moltissime varietà molto performanti, che stupiscono in performance e quasi non si riconoscono con le vecchie varietà.</p>
<p>Ad oggi, molte aziende, propongono i nuovi loietti nei mix di microterme, sostituendo il 90/10 (Festuca arundinacea e Poa pratensis) in 80/10/10 (con il 10% di Lolium).</p>
<p>Il miscuglio 90/10,  ha fatto da padrone,  ma inserendo una piccola quantità di Lolium, si può beneficiare in termini di qualità estetica, soprattutto invernale, quando la Festuca arundinacea entra in crisi a basse temperature.</p>
<p>Oltre l’aspetto estetico, bisogna valutare positivamente anche una maggiore biodiversità all’interno dell’area, che ci permette di avere un tappeto erboso più forte in termini di resistenza biotica. </p>
<p>E’ sempre molto importante in caso di semina e trasemina valutare attentamente le varietà da inserire nel proprio spazio, poiché tra le cultivar proposte nel mercato, può esserci davvero un abisso in termini di resistenza e resilienza.</p>
<p>Scegliendo quindi le corrette varietà, si migliora la vita del manutentore, la gestione e la qualità del nostro manto erboso.</p></div>
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		<title>Malattie del prato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2024 09:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1><strong><span class="align-middle"><span id="thekeyword" class="h2 text-success">Malattie del prato</span></span></strong></h1></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>In natura, tutti gli esseri viventi, piante comprese, sono soggetti, prima o poi, a problematiche del tipo patologico ed il tappeto erboso ovviamente, non fa eccezione a questa regola.</p>
<p>Le malattie riducono la qualità estetica in maniera marcata, poiché un prato ammalato presenta di solito problematiche, più o meno evidenti a seconda della patologia o patologie, che vanno successivamente interpretate e corretta tempestivamente la gestione, per favorire il recupero dell’area.</p>
<p>Il prato si ammala perché il patogeno, comunemente chiamato ‘’fungo’’ e scientificamente chiamato ‘’crittogame’’, interferisce con la normale attività metabolica della pianta stessa,  creando scompenso e disordine, alterando le funzioni vitali della stessa fino, nei casi più gravi, portare alla morte le piante nella zona colpita.</p>
<p>In base al patogeno, alla virulenza dello stesso, alle condizioni climatiche, al tipo di erba presente e alla gestione applicata come l’altezza di taglio o la quantità di azoto e le varie forme offerte o carenze di elementi non disponibili, il danno sarà più o meno intenso e persistente.</p>
<p>A questo proposito il pH del suolo ricopre un valore da tenere bene in considerazione, poiché il valore determina la disponibilità dei nutrienti e non la presenza.</p>
<p>Quando mancano quindi le corrette condizioni per cui il tappeto erboso si sviluppi al meglio, gli organismi saprofiti, che vivono nel terreno, diventano patogeni attaccando in seguito la pianta.</p>
<p>In base alle temperature e alla specie presente, potremo individuare quale tipo di patologia sta attaccando il nostro prato.</p>
<p>I funghi si mostrano all’occhio umano solitamente con macchie fogliari, miceli, pustole e, a secondo della grandezza, colore, frammentazione delle lamine fogliari o la forma che di solito si nota evidente dall’alto sul prato (cerchi, semicerchi, diramazioni), oltre alla specie attaccata, è possibile riconoscerne la carta d’identità.</p>
<p>Molte sono comunque le casistiche strane o non chiare del tutto, visto che non è semplice il riconoscimento (anche per un professionista) della patologia in corso. Questo perché, molte patologie si somigliano tra loro e la stessa malattia, su piante diverse o in condizioni diverse, forma e mostra macchie fogliari differenti.</p>
<p>Quando la foglia ormai è compromessa e le macchie sul nostro prato hanno ormai preso forme indefinite o non riconducibili a patologie del periodo, come per esempio a cavallo di temperature tra più patogeni, il riconoscimento diventa una sfida d’ipotesi.</p>
<p>E’ bene quindi agire sempre con tempestività, ai primi segnali in caso di attacco di patogeni, sia virulenti che non, tramite controllo che può essere chimico, in caso di possesso del patentino abilitante e contemporaneamente tamponando o risolvendo se possibile la causa scatenante, per favorire il recupero immediato.</p>
<p>Tralasciando casistiche climatiche particolari, come piogge persistenti, variazioni repentine di temperature, piogge solo serali, caldo sopra la media stagionale, la corretta gestione, quindi la prevenzione delle patologie, è sempre la chiave del successo, almeno per quanto riguarda la riduzione dell’incidenza alle problematiche.  Parliamo quindi del livello del danno subito, che può andare da un piccolo sclerozio in una sola zona, fino alla morte dell’intero tappeto erboso.</p>
<p>Lo stesso patogeno attaccando due prati identici, può avere una virulenza differente e ad avere la meglio, sarà sempre il tappeto erboso gestito con più cura, soprattutto nel recupero, oltre ad avere il minor danno possibile.</p>
<p>I patogeni amano i climi umidi stagnanti  e attaccano maggiormente un prato carente di nutrizione o arrivato già in difficoltà nei periodi non favorevoli, secondo il ciclo fotosintetico della pianta stessa.</p>
<p>Le microterme definite con ciclo C3 ai grandi caldi, entrano in uno stato di quiescenza e vanno inevitabilmente in difficoltà e possono essere attaccate con più facilità.</p>
<p>Le macroterme definite con ciclo C4 sono suscettibili alle patologie al loro risveglio vegetativo o se gestite male o senza le corrette condizioni, pure durante l’estate.</p>
<p>La scelta della corretta specie in base alla zona climatica ricopre un ruolo fondamentale per diminuire le possibili problematiche da patologie, poiché l’impianto deve essere pensato e studiato secondo la corretta area geografica per avere quindi un maggior periodo vegetativo e benessere a favore.  Impianti o semine di specie forzate in aree non propriamente adatte, portano inevitabilmente problematiche maggiori.</p>
<p>Piante giovani sono facilmente suscettibili alle patologie. Stesso discorso vale per i prati nuovi, e/o nuovi impianti, che soffrono e recuperano con più fatica, considerando soprattutto che, un nuovo prato deve essere studiato dall’inizio e tarare la gestione da zero e senza una storicità alle spalle, non è cosa facile, soprattutto con top soil appena costruito.</p>
<p><strong>I patogeni</strong></p>
<p>I patogeni sono organismi vegetali della specie dei funghi e sono esseri primordiali. Non esiste un controllo definitivo, quindi non possono essere eliminati in quanto sono esseri “invincibili”.</p>
<p>Per vivere, visto che non sono esseri autonomi, hanno necessità di reperire nutrizione, come ad  esempio sostanza organica indecomposta o cellule e tessuti di organismi vivi e non sono in grado da soli di compiere fotosintesi e reperire così sostanze nutritive come le piante, che tramite la luce compiono processi fondamentali della vita.</p>
<p>Si possono differenziare in :</p>
<p>Funghi parassiti o patogeni: sviluppano un’azione predatoria e traggono nutrizione da organismi viventi come i tessuti della pianta. Es: Ruggine, Helminthosporium e famiglia.</p>
<p>Funghi saprofiti: la cui alimentazione è basata su sostanza organica indecomposta vivono nel suolo e sopravvivono anche molti anni, anche senza avere l’ospite da attaccare. Es Rhizoctonia Solani, Cerealis e Pythium.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Aspetti da considerare in prevenzione alla patologie</strong></p>
<p>Per far si che si sviluppi una malattia, è necessario avere una condizione climatica favorevole alla patologia stessa ed una pianta definita ospite da infettare.</p>
<p>I tappeti erbosi ornamentali sono solitamente soggetti ad avere climi e microclimi differenti, zone in ombra e zone al sole ma anche all’interno delle stesse zone  possiamo avere differenze di ricircolo d’aria e una temperatura diversa.</p>
<p>Zone in ombra, un’area particolarmente chiusa e umida o esposta totalmente all’irraggiamento, tutte casistiche da tenere in considerazione, da valutare e eventualmente, modificare la gestione, tenendo in considerazione tutti questi aspetti e variabili.</p>
<p>Ad esempio, l’impianto irriguo deve essere tarato e diviso in base alle differenti esposizioni considerando che, all’ombra la pianta evapotraspira meno che al sole. I ristagni o lo stress idrico troppo avanzato, sono la prima causa di patologie, poiché indeboliscono la pianta, soprattutto in periodi non proprio favorevoli. Capita molte volte che la patologia parta dallo stress idrico vicino ai camminamenti o manufatti, oppure spesso, da marciumi di irrigazioni troppo frequenti, su terreni che trattengono acqua, come gli argillosi o limosi. Le radici e la pedofauna benefica al suolo, hanno bisogno di ossigeno per vivere e compiere le corrette funzioni vitali.</p>
<p>La gestione dell’acqua deve essere corretta, calcolata e meticolosa. A questo proposito ne abbiamo parlato qui : <a href="https://www.pelizzari.it/irrigazione-del-prato/"> GESTIONE IDRICA</a></p>
<p>Il suolo ricopre un’azione fondamentale nella prevenzione delle patologie, un suolo vivo con una buona percentuale di materia organica, rende il tappeto erboso performante e sempre pronto a reagire a eventuali stress biotici e abiotici.</p>
<p>In un’ottica di prevenzione, l’inoculo corretto di batteri e organismi benefici e competitivi ad alte concentrazioni, riducono notevolmente la retrogradazione del fosforo e rendono disponibili elementi altrimenti immobili, oltre che concorrere all’approfondimento radicale, quindi una maggiore esplorazione radicale, significa una maggiore salute della pianta e maggiore tolleranza alla siccità.</p>
<p>Il suolo deve essere sciolto e non compatto, drenante, in modo da favorire l’esplorazione radicale negli stadi più profondi del terreno.</p>
<p>Con un suolo drenante e una capacità di campo importante, si riesce a tamponare periodi molto piovosi senza ristagni idrici, deleteri per la salute della pianta. Un suolo ricco e strutturato tampona anche la lisciviazione di nutrienti e la perdita di nutrizione.</p>
<p>Radici di alberature che portano a competizioni nutrizionali e idriche sono tutti aspetti che andrebbero studiati, mediati se non risolti definitivamente, per evitare di incorrere a problematiche del tipo patologico cronico.</p>
<p>Quando la spora del patogeno germina incontrando l’ospite, forma un organo chiamato Ifa funginea, che è in grado di svilupparsi ed infettare attraverso stomi, cuticola fogliare o semplicemente lacerazioni, provocate dal taglio del prato o micro ferite.</p>
<p>A questo punto, a pianta infetta  e al tipo di patogeno che la colpisce, si scatena la problematica che avviene precedentemente a livello metabolico, creando scompensi come mancata fotosintesi.</p>
<p>A questo proposito il taglio netto del rasaerba rotativo, quindi necessariamente con una lama sempre affilata e disinfettata, è d’obbligo in una buona e corretta gestione. Meglio sarebbe, in vista di nuove problematiche, disinfettare sempre l’attrezzatura, poiché le Ife sono trasportabili da calpestio, attrezzature, vento, tagli e macchinari vari.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Pratiche agronomiche e corretta gestione, in prevenzione alle patologie</strong></p>
<p>Abbiamo analizzato in precedenza che il terreno è la componente fondamentale per un prato in salute. Quindi, un terreno compatto, asfittico e pesante sarà certamente più incline allo scatenarsi di eventi patologici.</p>
<p>Possiamo e dobbiamo comunque gestire il nostro tappeto erboso con consapevolezza e imparare le basi di una corretta gestione, per minimizzare gli eventi negativi.</p>
<p>Le operazioni al suolo come, carotature e bucature, verticut o arieggiature varie sono benefiche, ognuna a proprio modo.</p>
<p>Utilizzare agenti umettanti a calendario anche ogni 15 giorni. Su terreni pesanti, meglio sempre umettanti penetranti e non idratanti con funzione di trattenere acqua. Il contrario va inteso su sabbiosi e destrutturati. </p>
<p>Su terreni molto compatti, offrire una carotatura alla ripresa vegetativa e sostituire con sabbia le carote, aumenta il drenaggio e apporta aria a livello radicale.</p>
<p>Anche le bucature da fare all’occorrenza, sono fondamentali per il ripristino immediato della proporzione tra macro e microporosità al suolo ( aria e acqua ). Inserire aria e mediare così facendo, le grandi piogge ad esempio o un periodo come l’inverno, fornisce quel rapporto che momentaneamente è tutto a favore dell’acqua. Vi è quindi un ripristino di vigore e dell’attività radicale della pianta, che riparte a respirare.</p>
<p>Defeltrature che eliminano feltro e falso feltro o comunque materiale indecomposto, dove si annidano patogeni e viene trattenuta umidità a livello della corona, oltre che a mediare l’assorbimento di nutrizione sia liquida che granulare.</p>
<p>Il taglio è una pratica che deve essere pensata ed eseguita correttamente in base alla specie. Il classico mix di microterme tra 5 e 6 cm, aumentando l’altezza nei periodi più caldi. Quelle con portamento strisciante, come il Cynodon, Paspalum Vaginatum  o Agrostis prediligono tagli bassi. Poa pratensis e Lolium,  tra i 22 mm per un campo sportivo e i 40 o 45mm in un prato ornamentale. Il cosiddetto “Gramignone” o Steno, 70 mm e così via. L’altezza di taglio corretta, determina la salute della pianta stessa. Errare o gestire ad un’altezza scorretta, porta solamente stress e mancata fotosintesi o accumuli di feltro.</p>
<p>Importante anche la frequenza di taglio, costante sicuramente, ma meglio far cicatrizzare prima di tagliare di nuovo o il prato avrà sempre lesioni aperte e l’ingresso dei patogeni sarà favorito.</p>
<p>Robot di taglio, non tutti i giorni, ma alternare con almeno un giorno di riposo. Ogni tanto inserire un taglio manuale con aspirazione o raccolta.</p>
<p>Il taglio con macchine rotative va eseguito almeno settimanalmente, cercando di asportare massimo 1/3 di foglia ed eseguito, sempre a foglia asciutta.</p>
<p>In caso si superasse questa proporzione con il taglio settimanale, vuol dire che il tappeto erboso necessita di un taglio in più o anche due e si dovrà aumentare la frequenza.</p>
<p>Lo scalping, ovvero la pratica errata che consiste  nel  tagliare troppa foglia,  stressa il tappeto erboso in maniera decisa, provocando indebolimento e aumenta la suscettibilità alle patologie, riducendo istantaneamente la fotosintesi e creando possibili scompensi.</p>
<p>Eliminare la rugiada mattutina nei periodi particolarmente umidi tramite syringing, facendo partire al mattino presto, l’impianto per 1 minuto circa, in modo da eliminare la rugiada dalla foglia, dove si annidano e nutrono i patogeni (guttazione). Irrigazione complementari sempre e solo di mattina (range ottimale 03.00-09.00).</p>
<p>Favorire il ricircolo d’aria tra le foglie, in un prato troppo alto e troppo fitto, è facile trovare microclimi che generano elevati livelli di umidità e favoriscono le patologie.</p>
<p>Fornire la corretta nutrizione in base alla specie ed evitare di fornire troppo azoto nei periodi in cui la pianta non necessità di crescita, come in estate o inverno per le microterme ed autunno ed inverno per le macroterme prima delle dormienze e quiescenze. Attenzione anche a non forzare il green up delle macroterme, in quando comandano solo le temperature del suolo e in piccola parte la carica zuccherina degli organi di espansione, come i rizomi e gli stoloni, dove presenti.</p>
<p>Attenzione particolare anche alle forme di azoto fornite ed il periodo. Concimi spinti, ma senza esagerare con le unità di fertilizzante, solo in piena attività vegetativa sia per microterme che per macroterme. I concimi sono salini ed è meglio sempre mediare ed intervallare con sostanza organica.</p>
<p>Valutare sempre la conducibilità elettrica dell’acqua irrigua e del suolo, salinità e sodicità elevate, stressano in particolar modo le piante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le principali patologie del tappeto erboso  </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saper riconoscere le problematiche, conferisce al gestore del prato una marcia in più ed un vantaggio di tempistica che a volte risulta fondamentale.</p>
<p>Meglio ancora, sarebbe saper riconoscere il tipo di patologia che indica un errore di gestione, che va corretto nell’immediato e può essere risolvibile con una semplice concimazione o interventi chimici.</p>
<p>Conviene al neofita o appassionato appoggiarsi sempre a figure di riferimento professionali, che possano aiutare a risolvere problematiche nel breve e con celerità, riducendo sempre il danno, anche economico.</p>
<p>Ad esempio una classica patologia primaverile come la Ruggine su Festuca e Poa può essere corretta con l’utilizzo di un concime azotato, mentre in un caso parallelo sempre in primavera, SDS ovvero Spring Dead Spot su Cynodon,  risulta davvero difficile da controllare, poiché il controllo con anticrittogamici, si fa nell’autunno precedente.</p>
<p>Ogni periodo climatico ha le sue patologie che attaccano la tipologia di tappeto erboso suscettibile alla stessa patologia.</p>
<p>All’interno delle specie da tappeto erboso esistono molte varietà diverse tra loro, non solo esteticamente, anche tolleranti in maniera differente alle malattie. La Festuca arundinecea è suscettibile al Brown Patch, ma se provassimo dieci festuche diverse, alcune si ammalerebbero prima e con più danno di altre, oltre che a recuperare più velocemente.</p>
<p>Le festuche, i loietti e le Poe di ultima generazione, sono migliorate molto rispetto alle precedenti e visto che su tutte le microterme la ricerca ha raggiunto la soglia di saturazione, a meno che non intervenga l’ingegneria genetica, rimane solo da imparare la gestione sostenibile e resiliente, poiché le ‘’Ferrari’’ delle microterme sono già a disposizione. </p>
<p>La scelta quindi della cultivar, più performante di altre, ci fa entrare in un cerchio di sostenibilità, minor uso di anticrittogame e meno problematiche, tolleranza e recupero agli errori commessi in gestione. Non è poco, a discapito di una spesa leggermente maggiore iniziale, ma un risparmio garantito in futuro. Il prato si semina una volta e su alcuni aspetti, meglio non risparmiare.</p>
<p>L’uso di anticrittogamici ormai è riservato agli utenti professionali o a coloro che sono in possesso del patentino abilitante, ed il PAN sta eliminando pian piano, la maggior parte dei prodotti di controllo.</p>
<p>Attualmente non tutte le patologie su tappeto erboso hanno un controllo registrato ed è sempre più importante gestire al meglio il nostro spazio per incorrere in meno problematiche possibili.</p>
<p>Il PAN è il piano di azione nazionale per l&#8217;uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. </p>
<p>Dalla pagina <a href="https://www.mase.gov.it/pagina/piano-dazione-nazionale-pan-luso-sostenibile-dei-prodotti-fitosanitari">Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari | Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica (mase.gov.it)</a></p>
<p><strong>Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari</strong></p>
<p>La <a href="https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/normativa/direttivaCE_2009_128.pdf"><strong>direttiva 2009/128/CE</strong></a>, recepita con il<a href="https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/normativa/dlgs_14_08_2012_150.pdf"> <strong>decreto legislativo del 14 agosto 2012, n. 150</strong></a> ha istituito un &#8220;quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi&#8221;.</p>
<p>Per l’attuazione di tale direttiva, sono stati definiti i Piani di Azione Nazionali (PAN), per stabilire gli obiettivi, le misure, i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e degli impatti derivanti dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari.</p>
<p>Il Piano di Azione, adottato in Italia con Decreto Interministeriale 22 gennaio 2014, promuove pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari maggiormente sostenibili e fornisce indicazioni per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari nelle aree agricole, nelle aree extra agricole (aree verdi urbane, strade, ferrovie, ecc..) e nelle aree naturali protette.</p>
<p><a href="https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/normativa/dim_22_01_2014.pdf"><strong>Decreto Interministeriale 22 gennaio 2014</strong></a><strong>: </strong>&#8220;Adozione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 recante: «Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi»&#8221;. (pdf, 1.801 MB)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando si verifica una problematica da patologia su tappeto erboso, è bene agire nell’immediato al riconoscimento.</p>
<p>Fermare momentaneamente i tagli, le applicazioni di fertilizzante, calpestio e tutto quello che può favorire l’espansione del patogeno. In base alla malattia si dovrà procedere in modo diverso.</p>
<p>Sotto una lista delle principali patologie del tappeto erboso:</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_35  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong><span class="align-middle"><span id="thekeyword" class="h2 text-success">Ruggine</span></span></strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_0">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img fetchpriority="high" decoding="async" width="274" height="184" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/malattie-del-prato.jpg" alt="" title="malattie del prato" class="wp-image-13874" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_36  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>La ruggine è una malattia primaverile e autunnale che colpisce maggiormente la Poa pratensis e il Lolium perenne, ma può infettare anche la Festuca arundinecea e le festuche fini.</p>
<p>Si notano di solito i focolai, quando l’area è concimata saltuariamente ed in maniera errata e manca il corretto ricircolo d’aria tra le foglie o è presente un’eccessiva umidità o taglio alto.</p>
<p>La malattia causa danni quasi esclusivamente estetici, anche se indebolisce il tappeto erboso e può essere trasportata tramite azioni meccaniche, vento, pioggia o attrezzature.</p>
<p>In casi gravi e trascurata completamente, può portare al degenero totale dell’area e va trattata con i fungicidi .</p>
<p>Nella maggior parte dei casi un’applicazione azotata fa rientrare la problematica, correggere poi la gestione, fornendo nutrizione adeguata e costante.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_37  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>MICRODOCHIUM NIVALE O MARCIUME ROSA</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_1">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="168" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/marciume-rosa.jpg" alt="" title="marciume-rosa" class="wp-image-13875" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_38  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Il Microdochium Nivale, è una patologia molto aggressiva del periodo invernale, vive come fungo saprofita e rimane attivo a temperature vicino allo zero termico. Si notano i miceli cotonosi di forma circolare la mattina presto e il marciume con foglie appiccicate tra loro, infette.</p>
<p>E’ comune, una volta sciolta la neve sul tappeto erboso, trovare il patogeno attivo che lavora. Sono colpite soprattutto le zone ombreggiate e compatte, con scarso drenaggio.</p>
<p>Il patogeno rimane attivo fino a primavera, con minime dai 7-8 gradi.</p>
<p>Le specie più colpite sono la Festuca arundinancea, le Festuche fini, e l’agrostis ed infine il Lolium.</p>
<p>In questo caso, l’utilizzo di anticrittogamici alla comparsa, è consigliato vivamente, visto la virulenza della patologia.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_39  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>MARCIUME GRIGIO – TYPHULA INCARNATA</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_2">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="358" height="141" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/marciume-grigio-2.jpg" alt="" title="marciume-grigio" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/marciume-grigio-2.jpg 358w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/marciume-grigio-2-300x118.jpg 300w" sizes="(max-width: 358px) 100vw, 358px" class="wp-image-13879" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_40  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Colpisce tutte le microterme che rimangono coperte a lungo da nevicate.</p>
<p>Il patogeno a volte è molto virulento e persistente in base alla salute del tappeto erboso e alle condizioni climatiche. Con carattere simile al marciume rosa, si mostra tramite cerchi bianco argentati, che uniti tra loro, formano disegni estetici affascinanti.</p>
<p>E’ consigliato l’uso di anticrittogamici alla comparsa, bucature per favorire drenaggi e agenti umettanti. L’azoto fornito nei mesi freddi deve essere di lenta cessione o programmata, poiché forme errate, favoriscono l’insorgere e virulenza della malattia.</p>
<p>Prati traseminati in autunno inoltrato sono i più suscettibili. </p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_41  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>DOLLAR SPOT- SCLEROTINIA HOMEOCARPA</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_3">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="275" height="183" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/dollar-spot.jpg" alt="" title="dollar-spot" class="wp-image-13880" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_42  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Il Dollar Spot, è una patologia primaverile che danneggia tessuti delle piante, molto comune su green e fairway sportivi, ma anche nei giardini ornamentali.</p>
<p>Una patologia, che richiama nella gestione,  la scarsa e non bilanciata concimazione e carenza di azoto.</p>
<p>E’ facile che si manifesti in periodi primaverili, dopo lunghe piogge o in assenza di concimazioni adeguate. Si notano a volte miceli e la foglia con la classica forma a clessidra bianca al centro.</p>
<p>Se poco virulenta, può essere controllata tramite concimazioni  bilanciate anche fogliari azotate o prodotti corroboranti.</p>
<p>Se in stato avanzato, come nella tarda primavera o non curata nell’immediato, è possibile utilizzare un fungicida registrato.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_43  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>ANTRACNOSI</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_4">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="299" height="168" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/antracnosi.jpg" alt="" title="antracnosi" class="wp-image-13881" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_44  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dal nome scientifico Colletotrichum cerealis</p>
<p>Il patogeno vive nel materiale organico indecomposto ed è presente su campi da golf, poiché la preda preferita è l’agrostis stolonifera a taglio basso, ma in alcuni casi, può bussare alla porta di qualche appassionato, visto che attacca anche festuche fini e Poa annua. </p>
<p>Il patogeno può presentare infezioni fogliari e marciumi del colletto. Caldo e siccità, ne favoriscono l’insorgenza, ma può svernare nell’intero ciclo vegetativo della specie.</p>
<p>Suoli compatti e scarsi drenaggi sono da correggere con carotature e top dressing. Limitare assolutamente l’azoto nei periodi caldi, in caso di attacco recidivo.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_45  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>PYTHIUM BLIGHT</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_5">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="168" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/pythium-blight.jpg" alt="" title="pythium blight" class="wp-image-13882" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_46  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Pythium è la patologia più devastante in assoluto per un tappeto erboso. Si manifesta con macchie circolari bruno rossastre ed un micelio cotonoso importante.</p>
<p>Provoca marciume del colletto e infetta radici, stoloni, rizomi, provocando la morte della pianta.</p>
<p>L’odore di marciume è inconfondibile nel riconoscimento immediato e deve essere trattato immediatamente con anticrittogamico .</p>
<p>E’ una malattia tipicamente estiva, quando le minime sono alte, sopra i 20gradi e l’umidità rimane stagnante per molte ore.</p>
<p>Zone con mancato drenaggio, irrigazioni frequenti, favoriscono la malattia.</p>
<p>Attenzione particolare alla gestione dell’acqua  in estate e alle forme di azoto fornite.</p>
<p>Questo fungo può uccidere il prato in pochissimo tempo e quindi la tempestività è fondamentale.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_47  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>BROWN PATCH – LARGE PATCH (stenotaphrum e zoysia)</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_6">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="202" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/large-patch.jpg" alt="" title="large patch" class="wp-image-13883" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_48  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Il Brown Patch è una malattia fogliare causata dal patogeno  Rhizoctonia solani.</p>
<p>Colpisce tutte le specie microterme nel periodo estivo quando le temperature notturne si mantengono al di sopra dei 17/18 gradi e diurne sopra i 28 gradi, eccessivi periodi umidi e caldo umido.</p>
<p>Nelle macroterme indicate, attacca in periodi primaverili o autunnali ed è molto  aggressiva e virulenta.</p>
<p>Viene favorita da eccessi di azoto nel periodo caldo e forme azotate errate come pronti effetti, ristagno idrico o carenze idriche avanzate.</p>
<p>Forma dei cerchi e semicerchi  con macchie fogliari che partono dal bordo della foglia e contornati da una macchia marrone (chiamato anello di fumo).</p>
<p>La prevenzione consiste nel rimuovere feltro, ridurre le bagnature fogliari ed eseguire un lavaggio dalla rugiada mattutina. </p>
<p>Questo fungo può uccidere il prato in pochissimo tempo e quindi la tempestività è fondamentale.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_49  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>YELLOW PATCH</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_7">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/yellow-patch.png" alt="" title="yellow-patch" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/yellow-patch.png 500w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/yellow-patch-480x360.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" class="wp-image-13884" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_50  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Yellow Patch è una malattia fogliare causata dal patogeno  Rhizoctonia Cerealis, che può colpire tutte le microterme.</p>
<p>Sverna a temperature di circa 8-10 e persiste fino in primavera a temperature 20 gradi.</p>
<p>E’ una patologia prettamente estetica che, anche se trattata, il più delle volte non scompare visto che spesso non ci sono le condizioni per cui l’erba cresca abbastanza velocemente da sparire con i tagli.</p>
<p>La prevenzione consiste nel tagliare sempre a foglia asciutta, ridurre la rugiada e le applicazioni azotate, soprattutto a pronto effetto. Ristagni, mancato ricircolo d’aria ed elevata umidità, ne favoriscono l’insorgenza e persistenza.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_51  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>FILO ROSSO</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_8">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="425" height="319" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/filo-rosso.jpg" alt="" title="filo-rosso" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/filo-rosso.jpg 425w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/filo-rosso-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" class="wp-image-13888" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_52  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Il Filo rosso è una patologia comune dei prati a crescita lenta e gestiti con poche e saltuarie fertilizzazioni. Tipica dei periodi primaverili, è favorita anche da elevate bagnature e piogge continue.</p>
<p>Produce macchie circolari e successivamente, frammentazioni fogliari di colore rosso ed è una patologia facilmente riconoscibile.</p>
<p>Basta favorire una concimazione azotata per far rientrare la problematica.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_53  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>Bipolaris Drechslera &#8211; Leaf Spot &#8211; Elmintosporiosi</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_9">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="271" height="186" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/elmintosporiosi.jpg" alt="" title="elmintosporiosi" class="wp-image-13889" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_54  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Patologie fogliari primaverile e del periodo fresco umido che, durante il periodo più caldo, può infettare anche corona e radici. E’ importante il controllo completo prima dei grandi caldi e far rientrare la problematica il prima possibile.</p>
<p>Concimazioni non adatte, stress da siccità, tagli bassi, presenza di feltro, periodo particolarmente piovoso, scalping, taglio con foglia bagnata, possono favorire la malattia.</p>
<p>Sono classificate come una singola patologia dal nome Helminthosporium.</p>
<p>In realtà sono malattie differenti con patogeni molto simili tra loro.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_55  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>MAGNAPORTHE POAE – FUSARIUM BLIGHT</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_10">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="276" height="183" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/fusarium-blight.jpg" alt="" title="fusarium-blight" class="wp-image-13894" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_56  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Patologia del periodo estivo molto aggressiva che colpisce steli, radici e rizomi, particolarmente aggressiva su Poa pratensis, ma danneggia tutte le microterme.</p>
<p>Si notano piccole macchie circolari secche con erba viva al centro.</p>
<p>La malattia compare con temperature del suolo attorno ai 25 gradi, elevata umidità e favorita da irrigazioni frequenti e diurne attorno ai 30/35 gradi.   </p>
<p>La rimozione del feltro, carotature e sabbiature attenuano la virulenza. E’ consigliato eseguire irrigazioni abbondanti e infrequenti, facendo asciugare prima, di fornire altra acqua.</p>
<p>Altresì lo stress idrico avanzato in estate, stressa la pianta e favorisce la malattia.</p>
<p>E’ consigliato un anticrittogamico alla sua comparsa, in quanto il recupero può avvenire solo a temperature favorevoli alla pianta.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_57  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>SLIME MOLD</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_11">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="480" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/slime-bold.jpg" alt="" title="slime-bold" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/slime-bold.jpg 640w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/slime-bold-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 640px, 100vw" class="wp-image-13895" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_58  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Sono funghi non patogeni e causano al massimo un leggero ingiallimento dovuto alla mancata fotosintesi della pianta, poiché ricoperta dalle muffe.</p>
<p>E’ sufficiente una spazzolata e una pulizia accurata per eliminare la problematica. </p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_59  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>FAIRY RING</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_12">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/fairy-ring.jpg" alt="" title="fairy-ring" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/fairy-ring.jpg 800w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/fairy-ring-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" class="wp-image-13896" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_60  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Della famiglia dei basidiomiceti si trova in suoli ricchi di sostanza organica indecomposta e feltro.</p>
<p>Una patologia che attacca microterme e macroterme, in quanto i funghi rilasciano una sostanza tossica per il tappeto erboso.</p>
<p>E’ facile che, all’interno del cerchio, si verifichino sintomatologie da carenza idrica e indebolimento generale.  </p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_61  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>GRAY LEAF SPOT</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_13">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="92" height="92" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/gray-leaf-spot.jpg" alt="" title="gray-leaf-spot" class="wp-image-13899" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_62  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Nome del  patogeno Pyricularia grisea.</p>
<p>Una patologia aggressiva senza controllo antricrittogamico registrato, che infetta le foglie fino alla corona.</p>
<p>La tempestività di azione è cruciale, in quanto la malattia è molto virulenta su Lolium e Steno.</p>
<p>I sintomi iniziali appaiono come macchie molto piccole sulle foglie, dove all’interno possiamo notare del colore argento.</p>
<p>Contattare il prima possibile un professionista in caso di attacco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Umidità elevata e alte temperature favoriscono la patologia che si muove tramite vento, macchine da taglio e calpestio. L’agente patogeno sopravvive nei residui del suolo svernando alla condizioni climatiche preferite.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_63  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="text-align: center;"><strong>SDS – SPRING DEAD SPOT</strong></h2></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_14">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="502" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/spring-dead-spot.jpg" alt="" title="spring-dead-spot" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/spring-dead-spot.jpg 750w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/spring-dead-spot-480x321.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 750px, 100vw" class="wp-image-13900" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_64  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Una patologia molto aggressiva su Cynodon</p>
<p>Dosaggi errati di azoto in pre dormienza o tentare di accelerare il green up con fertilizzazione,  può scatenare SDS.</p>
<p>Il fungo patogeno è chiamato Ophiosphaerella ed è molto attivo su bermuda, quando le condizioni del terreno presentano ristagni idrici e applicazione di fertilizzante errate. La patologia rimane attiva in tutto il ciclo annuale e persiste anche con trattamenti anticrittogamici.</p>
<p>Gestire acqua correttamente e impiantare su terreni drenanti, sono pratiche corrette per evitare problematiche importanti.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_65  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3 style="text-align: center;"><strong><em>Tabella Riepilogativa delle varie malattie fungine, nei vari periodi della stagione</em></strong></h3></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_15">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="779" height="856" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/tabella-malattie-fungine.png" alt="" title="tabella-malattie-fungine" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/tabella-malattie-fungine.png 779w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/06/tabella-malattie-fungine-480x527.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 779px, 100vw" class="wp-image-13901" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_divider et_pb_divider_4 et_pb_divider_position_ et_pb_space"><div class="et_pb_divider_internal"></div></div><div class="et_pb_module et_pb_code et_pb_code_4">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_code_inner"><a  href="https://www.sempre-al-verde.com/" rel="nofollow">
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			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
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		<item>
		<title>concimazione azotata nel prato</title>
		<link>https://www.pelizzari.it/concimazione-azoto-prato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 07:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pelizzari.it/?p=13830</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.pelizzari.it/concimazione-azoto-prato/">concimazione azotata nel prato</a> proviene da <a href="https://www.pelizzari.it">Pelizzari</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_5 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_66  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h1><strong>LA NUTRIZIONE DI UN TAPPETO ERBOSO: LA CONCIMAZIONE AZOTATA</strong></h1></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_67  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Inodore, insapore ed incolore, l’<strong>azoto</strong> costituisce il 78% circa dell’atmosfera.</p>
<p>Rintracciabile in natura in più forme, non può essere metabolizzato direttamente dalle piante: quindi deve subire un processo di trasformazione, per essere disponibile come <strong>macronutriente per le piante</strong><strong>.</strong></p>
<p>Nei vegetali l’azoto entra a far parte della composizione di numerosi composti, fra cui le proteine, gli enzimi, gli acidi nucleici, la clorofilla e alcune vitamine, tutti essenziali per lo svolgimento delle funzioni biologiche.</p>
<p>L’azoto presente nel terreno, che viene assorbito dalle piante a livello radicale, aumenta lo sviluppo vegetativo, la colorazione delle foglie e l’aumento della produzione di biomassa.</p>
<h2><em>MA DA DOVE PROVIENE L’AZOTO?</em></h2>
<p>Principalmente, deriva dalla degradazione della sostanza organica presente nel terreno (soggette ad humificazione e a successiva mineralizzazione) ad opera di microflora e microfauna, che lo rendono disponibile per l’assorbimento radicale.</p>
<p>Un’altra piccola fonte di azoto per il suolo, deriva dall’atmosfera, che grazie alla presenza di microrganismi presenti nel suolo, chiamati “azotofissatori”, tramite un complesso enzimatico, chiamato “<em>nitrogenasi</em>”, sono capaci di catalizzare la conversione dell’azoto atmosferico (N<sub>2</sub>) in ammoniaca (NH<sub>3</sub>).</p>
<p>Un’altra fonte importante di azoto e oggetto di discussione, sono i cosiddetti Fertilizzanti Granulari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>COME VIENE CONSUMATO L’AZOTO?</em></h2>
<p>L’azoto, che sarà inevitabilmente consumato nel terreno, per diversi motivi, porterà ad una progressiva riduzione del suo contenuto che, se non contrastata in qualche modo, porterebbe alla sua completa perdita di fertilità e capacità produttiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I principali fattori che portano a un impoverimento di azoto nei suoli sono (Figura1):</p>
<ul>
<li>Il consumo da parte della pianta, che lo utilizza principalmente per la costruzione di nuovi tessuti.</li>
<li>Perdite per lisciviazione, che è il movimento dell’azoto, per opera delle acque di percolazione, lungo il profilo del suolo fino a oltrepassare lo strato interessato dall’apparato radicale delle piante.</li>
<li>Perdite per denitrificazione o volatilizzazione. Nel primo caso, si ha una riduzione dei nitrati o nitriti, che sono trasformati in composti gassosi. Nel secondo caso, l’azoto ammoniacale del terreno è trasferito nell’atmosfera, sotto forma di ammoniaca.</li>
<li>Per erosione della sostanza organica presente in superficie.</li>
</ul></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_16">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="475" height="370" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/concimazione-azotata.jpg" alt="" title="concimazione-azotata" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/concimazione-azotata.jpg 475w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/concimazione-azotata-300x234.jpg 300w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" class="wp-image-13833" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_68  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><i>Figura 1</i></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_69  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3><em>QUALI SONO LE PRINCIPALI FONTI AZOTATE?</em></h3>
<p>Partiamo dalla premessa che l’azoto, è principalmente assorbito dalla pianta, sotto forma nitrica e in alcuni casi sotto forma ammoniacale.</p>
<p>Le fonti principali di azoto sono:</p>
<ul>
<li>Azoto organico</li>
<li>Azoto Ureico</li>
<li>Azoto Ammoniacale</li>
<li>Azoto Nitrico</li>
</ul>
<p>L’azoto organico, possiamo definirlo una lentissima cessione.</p>
<p>Questo perché, prima di essere assimilato dalla pianta, sotto forma di azoto nitrico, deve subire i processi di mineralizzazione ad opera dei microrganismi eterotrofi. Poiché l’attività di questi microrganismi, dipende dalla temperatura e dall’umidità, anche l’efficacia dei concimi organici dipende da questi due parametri: a temperature basse e in terreni asciutti, i concimi organici rilasciano pochi elementi nutritivi.</p>
<p>L’azoto ureico deve, per legge, avere un titolo minimo di 44. E’ molto solubile in acqua ed è una forma azotata molto soggetta alla volatilizzazione. Per essere assimilato dalle piante deve subire i processi di trasformazione, prima in ammoniaca (NH<sub>3</sub>) e poi in azoto ammoniacale NH<sub>4</sub><sup>+</sup>. A questo punto lo ione ammonio, è degradato in ione nitrito (NO<sub>2</sub><sup>&#8211;</sup>) ed infine in ione nitrato NO<sub>3</sub><sup>&#8211;</sup>, utilizzabile dalle piante.</p>
<p>L’azoto ammoniacale può derivare dai concimi organici e dai fertilizzanti minerali. E’ meno dilavabile, rispetto all’urea, perché può essere meglio trattenuta dai colloidi del terreno. Questa forma può essere assorbita direttamente dalla pianta oppure può essere convertita dai microrganismi del suolo nella forma nitrica, che molte piante utilizzano di preferenza.</p>
<p>L’azoto nitrico è molto solubile e mobile nel terreno e per questo motivo, è prontamente assimilabile nel giro di pochissimi giorni, anche a temperature basse. L’inconveniente di questa forma azotata, è che viene facilmente dilavato via, non essendo trattenuta dai colloidi del terreno.</p>
<p><em>FERTILIZZANTI IN COMMERCIO</em></p>
<p>Quindi, per i motivi descritti sopra, l’azoto consumato nel terreno andrebbe reintegrato, tramite una fertilizzazione. In commercio esistono vari tipi di fertilizzanti, che hanno diverse durate a seconda della tecnologia di rilascio.</p>
<p>Si Suddividono in:</p>
<ul>
<li>Fertilizzanti cosiddetti “a pronto effetto”</li>
<li>Fertilizzanti a lenta cessione o rilascio prolungato</li>
<li>Fertilizzanti a cessione programmata</li>
<li>Fertilizzanti organo-Minerali</li>
<li>Fertilizzanti Organici</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
<h3><em>FERTILIZZANTI “A PRONTO EFFETTO”</em></h3>
<p><em> </em>In questo tipo di concimi, i granuli d’azoto sono in forma esclusivamente solubile e di forma nitrica, ammoniacale e ureica. Sono quindi prontamente disponibili per la pianta, con un effetto visibile, ma limitato nel tempo. Devono essere utilizzati con una certa oculatezza, perché hanno un indice di salinità più o meno alta e possono perciò provocare bruciature delle foglie, specialmente quando le temperature sono alte. Per tale ragione, è sempre consigliato accendere l’impianto d’irrigazione, per non far rimanere i pallini del concime sulla foglia e per minimizzare le perdite per volatilizzazione.</p>
<p>La durata può variare secondo la forma azotata presente, della fertilità del terreno e dalla sua struttura chimico-fisica (sabbioso, argilloso, limoso) e dalle condizioni meteo. In condizioni di bassa fertilità del terreno (sabbiosi), il solfato ammonico, può durare una settimana circa, mentre l’urea può durare fino a circa due settimane, calcolando però, che nella prima settimana circa l’85% è stato già rilasciato. Queste tempistiche si accorciano ulteriormente, nei terreno ad alta fertilità, come quelli argillosi, dove l’attività microbica è alta e le conversioni, alla forma azotata, assimilabile dalla pianta da parte dei microrganismi, è più veloce.</p>
<p>Bisogna poi tenere in considerazione anche la questione della volatilizzazione. Da studi fatti, si è visto che il solfato ammonico ha una volatilità che varia dall’8% fino ad un massimo del 15%, mentre l’urea va da un minimo del 6% ad un massimo del 25%. Per queste ragioni, questi tipi di fertilizzanti, sono molto utilizzati nell’ambito agricolo, dove io posso interrare il concime e minimizzare le loro perdite per volatilizzazione.</p>
<p>Viene a sé, che le concimazioni, con concimi a pronto effetto, andrebbero fatte con molta più frequenza rispetto ai concimi specifici per tappeto erbosi, visto che le loro perdite per volatilizzazione o lisciviazione, sono molto alte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>FERTILIZZANTI A LENTA CESSIONE O RILASCIO PROLUNGATO</em></h3>
<p>Sono prodotti tramite la condensazione di più molecole di urea, tramite aldeidi. Questa tipologia di concime, si suddivide in 3 categorie:</p>
<ul>
<li>CDU (Crotonilidendiurea)</li>
<li>IBDU (Isobutilidendiurea)</li>
<li>UF (Urea Formaldeide)</li>
</ul>
<p>I fertilizzanti con la tecnologia CDU, hanno un titolo minimo di 28 e il rilascio dell’azoto dipende esclusivamente dall’attività microbica (fertilità) e dalla presenza di umidità (Figura 2).</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_70  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>QUALI SONO LE PRINCIPALI FONTI AZOTATE?</em></p>
<p>Partiamo dalla premessa che l’azoto, è principalmente assorbito dalla pianta, sotto forma nitrica e in alcuni casi sotto forma ammoniacale.</p>
<p>Le fonti principali di azoto sono:</p>
<ul>
<li>Azoto organico</li>
<li>Azoto Ureico</li>
<li>Azoto Ammoniacale</li>
<li>Azoto Nitrico</li>
</ul>
<p>L’azoto organico, possiamo definirlo una lentissima cessione.</p>
<p>Questo perché, prima di essere assimilato dalla pianta, sotto forma di azoto nitrico, deve subire i processi di mineralizzazione ad opera dei microrganismi eterotrofi. Poiché l’attività di questi microrganismi, dipende dalla temperatura e dall’umidità, anche l’efficacia dei concimi organici dipende da questi due parametri: a temperature basse e in terreni asciutti, i concimi organici rilasciano pochi elementi nutritivi.</p>
<p>L’azoto ureico deve, per legge, avere un titolo minimo di 44. E’ molto solubile in acqua ed è una forma azotata molto soggetta alla volatilizzazione. Per essere assimilato dalle piante deve subire i processi di trasformazione, prima in ammoniaca (NH<sub>3</sub>) e poi in azoto ammoniacale NH<sub>4</sub><sup>+</sup>. A questo punto lo ione ammonio, è degradato in ione nitrito (NO<sub>2</sub><sup>&#8211;</sup>) ed infine in ione nitrato NO<sub>3</sub><sup>&#8211;</sup>, utilizzabile dalle piante.</p>
<p>L’azoto ammoniacale può derivare dai concimi organici e dai fertilizzanti minerali. E’ meno dilavabile, rispetto all’urea, perché può essere meglio trattenuta dai colloidi del terreno. Questa forma può essere assorbita direttamente dalla pianta oppure può essere convertita dai microrganismi del suolo nella forma nitrica, che molte piante utilizzano di preferenza.</p>
<p>L’azoto nitrico è molto solubile e mobile nel terreno e per questo motivo, è prontamente assimilabile nel giro di pochissimi giorni, anche a temperature basse. L’inconveniente di questa forma azotata, è che viene facilmente dilavato via, non essendo trattenuta dai colloidi del terreno.</p>
<p><em>FERTILIZZANTI IN COMMERCIO</em></p>
<p>Quindi, per i motivi descritti sopra, l’azoto consumato nel terreno andrebbe reintegrato, tramite una fertilizzazione. In commercio esistono vari tipi di fertilizzanti, che hanno diverse durate a seconda della tecnologia di rilascio.</p>
<p>Si Suddividono in:</p>
<ul>
<li>Fertilizzanti cosiddetti “a pronto effetto”</li>
<li>Fertilizzanti a lenta cessione o rilascio prolungato</li>
<li>Fertilizzanti a cessione programmata</li>
<li>Fertilizzanti organo-Minerali</li>
<li>Fertilizzanti Organici</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FERTILIZZANTI “A PRONTO EFFETTO”</em></p>
<p><em> </em>In questo tipo di concimi, i granuli d’azoto sono in forma esclusivamente solubile e di forma nitrica, ammoniacale e ureica. Sono quindi prontamente disponibili per la pianta, con un effetto visibile, ma limitato nel tempo. Devono essere utilizzati con una certa oculatezza, perché hanno un indice di salinità più o meno alta e possono perciò provocare bruciature delle foglie, specialmente quando le temperature sono alte. Per tale ragione, è sempre consigliato accendere l’impianto d’irrigazione, per non far rimanere i pallini del concime sulla foglia e per minimizzare le perdite per volatilizzazione.</p>
<p>La durata può variare secondo la forma azotata presente, della fertilità del terreno e dalla sua struttura chimico-fisica (sabbioso, argilloso, limoso) e dalle condizioni meteo. In condizioni di bassa fertilità del terreno (sabbiosi), il solfato ammonico, può durare una settimana circa, mentre l’urea può durare fino a circa due settimane, calcolando però, che nella prima settimana circa l’85% è stato già rilasciato. Queste tempistiche si accorciano ulteriormente, nei terreno ad alta fertilità, come quelli argillosi, dove l’attività microbica è alta e le conversioni, alla forma azotata, assimilabile dalla pianta da parte dei microrganismi, è più veloce.</p>
<p>Bisogna poi tenere in considerazione anche la questione della volatilizzazione. Da studi fatti, si è visto che il solfato ammonico ha una volatilità che varia dall’8% fino ad un massimo del 15%, mentre l’urea va da un minimo del 6% ad un massimo del 25%. Per queste ragioni, questi tipi di fertilizzanti, sono molto utilizzati nell’ambito agricolo, dove io posso interrare il concime e minimizzare le loro perdite per volatilizzazione.</p>
<p>Viene a sé, che le concimazioni, con concimi a pronto effetto, andrebbero fatte con molta più frequenza rispetto ai concimi specifici per tappeto erbosi, visto che le loro perdite per volatilizzazione o lisciviazione, sono molto alte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>FERTILIZZANTI A LENTA CESSIONE O RILASCIO PROLUNGATO</em></p>
<p>Sono prodotti tramite la condensazione di più molecole di urea, tramite aldeidi. Questa tipologia di concime, si suddivide in 3 categorie:</p>
<ul>
<li>CDU (Crotonilidendiurea)</li>
<li>IBDU (Isobutilidendiurea)</li>
<li>UF (Urea Formaldeide)</li>
</ul>
<p>I fertilizzanti con la tecnologia CDU, hanno un titolo minimo di 28 e il rilascio dell’azoto dipende esclusivamente dall’attività microbica (fertilità) e dalla presenza di umidità (Figura 2).</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_17">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="1472" height="794" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/crotonilidendiurea.jpg" alt="" title="crotonilidendiurea" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/crotonilidendiurea.jpg 1472w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/crotonilidendiurea-1280x690.jpg 1280w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/crotonilidendiurea-980x529.jpg 980w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/crotonilidendiurea-480x259.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 1472px, 100vw" class="wp-image-13834" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_71  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 2</em></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_72  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>I fertilizzanti con la tecnologia IBDU, hanno sempre un titolo minimo di 28 e il rilascio dell’azoto dipende , in questo caso, solo dalla presenza di umidità e dalle dimensioni dei granuli (Figura 3).</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_18">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="459" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/IBDU.png" alt="" title="IBDU" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/IBDU.png 1000w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/IBDU-980x450.png 980w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/IBDU-480x220.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" class="wp-image-13835" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_73  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 3</em></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_74  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>A differenza di altre molecole, caratterizzate dalla lenta cessione dell’azoto, come l’urea formaldeide, la molecola IBDU <strong> non è costituita da polimeri con catene di diversa lunghezza e quindi, essendo una molecola unica, fornisce tutto l’azoto presente al terreno. </strong>Invece, nel caso della urea formaldeide, si hanno catene di diversa complessità<strong> e hanno un titolo minimo di 36 e il rilascio è dettato solo dall’attività microbica e quindi direttamente legato al pH, temperature e dall’umidità del terreno (Figura 4).</strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_19">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="1322" height="599" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-4-1.png" alt="" title="figura 4" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-4-1.png 1322w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-4-1-1280x580.png 1280w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-4-1-980x444.png 980w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-4-1-480x217.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 1322px, 100vw" class="wp-image-13838" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_75  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>L’urea formaldeide infatti, è normalmente caratterizzata dalla presenza di 4 tipi di molecole: una frazione di circa il 10 % di Urea, che si rende disponibile con i normali tempi dei processi di nitrificazione; una frazione pari a circa il 35 % solubile in acqua fredda (25 °C), che costituisce la parte di azoto disponibile nell’arco di 2-3 settimane;  una frazione di circa il  35 % solubile in acqua calda (100 °C), che costituisce la frazione che si idrolizza in modo graduale nell’arco di 3-4 mesi e infine, una frazione insolubile in acqua calda, che ha tempi ancora più lunghi.</p>
<p>Il tutto garantisce una continuità e gradualità di rilascio dell’azoto, che avviene in modo sincrono con l’attività microbica del suolo e dunque con l’attività metabolica della pianta (Figura5).</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_20">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="1453" height="1065" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/metilenurea.png" alt="" title="metilenurea" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/metilenurea.png 1453w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/metilenurea-1280x938.png 1280w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/metilenurea-980x718.png 980w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/metilenurea-480x352.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 1453px, 100vw" class="wp-image-13845" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_76  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 5.</em></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_77  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3><em>FERTILIZZANTI STABILIZZATI</em></h3>
<p>Questi tipi di concimi, bloccano il processo dei batteri coinvolti nei processi di degradazione, rallentando di fatto il rilascio azotato. Si parla di concimi con inibitori di ureasi (NBPT), quando l’urea è stabilizzata con inibitore di ureasi, che impedisce all’azoto ureico, di essere degradato velocemente in ammoniaca e perso per volatilizzazione. Si parla invece di concimi con inibitori della nitrificazione (3,4,DMPP), quando è lo ione ammonio ad essere rallentato nel processo di trasformazione ad azoto nitrico, rallentando di fatto l’azione del batterio “<em>nitrosomonas</em>”, evitando quindi la sua dispersione (Figura 6).</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_21">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="499" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/DMPP.jpg" alt="" title="DMPP" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/DMPP.jpg 698w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/DMPP-480x343.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 698px, 100vw" class="wp-image-13846" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_78  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 6.</em></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_79  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3><em>FERTILIZZANTI A CESSIONE PROGRAMMATA</em></h3>
<p><em> </em></p>
<p>La cessione dell’azoto, nei concimi a rilascio controllato, dipende dalla sua copertura con materiali semipermeabili, di diverso spessore, che ne regolano il passaggio. Il passaggio degli elementi nutritivi dall’interno, all’esterno del rivestimento, può, in relazione alle caratteristiche del materiale impiegato, avvenire con tempi e meccanismi diversi. La ricopertura può essere realizzata con membrane semipermeabili, polimeri, resine e con le pellicola di zolfo. Può durare da un minimo di 2/3 mesi ad un massimo di 14/15 mesi, a seconda dello spessore della pellicola.</p>
<p>L’Azoto a cessione programmata si divide in<strong> due tipologie </strong>di rilascio:<strong> il rilascio controllato per diffusione e osmosi e lo SCU/PSCU (Sulfur Coated Urea/Polymer Sulfur Coated Urea), con presenza di zolfo. </strong>Nel primo caso, in commercio, si trovano sotto il nome di: Polyon, Duration, osmocote, basacote, multicote, extend, purkote etc.</p>
<p><strong> </strong><strong>In sostanza, abbiamo una pellicola al 100% biodegradabile, che può contenere o un elemento nutritivo (il granulo di urea) o più elementi nutritivi (es. Azoto, Fosforo, Potassio)</strong><strong>. La membrana è semi-permeabile</strong>, permette l&#8217;ingresso solo di determinate sostanze in determinati momenti, secondo determinate concentrazioni. Inizialmente, l&#8217;acqua penetra all&#8217;interno del granulo, poi crea delle situazioni di dissoluzione degli elementi nutritivi che quindi, per diffusione, diventano liquidi. A questo punto, per pressione osmotica, i liquidi schiacciano contro la parete, che è semi-permeabile (ha dei piccoli pori), rilasciando gradualmente il soluto costituito da elementi e sali contenuti. L&#8217;uscita avviene poco per volta. In questo caso, la cessione dell’azoto è estremamente precisa e costante e dipende esclusivamente dalle temperature e dalla umidità del terreno. Infatti, sotto i 5 gradi e sopra i 30 gradi, i pori si chiudono, impedendo la fuoriuscita dell’elemento nutritivo, mentre tra i 5 e i 30 gradi, si ha il rilascio graduale e costante dell’elemento nutritivo.</p>
<p>In questo senso riescono bene ad assecondare la crescita del tappeto erboso, che aumenta in base alla temperatura e possono essere considerati degli ottimi concimi specifici per tappeto erboso (Figura 7).</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_22">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="322" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/PSCU.jpg" alt="" title="PSCU" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/PSCU.jpg 400w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/PSCU-300x242.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" class="wp-image-13847" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_80  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 7.</em></p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_81  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Nel caso dei concimi ricoperti da zolfo, l’urea viene fatta reagire con lo zolfo fuso. In questo caso però, lo zolfo, oltre ad essere molto fragile, ha delle imperfezioni nella ricopertura che tende, nella fase iniziale, a rilasciare un eccessivo rilascio di nutrienti. Per ovviare a questo inconveniente, sono stati sviluppati fertilizzanti, il cui granulo di concime viene ricoperto da uno strato di Zolfo e successivamente da una pellicola di polimero (PSCU), che però, in questo caso, non è semipermeabile, ma si scioglie a contatto con l’acqua. Quindi, l’elemento di liberazione degli elementi nutritivi è, in questo caso, l’acqua.</p>
<p>In commercio si trovano sotto il nome di: NS54, XCU, POLY-S (Figura 8)</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_23">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="740" height="367" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-8.jpg" alt="" title="figura 8" srcset="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-8.jpg 740w, https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-8-480x238.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 740px, 100vw" class="wp-image-13848" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_82  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 8</em></p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_83  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>FERTILIZZANTI ORGANO-MINERALI</em></p>
<p>I concimi organo-minerali, sono prodotti ottenuti per reazione o per miscela di uno o più concimi organici con uno o più concimi minerali semplici o composti. Si tratta quindi di <strong>prodotti completi,</strong> che hanno un maggior contenuto di elementi nutritivi rispetto ai concimi organici e una maggiore efficienza rispetto ai minerali.</p>
<p>Grazie alla presenza della frazione organica, gli elementi nutritivi apportati sono meno soggetti a perdite per fenomeni di <strong>dilavamento, evaporazione, retrogradazione e fissazione</strong> e vanno incontro a<strong> cessioni più lente, graduali e prolungate nel tempo</strong>. Ne consegue una <strong>maggiore efficienza dell’intervento di concimazione</strong>, con effetti benefici sull’ambiente.</p>
<p>Non è molta la sostanza organica che si apporta con le concimazioni organo-minerali, e non si riesce a far salire di molto la percentuale di humus nel suolo, tuttavia può rappresentare una fonte di carbonio per i microrganismi, oltre che enzimi, lieviti, aminoacidi e fattori di crescita, specialmente in tappeti erbosi molto giovani, che non hanno fatto in tempo, autonomamente, ad aumentare la</p>
<p>sostanza organica nel suolo (Figura 9).</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_24">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="243" height="300" src="https://www.pelizzari.it/wp-content/uploads/2024/05/figura-9.png" alt="" title="figura 9" class="wp-image-13849" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_84  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 9.</em></p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_85  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3><em>FERTILIZZANTI ORGANICI</em></h3>
<p>Un fertilizzante organico, come suggerisce il nome, è costituito da materia organica. Si tratta di composti naturali di vario tipo che contengono molecole di carbonio, come resti animali o vegetali. I concimi organici azotati e azoto-fosfatici, specie se solidi, e gli ammendati, sono prodotti che contengono azoto organico naturalmente a lento rilascio. Infatti, l’azoto organico può essere utilizzato dalle piante solamente dopo la mineralizzazione che lo trasforma in azoto minerale: ammoniacale (NH4<sup>+</sup>) prima, nitrico (NO3<sup>&#8211;</sup>) poi.</p>
<p>Letami maturi, concimi a base di cuoio e pelli idrolizzati, pennone, polline compostate, panelli, farine di carne e ossa, cornunghia, ammendanti compostati, per citare i maggiori, sono caratterizzati dalla presenza di azoto a lento rilascio.</p>
<p>La velocità con cui i diversi prodotti a base organica rilasciano l’azoto minerale nel terreno dipende, essenzialmente, oltre che dalle caratteristiche fisico-chimiche dei prodotti stessi, dall’intensità dell’attività dei microrganismi del terreno che, come noto, traggono l’energia dai processi di mineralizzazione della sostanza organica. I processi microbiologici, sono fortemente influenzati dalle condizioni climatiche, perché la temperatura e l’umidità del suolo, condizionano la velocità di trasformazione e di mineralizzazione.</p>
<p>Pertanto, l’utilizzo di fertilizzanti capaci di modulare il rilascio dell’azoto, in funzione delle esigenze nutritive delle piante, è molto importante per la gestione e l’efficienza delle unità fertilizzanti azotate. In linea generale e con una suddivisione grossolana, si potrebbero suddividere i concimi organici in base alla velocità di rilascio in:</p>
<ul>
<li>Rilascio medio veloce: Sangue secco, Agrogel, Borlande, Guano.</li>
<li>Rilascio medio: Pollina, Pelli e setole, Biomasse fungine, Panelli di soia e mais.</li>
<li>Rilascio lento: Farine di ossa, Letame secco e Cuoio.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_code et_pb_code_5">
				
				
				
				
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			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
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		<title>irrigazione del prato</title>
		<link>https://www.pelizzari.it/irrigazione-del-prato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 07:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1><strong>LA CORRETTA GESTIONE DELL’ACQUA IN UN TAPPETO ERBOSO</strong></h1>
<p>L’irrigazione ha avuto un ruolo determinante per lo sviluppo dell’agricoltura in molte parti del mondo. In Italia ha tradizioni molto antiche, dove attualmente vengono irrigati circa 2.5 milioni di ettari, pari al 19% della superficie agricola nazionale, localizzati prevalentemente al Nord e incidono per circa il 50% sul consumo nazionale di acqua.</p>
<p>Nell’ambiente mediterraneo, al fine di mantenere una buona qualità del tappeto erboso, durante la stagione estiva, gli interventi irrigui sono notevoli e dispendiosi. Di conseguenza, un’attenta gestione dell’acqua influenza notevolmente due importanti aspetti del sistema tappeto erboso: economicità ed eco-compatibilità.</p>
<p>L’acqua è una risorsa solo parzialmente rinnovabile, perché il suo tasso di rinnovamento dipende dal livello delle precipitazioni locali. Per questo motivo è necessario gestire razionalmente la risorsa idrica, soprattutto quella potabile, in tutti i Paesi. Quindi, per quanto riguarda i tappeti erbosi, l’acqua assume una notevole importanza sia nei suoi aspetti quantitativi che qualitativi.</p>
<h2><em>Perché si irriga il tappeto erboso?</em></h2>
<p>L’acqua è contenuta nelle piante in misura variabile a seconda degli organi. Il mantenimento di un adeguato stato di idratazione è essenziale per la loro vita e il loro sviluppo. Nella pianta, l’acqua è però soggetta a continue perdite per diversi fenomeni (figura 1). Quello principale è la cosidetta evaporazione, principalmente attraverso le foglie, nel processo chiamato traspirazione. Ogni specie ha un proprio valori di evotraspirazione (ET) che è la somma della quantità d&#8217;acqua persa dal suolo per evaporazione e dalle piante per traspirazione. A seconda del valore di ET giornaliero, dovremmo reintegrare, teoricamente, la stessa quantità d’acqua persa. </p>
<p>Gli organi che risentono per primi di uno stress idrico sono i germogli, i quali d’altra parte, reagiscono sempre all’irrigazione. Infatti, l’acqua contenuta nella pianta è solo una minima parte (1-2%) di quella assorbita dal terreno e di tutta l’acqua assorbita dalle radici e trasferita alla parte aerea della pianta, il 99% circa viene dispersa nell’aria come vapore attraverso la traspirazione.</p>
<p>È quindi necessario un continuo rifornimento d’acqua alla pianta, attraverso l’assorbimento dal terreno, principalmente per mantenere in vita le piante. Inoltre, serve per mantenere la pianta con il suo color verde anche in estate, per migliorare la resilienza a seguito di uno stress abiotico e per fornire la giusta umidità allo sviluppo radicale.</p>
<h3><em>Come si misura la quantità d’acqua che cade sul proprio tappeto erboso?</em></h3>
<p>La quantità d’acqua si misura in MILLIMETRI (mm) e non in MINUTI (min), come molti professionisti fanno.</p>
<p>Quindi dire: ”bagna 15 min” non ha senso, ma bensì ha senso dire:” bagna 15 mm” per esempio. Questo perché, ogni impianto d’irrigazione ha una sua pressione e di conseguenza una portata specifica e dipende anche dal tipo di impianto, se STATICO O DINAMICO. Quindi i mm d’acqua sono, diciamo, personali ed è quindi impossibile stabilire delle linee guida standard.</p>
<p>Ricordiamo che: 1 mm = 1 litro/m2 = 10.000 litri/Ha = 10m<sup>3</sup> / Ha</p>
<h4><em>Ma come si calcolano i mm d’acqua che cadono realmente sul proprio tappeto erboso?</em></h4>
<p>Si possono acquistare dei pluviometri tarati o semplicemente si possono distribuire, il più uniformemente possibile, dei contenitori cilindrici sul prato (come per esempio delle scatolette di tonno), che hanno quindi le pareti perpendicolari e hanno il diametro della base sopra e sotto identico. Successivamente, si accende l’impianto d’irrigazione per 10 minuti e si valuta quanti mm d’acqua ci sono nei contenitori, tramite un righello o un metro. Quindi, dai mm d’acqua, possiamo tarare bene i minuti con cui far partire l’impianto. Ovviamente più contenitori ci sono sul prato, più si avrà una misura esatta dei mm caduti e oltretutto possiamo anche calcolare il coefficiente di uniformità, per verificare se ci sono zone dove il vostro impianto non arriva a irrigare o irriga troppo.</p>
<h3><em>Quanta acqua serve realmente al tappeto erboso e con quale frequenza?</em></h3>
<p>La regola generale, parla di circa 25-38 mm d’acqua a settimana, durante il periodo vegetativo.</p>
<p>Bisogna però, prendere in considerazione diversi fattori:</p>
<ul>
<li>La specie di tappeto erboso (microterma o macroterma)</li>
<li>La presenza di diverse cultivar</li>
<li>Zona climatica (temperatura, vento, piovosità e umidità relativa)</li>
<li>Meteo</li>
<li>Esposizione</li>
<li>Tipo di suolo e pendenza (sabbioso, argilloso, limoso, franco-argilloso, etc)</li>
<li>Caratteristica funzionale del tappeto erboso: ricreativa, sportiva o ornamentale.</li>
<li>Grado di gestione del tappeto erboso</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In genere, le radici dei tappeti erbosi, esplorano una superficie non maggiore di 15/20 cm di profondità ed è questa porzione di terreno che dobbiamo tenere umida. Quindi dare il giusto quantitativo d’acqua in mm è fondamentale, in primis per non sprecare l’acqua e di conseguenza soldi e in secundis, per evitare i ristagni idrici, che sono  deleteri per il tappeto erboso (malattie fungine).</p>
<p>Discorso diverso avviene se dobbiamo irrigare siepi, arbusti o alberi. In questo caso le radici possono arrivare anche ad una profondità di 4 metri, ed è chiaro che in questo caso i mm d’acqua dovranno, essere molti di più rispetto ad una irrigazione di un tappeto erboso, ma con irrigazioni meno frequenti (1 volta a settimana circa).</p>
<p><strong>Le specie e le cultivar sono un fattore da tenere in considerazione.</strong></p>
<p>Le specie microterme hanno bisogno di più acqua rispetto alle macroterme, poichè quest’ultime hanno una profondità radicale molto maggiore e una minore evotraspirazione. Ogni specie ha un proprio valori di evotraspirazione (ET) e a seconda del valore giornaliero, dovremmo reintegrare, teoricamente, la stessa quantità d’acqua persa.</p>
<p>Dai valori di evotraspirazione tra le microterme (ET=3-8 mm al giorno) e le macroterme (ET=2-5 mm al giorno), si evince come quest’ultime necessitano di molta meno acqua giornaliera.</p>
<p>Tra le varie cultivar di microterme e macroterme, la poa pratensis e la festuca arundinacea hanno il più alto valore di ET, al contrario della cynodon dactylon o della Zoysia che è il più basso in assoluto. Ma dal punto di vista dell’approfondimento radicale e quindi anche nella sopportazione dello stress idrico, oltre ovviamente alla quasi totalità delle macroterme, la festuca arundinacea tra le microterme, con il suo apparato radicale profondo, è quella cultivar che ha un fabbisogno idrico più basso in assoluto. Al contrario la poa pratensis, avendo un apparato radicale molto superficiale, richiede una frequenza irrigua assidua.</p>
<p>La zona climatica e il meteo influiscono ovviamente molto sulla gestione irrigua. Al Nord, avendo estati meno torride rispetto al centro-sud, la superficie del terreno si riscalda di meno e il consumo di acqua è molto minore. Zone con presenza di molto vento o con periodi di forte siccità, fanno asciugare più velocemente i primi strati del terreno, con un aumento, in questo caso, della frequenza irrigua. Oltretutto, far partire l’impianto d’irrigazione, in una giornata ventosa, fa sì che l’uniformità nel distribuire l’acqua non sarà mai effettivamente buona.</p>
<p>L’esposizione è un’altro parametro importante da considerare. Ovviamente un prato esposto al sole tutto il giorno, richiede più acqua rispetto ad uno in ombra o mezz’ombra, visto che l’evotraspirazione, è molto maggiore.</p>
<p>Così come un terreno sabbioso richiede una frequenza irrigua molto piu assidua, rispetto ad un terreno argilloso o limoso. Nel caso di un terreno sabbioso, i mm d’acqua disponibile per i primi 10 cm di terreno sono circa 3, perchè la permeabilità del terreno è molto alta (19-25 mm/h), mentre per un terreno argilloso e franco-limoso possono arrivare sui 16 mm e 20 mm, rispettivamente, con un valore di permeabilità di circa 8-10 mm/h. Questo fa capire che, la frequenza irrigua per un terreno sabbioso, deve essere necessariamente maggiore, rispetto ad un terreno più pesante, con volumi d’acqua che non devono essere eccessivi, perchè essendo molto permeabile, l’acqua in eccesso andrebbe persa. Mentre per un terreno argilloso, ha senso fare due cicli ravvicinati d’irrigazione, a distanza per esempio, di 2/3 ore l’uno dall’altro, mantendo fissi i mm d‘acqua. In questo modo, diamo al terreno il tempo per scaricarsi dell’acqua in eccesso, evitando quindi ristagni idrici e la successiva irrigazione troverà il terreno svuotato e manderà in profondità l’acqua rimanente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stessa considerazione andrebbe fatta per la pendenza. Un prato con un’alta percentuale di pendenza, andrebbe irrigata con più frequenza, visto che una buona parte dell’acqua viene persa per uno scorrimento orizzontale (ruscellamento).Un tappeto erboso per uso sportivo e quindi molto in stress da calpestio, deve essere supportato da una frequenza irrigua maggiore rispetto ad un tappeto erboso ad uso ricreativo o ornamentale, visto lo stress abiotico elevato. Per ultimo, ricordiamo che se si usano concimi non specifici per tappeti erbosi, con un un’alta percentuale di azoto a pronto effetto, questo farà si che il nostro prato crescerà a dismisura, con un elevato dispendio di energia (l’azoto assorbito dalle piante, per poter essere utilizzato, deve essere trasformato da enzimi specifici in forma assimilabile). L’azoto in eccesso può inibire l’assorbimento di acqua dalle radici, causando problemi di idratazione e stress idrico nelle piante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Qual è la frequenza giusta d’irrigazione e quindi quando devo irrigare?</em></h2>
<p><em> </em></p>
<p>Non c’è una regola fissa che vale per tutte le specie. La risposta, da quanto ho scritto sopra, è: DIPENDE. Le variabili che entrano in gioco, come abbiamo visto, sono molte e non è semplice dare una risposta giusta. Una cosa è certa: IRRIGARE PIU‘ A FONDO E MENO FREQUENTEMENTE POSSIBILE. Questo stimolerà la crescita radicale, migliorando la salute generale della pianta, la tolleranza alla siccità e alla malattie fungine. Se un tappeto erboso è in stress idrico per qualche giorno, di sicuro non muore, anzi, un leggero stress idrico, produce un segnale ormonale che stimola una maggiore traslocazione di carboidrati nelle radici che a sua volta si traduce in una maggiore crescita radicale.</p>
<p>Viceversa, se diamo acqua tutti i giorni, potrebbe morire per asfissia radicale, perchè l’acqua in eccesso occuperà tutti gli spazi del terreno e per le radici non ci sarà più aria. Da non dimenticare che l’aria, che non è solo componente dell’ambiente esterno a contatto con l’apparato fogliare, deve essere anche presente nel suolo per evitare quelli che sono, per molte specie, i classici problemi dell’asfissia radicale.</p>
<p>In pratica, se la frequenza irrigua è molto alta, le radici si abitueranno sempre ad avere tutta l’acqua a disposizione nei primi cm di terreno e non andranno mai a svilupparsi in profondità per andarla a cercare. Radici poco sviluppate, come ben sappiamo, a lungo andare portano a conseguenze gravi per la salute del tappeto erboso.</p>
<p>Quindi cerchiamo sempre di fare delle pause irrigue. Facciamo prima scaricare del tutto i primi 15/20 cm di terreno, dall’acqua e poi facciamo partire l‘impianto d‘irrigazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong><em>Come ci accorgiamo che il prato è in stress idrico?</em></strong></h4>
<p>La risposta è quando vediamo uno di questi fenomeni:</p>
<p>1- In controluce, il prato vira di colore dal verde al blu notte.</p>
<p>2- La lamina della foglia è assottigliata e fine.</p>
<p>3- Calpestando l&#8217;erba, questa fa fatica a &#8220;tornare su&#8221;.</p>
<p>4- Estraendo un pezzo di terreno e controllando sotto se è umido o meno.</p>
<p>5- Utilizzando dei strumenti professionali, abbastanza costosi, che ti possono dare dei valori di umidità del terreno.</p>
<h4><em>Come facciamo a irrigare in maniera uniforme?</em></h4>
<p>L&#8217;uniformità dell&#8217;applicazione dell&#8217;acqua, durante l&#8217;irrigazione, è un aspetto molto importante da tenere in considerazione. Questa uniformità implica che, tutte le piante all&#8217;interno della stessa area irrigata, dovrebbero ricevere esattamente la stessa quantità di acqua quando viene applicata.</p>
<p>Il coefficiente di uniformità è un coefficiente che permette di esprimere un giudizio di qualità dell’impianto sulla base della qualità della distribuzione delle portate (e quindi indirettamente delle pressioni) in un impianto e andrebbe calcolato in fase di costruzione. Sappiamo che la maggior parte degli impianti d’irrigazione, non sono fatti a regola d’arte, per cui ci potrebbero essere zone in cui cade troppa acqua e in altre zone dove ne cade poca. Gli irrigatori, possono essere DINAMICI o STATICI e sono sempre stati dei pessimi distributori d’acqua. Questo perché, riescono a bagnare bene zone lontane, ma molto poco le zone dove sono posizionati. Per questo un buon impianto deve essere fatto in modo tale da sovrapporre le varie gittate d’acqua. Quindi, affidarsi a un buon professionista in fase di costruzione dell’impianto, è una buona prassi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ricordiamo che un tappeto erboso non può esistere, se manca un impianto d’irrigazione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altra questione fondamentale è il corretto utilizzo degli ugelli per gli irrigatori dinamici. Di solito, gli irrigatori dinamici, montano ugelli standard che lavorano a 180 Gradi. Se lasciamo installato un ugello a 180 gradi su di un irrigatore che invece lavora a 90 gradi, non avremo mai la famosa UNIFORMITA&#8217; di distribuzione. Quindi se installiamo un ugello adatto per un irrigatore che lavora a 90 gradi, che eroga per esempio, 1.8 litri al minuto, dovremmo poi mettere l’ugello che eroga 3.6 litri al minuto (quindi il doppio) per gli irrigatori che lavorano a 180 gradi e così via.</p>
<p>Con la prova descritta sopra, posizionando i vari pluviometri nel vostro tappeto erboso e poi calcolando i mm d’acqua raccolti in ogni pluviometro, possiamo già farci un’idea sulla qualità dell’impianto e del suo relativo coefficiente di uniformità.</p>
<p>Più la differenza è bassa tra i mm d’acqua nel recipiente che ne ha accumulato di più, rispetto a quello che ne ha accumulato di meno, migliore è la uniformità di distribuzione. Se fosse molto alta, dovremmo poi calibrare i tempi d’irrigazione per garantire la minima distribuzione voluta su tutta la superficie.</p>
<p>Altro fattore da tener in considerazione, per aumentare il coefficiente di uniformità, è l’orario di partenza del mio impianto. Se facciamo partire, l’impianto la mattina presto, questo distribuirà l’acqua in maniera più omogenea, poiché la pressione sarà maggiore. In genere e soprattutto per evitare il proliferarsi delle malattie fungine, l’impianto d’irrigazione può essere accesso tra le 03.00 e le 09.00 di mattina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Altri parametri da tenere in considerazione.</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>Le pratiche agronomiche di manutenzione, come le concimazioni bilanciate, con concimi studiati per tappeti erbosi, tosature regolari (con lama affilata) e frequenti, interventi di aerificazione e di sfeltratura ed utilizzo di prodotti surfattanti, stimolano lo sviluppo in profondità degli apparati radicali, aumentandone la resistenza alla siccità.</p>
<p>Anche avere un tappeto erboso alto, fitto e denso, può influenzare la frequenza d’irrigazione. Questo perché, un aumento dell’altezza di taglio determina maggior tasso di ombra sul prato stesso e sul terreno, facendo in pratica da schermo solare.</p>
<p>Altra questione fondamentale è il pH dell’acqua d’irrigazione. Quello ottimale si aggira sui 6.5-6.8. In questo caso l’acqua viene assimilata sopra l’80%. Al contrario, pH basici intorno al 7.8 e oltre la pianta ne assorbirà circa il 40/50%.</p>
<p>Anche la salinità è da tenere in conto. Fare le analisi dell’acqua è sempre una buona prassi. Ricordiamo che, l‘irrigazione con acqua salina può distruggere irreversibilmente la fertilità del suolo. Il sale nell‘acqua d‘irrigazione, si accumula nel suolo e alla fine raggiunge livelli che rendono impossibile la produzione di colture. I sali nel suolo, riducono anche la disponibilità di acqua per la pianta a tal punto, che la resa ne risente.</p>
<p>Se si hanno zone, in cui sussistono le competizione idriche con siepi e/o alberi, integrate a mano con la canna o viceversa date più acqua alle vostre siepi, in modo tale da non far sottrarre acqua al vostro tappeto erboso. Invece, se si hanno zone vicino a camminamenti, che scaldano parecchio durante l&#8217;estate, anche in questo caso, integrate a mano quelle zone con molta frequenza o cominciate a pensare di fare un impianto di sub-irrigazione, dove l’impianto a goccia è posizionato al di sotto del terreno, consentendo una efficiente somministrazione di acqua. Ha molti vantaggi tra i quali il risparmio idrico, la riduzione delle fitopatologie e il controllo delle erbe infestanti. L’unico svantaggio è che, potrebbero esserci problemi quando andate a fare lavorazioni con il terreno in profondità, tale da arrecare danno ai tubi (carotature o bucature, verticut etc).</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><b>Figura 1</b></p>
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			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_88  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: left;"><b>A cura di:</b></p>
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		<title>tipologie di prato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 14:19:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>&nbsp;</p>
<h1><strong>TIPOLOGIE DI PRATO: COME SCEGLIERE LA SPECIE CORRETTA</strong></h1>
<p>Il periodo della semina è un momento magico per il prato: autunno e primavera per quanto riguarda le microterme o la primavera inoltrata a favore delle macroterme, trasformando i nostri giardini in distese di verde. A volte capita però, forse troppo spesso, che la magia duri poco. Succede infatti che, dopo qualche tempo, comincino ad arrivare i primi problemi: il prato si dirada, compare il muschio, le infestanti colonizzano il terreno e rimane ben poco del lavoro svolto in precedenza. Questo può dipendere sicuramente dall&#8217;errata gestione del tappeto erboso, ma a volte anche dalla semina di una specie non adatta sul nostro prato. Acquistare scatole di semi, senza sapere se le specie all&#8217;interno sono adatte al nostro spazio, è una pratica molto comune ma agronomicamente errata, oltre che una scelta non economica in termini di denaro e fatica.</p>
<p>A nessuno verrebbe in mente di piantare un orchidea in giardino o di tenere in casa un olivo. Per il prato funziona esattamente allo stesso modo. Una specie che ha bisogno per sopravvivere di otto ore di luce diretta al giorno, non può essere seminata in ombra e neanche dove riceve quattro ore di irraggiamento, perché potrebbe diradarsi notevolmente nel tempo. Teniamo questo articolo come vademecum, prima di intraprendere una semina, in modo da non commettere gli stessi errori fatti in passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>FATTORI AMBIENTALI: LE TEMPERATURE</strong></h4>
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<p>La zona climatica è uno dei fattori fondamentali nella scelta della specie e quindi parliamo di temperature. L&#8217;Italia è una penisola lunga e stretta e con climi e microclimi molto differenti all&#8217;interno della stessa (<em>Figura 1</em>). A pochi km di distanza, si possono verificare differenze climatiche notevoli, questo perché anche l&#8217;altitudine è una variabile importante. Le catene montuose, quali le Alpi al nord Italia e gli Appennini, che si estendono in discesa verso il sud Italia, concorrono a variabili fatte di  altitudini differenti e quindi di temperature diverse. Ogni specie raggiunge la sua massima espressività nella corretta area geografica. Le specie alloctone o naturalizzate, sono le specie che, per mano dell&#8217;uomo in comportamento voluto o accidentale, sono state trasferite dal proprio territorio ma prosperano nel luogo di impianto, mentre le specie autoctone o native, sono specie originarie del luogo, che si sono evolute in loco. Le specie da tappeto erboso si dividono principalmente in due gruppi ed ogni pianta esprime il meglio di sé quando è collocata in una zona simile a quella di origine oppure si è adattata talmente bene da prosperare.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 1</em>. Suddivisione delle varie aree geografiche italiane</p>
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			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_91  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>L&#8217;Italia viene definita nella maggior parte della sua area, in  <strong>una zona di transizone. </strong>La <em>transition zone</em>, come la chiamano in USA, è la zona centrale tra la fascia artica e quella sub tropicale. In questa zona è possibile seminare sia le specie microterme che le specie macroterme, tenendo sempre conto dei parametri ambientali e climatici o di temperatura ideali per le specie. Essendo comunque una penisola allungata, che si estende per oltre 1200 km, dove da nord a sud sostanzialmente le temperature sono molto differenti tra loro, possiamo fare una distinzione tra: <em>“Cool season zone“</em>, quindi una zona più fresca, dove  si preferisce la semina per lo più di specie microterme (parlando del nord italia) e la <em>“Warm Season zone“</em>, quindi una zona più calda ,dove sarebbe meglio puntare sulle specie macroterme (parlando del pieno sud Italia). Nell’immagini sottostanti (figura 2), possiamo notare nella prima immagine la divisione delle zone climatiche tra zona fredda (cool zone), zona di transizione e zona calda (warm zone) Nella seconda immagine, se si sovrappone il disegno, si comprende come è posizionata la nostra penisola a secondo della classificazione delle zone denominate in precedenza.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 2</em>. Transition Zone</p>
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			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_93  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2><strong>LE SPECIE DA TAPPETO ERBOSO: Microterme vs Macroterme</strong></h2>
<p>Le specie da tappeto erboso si dividono principalmente in due macrogruppi, che si differenziano tra loro, a secondo del ciclo fotosintetico delle stesse:</p>
<ul>
<li>Le microterme</li>
<li>Le macroterme</li>
</ul>
<p><strong>Le specie microterme</strong>, che si trovano sul mercato e che possiamo seminare nel nostro tappeto erboso sono le seguenti :</p>
<ul>
<li>Festuca arundinacea</li>
<li>Festuche fini, rubra commutata, rubra trichopylla e ovina.</li>
<li>Lolium perenne o loietto</li>
<li>Lolium multiflorum</li>
<li>Lolium tetraploide</li>
<li>Poa pratensis</li>
<li>Poa Trivialis</li>
<li>Poa annua</li>
<li>Poa supina</li>
<li>Agrostis Stolonifera</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le specie microterme generalmente, sono particolarmente avvantaggiate da climi più miti ma soprattutto, aspetto da verificare sempre, sono le temperature estive e cioè quando il loro ciclo fotosintetico (C3) entra in difficoltà. Le microterme prediligono temperature tra i 12 e i 27 gradi circa, raggiungendo il loro massimo splendore, in media, in primavera e in autunno, a seconda della zona climatica.</p>
<p>In Trentino, per esempio, sarà prolungato il loro periodo di benessere, mentre in Sicilia, un range di temperature con media di 18/20 gradi è sicuramente più corto e sarà invece sfavorevole il caldo prolungato nel tempo a partire dalla primavera, contando anche le massime temperature estive a cui si sottopone la pianta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_29">
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 3</em>. Ciclo vegetativo delle microterme</p>
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			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_95  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Come possiamo vedere dalla <em>figura 3</em>, le microterme hanno due cicli vegetativi importanti annuali, primavera ed autunno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>LA FESTUCA ARUNDINACEA</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>E‘ la cosiddetta “<em>macroterma delle microterme</em>“. Infatti con il suo apparato radicale profondo resiste molto bene allo stress idrico e alle alte temperature, ma non tollera particolarmente quelle basse. Inoltre, tollera parzialmente l&#8217;ombreggiamento, a seconda della cultivar. In Italia sono state importate moltissime varietà e la scalata genetica che ha affrontato la festuca dagli anni &#8217;90 ad oggi, è impressionate. Su questa specie, si è puntato molto, proprio per favorire delle specie sostenibili a livello di gestione delle risorse idriche. Non tollera in particolar modo il calpestio intenso e l&#8217;altezza ideale in genere è tra i 5 e 7 cm. Le varietà di ultima generazione, sono molto performanti, come la 4<sup>th</sup> Millenium, una festuca arundineacea a foglia fine di colore scuro, che risulta essere al top della classifica NTEP. Se avete una zona al sole al nord, centro Italia ma anche al sud e volete puntare ad un tappeto di  microterme, che richiede limitate risorse idriche e che richiede una media/bassa manutenzione, la festuca arundineacea fa davvero al caso vostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>LE FESTUCHE DA OMBRA</em></h3>
<p>Le festuche fini, ovine, rubra commutata o rubra trichopylla al contrario dell&#8217;arundinacea, sono impiegate per lo più in zone ombrose, zone di montagna e resistono bene a temperature minori, ma con estati non troppo calde. Con una zona particolarmente ombreggiata, scegliete un mix con all&#8217;interno queste specie, soprattutto se avete meno di 3 o 4 ore di luce diretta. Sono specie che non tollerano molto bene il calpestio e tagli bassi, ma inerbiscono bene e se gestite correttamente, a partire dal substrato che deve essere drenante, possono dare soddisfazioni anche con poca nutrizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I semi generalmente, germinano dopo anche 20 giorni dalla semina e in genere si trova in miscele con lolium perenne, per  mediare e abbassare il rischio d&#8217;insediamento delle erbe infestanti.</p>
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<h3><em>IL LOLIUM PERENNE</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; una pianta usata di solito in mix con festuca o con poa pratense. E‘ usata particolarmente nello sportivo, per merito della sua tolleranza al calpestio e alla velocità di germinazione (3/4 giorni). Per merito di questa sua peculiarità, si trova nei mix di rigenerazione, per garantire una chiusura degli spazi aperti nel più breve tempo possibile. Non tollera assolutamente il ristagno idrico e predilige altezze nell&#8217;ornamentale, tra i 30 e i 50 mm. E&#8217; una specie ad alta manutenzione, che richiede comunque cura, acqua e concimazioni. Può essere usata in zone di montagna, anche se tollera meno il freddo rispetto ad una festuca fine, ma con estati non molto caldi, in quanto soffre particolarmente le alte temperature, ma si trova a suo agio con il sole pieno.</p>
<p>Per una semina ed un prato duraturo, consiglio di valutare molto attentamente l&#8217;esposizione e la zona di residenza. In mix con la poa pratense, genera un tappeto erboso di altissimo livello estetico e performante. Il vantaggio è che, in caso il lolium abbia problematiche estive, la poa riuscirà a colonizzare anche i suoi spazi, se nutrita a dovere. Il loietto tetraploide o multiflorum viene generalmente utlizzato nelle trasemine invernali, su macroterme come il Cynodon o il Paspalum Vaginatum.</p>
<p>Ai primi caldi le macroterme colonizzeranno il lolium, per via della sua decadenza alle alte temperature.</p>
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<h3><em>LA POA PRATENSE</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Poa pratense si trova generalmente in mix con tutte le microterme (a parte l‘agrostis), per merito della sua capacità di colonizzazione degli spazi, essendo una pianta rizomatosa, è in grado di riparare e chiudere aree vuote e avere un prato denso.In un prato con animali, con essenze microterme, al sole o misto, non può mancare questa specie nel vostro prato. Nel più delle volte si trova nei classici mix 90/10 con il suo 10% di peso (e non numero) all&#8217;interno del sacco.</p>
<p>Questo non vuol dire che il tappeto erboso sarà successivamente composto da solo il 10% di poa. Questo perchè, essendo i semi della poa pratense molto piccoli, alla fine della semina avremo un tappeto erboso composto da circa, metà festuca o loietto e metà poa pratense. E&#8217; consigliato prima di seminare il mix in questione, agitare bene la scatola per una semina omogenea.</p>
<p>Alla Poa pratense, piace il sole, è una specie molto performante che da grandi soddisfazioni e rende il tappeto erboso più fitto e più resistente. Attualmente alcune nuove cultivar sono parzialmente tolleranti all&#8217;ombreggiamento, ma a discapito della perfomance della pianta. Ha radici più superficiali, ed è una pianta che richiede generalmente più acqua e più concimazioni, ad esempio di una festuca,  ma ha un&#8217;ottima tolleranza agli stress idrici grazie ai suoi rizomi. Il tempo di insediamento della Poa Pratensis è abbastanza lungo, se seminata in periodi ottimali germina in circa 7/10 giorni, ma lo sviluppo della pianta è molto lento. Seminare in un periodo non idoneo può essere un rischio, per via della radice poco profonda della nuova pianta.</p>
<p>Resiste molto bene a temperature fredde e può essere seminata in zone montuose ad intenso traffico.</p>
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<h3><em>AGROSTIS STOLONIFERA</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; una pianta che andrebbe seminata in purezza e che richiede la più alta manutenzione tra le microterme. Generalmente è usata nei golf, con tagli in altezza da 6- 10 mm. Questa specie va gestita con macchinari elicoidali e tagli frequenti, operazioni di areazione, sabbiature e una certa cura e gestione, non adatta ai neofiti o chi non ha molto tempo da dedicare. Una pianta prostrata, che si allarga tramite stoloni e che forma un tappeto finissimo e compatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le specie macroterme</strong> principalmente utilizzate sono :</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Cynodon Dactylon</li>
<li>Zoysia Japonica</li>
<li>Zoysia Matrella</li>
<li>Zoysia Innovation</li>
<li>Zoysia Tenufolia</li>
<li>Paspalum vaginatum</li>
<li>Stenothaprum Secundatum</li>
<li>Dichondra Repens</li>
<li>Pennisetum Clandestinum</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le macroterme, con un ciclo fotosintetico differente dalle microterme, sono avvantaggiate dalle alte temperature, ovvero cominciano a vegetare con temperature superiori ai 20 gradi e resistono tranquillamente a massime sopra i 40 (<em>Figura 4</em>)</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Figura 4</em>. Ciclo vegetativo delle macroterme</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>In Trentino ad esempio, lo Stenothaprum non può essere impiantato, poiché con le temperature prolungate sotto lo zero termico soccomberà, mentre in Sicilia, è una pianta che, se gestita bene e se le temperature lo permettono, fatica ad andare in dormienza invernale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo esempio fa capire quanto è importante conoscere la specie che si desidera inserire, prima dell&#8217;impianto e prima di trovarci, solo dopo aver effettuato tutto il lavoro, con una pianta che proprio in quel luogo, se siamo fortunati, sopravviver di stenti. Sono le esigenze della pianta stessa che possono essere &#8221;modificate&#8221; o meglio ambientate,  ma sempre rispettando il range climatico di sopravvivenza, poiché le piante adattate, hanno bisogno di solito di una manutenzione più elevata, per contrastare la problematica delle temperature o un clima non propriamente idoneo. Può anche succedere, come nell&#8217;esempio precedente, che la pianta a volte non si adatti proprio e muoia.</p>
<p>Sostanzialmente tra le macroterme stesse, ma anche tra le microterme, vi sono differenze abissali a livello di caratteristiche morfologiche, di resistenza al freddo, tolleranza all‘ombra, al calpestio, alla siccità, alla salinità o sodicità del suolo, al green up, alla dormienza e moltissimi altri fattori che, andrebbero presi tutti in considerazione, prima della semina o della posa.</p>
<p>Non stiamo parlando di un inerbimento qualsiasi, ma di uno studio vero e proprio, che porta poi alla consapevolezza di quale prato meglio si adatti al nostro spazio, quanto e come andrà gestito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5><strong>ALTRI FATTORI DA CONSIDERARE</strong></h5>
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<h6><strong>L’esposizione:</strong></h6>
<p>Oltre alle temperature, l&#8217;esposizione è molto importante<strong>,</strong> in quanto, come già specificato in precedenza, le specie da sole non possono essere seminate o posate in ombra totale o parziale. Sommariamente, con esposizioni da 8 ore di luce diretta, possono essere seminate tutte le specie presenti, micro e macroterme, sempre con un occhio alle temperature, quindi alla zona di residenza per la scelta. Con esposizioni di 5/6 ore di luce, la festuca, la poa pratense e il loietto, per quanto riguarda le microterme. Il gramignone (Stenothaprum), la Dichondra, la Zoysia Innovation, per quel che riguarda le macroterme. Sotto le 4 ore saranno preferibili specie più tolleranti all&#8217;ombra come le festuche fini o ovine. Mentre le macroterme non sono consigliate, poiché non ricevono abbastanza luce diretta.</p>
<p>Non prendo in considerazione il Paspalum Notatum come specie da tappeto erboso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><strong>La vicinanza a zone costiere</strong></h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un parametro che è da tenere in considerazione, in quanto i terreni possono essere sia salini che sodici. Inoltre è da valutare anche le acque irrigue, che possono avere una conducibilità elettrica elevata. Questi fattori sono da tenere molto bene a mente, in quanto alcune specie non tollerano assolutamente queste caratteristiche. Saranno in queste condizioni da preferire specie macoterme come il Paspalum Vaginatum o la Cynodon.</p>
<p>La zoysia, è definita parzialmente tollerante ed entreranno in questione altri parametri da analizzare, ma anche la cultivar stessa. Ovviamente, è da tenere sempre in considerazione l’esposizioni e le eventuali piantumazioni, in quanto non tollerano particolarmente l‘ombreggiamento La specie microterma in genere che tollera meglio la salinità è la festuca arundinacea, ma mai come le macroterme indicate prima.</p>
<h6><strong>L&#8217;approvvigionamento idrico:</strong></h6>
<p>E&#8217; fondamentale sapere e capire, se non abbiamo molta acqua a disposizione, scegliere sempre, compatibilmente con la zona climatica, la Cynodon o la Festuca Arundinacea, che sono le due specie che tollerano meglio gli stress idrici, per quanto riguarda macro e microterme. Tra le due specie pocanzi citate, la Cynodon è in assoluto la migliore, sotto ogni punto di vista e se bagnata poco e concimata il giusto, la sua gestione si riduce notevolmente.</p>
<h6>I<strong>l tipo di utilizzo del tappeto erboso:</strong></h6>
<p>Le domande che ci dobbiamo porre, prima di capire che tipo di tappeto erboso seminare, sono:</p>
<p>E&#8217; per uso sportivo, oppure ornamentale o per un parco pubblico? Quanto verrà calpestato?</p>
<p>Tenendo sempre di base il parametro, zona climatica ed esposizione, scegliamo una specie come la poa pratense e il lolium, per quanto riguarda le microterme, per un utilizzo sportivo e quindi ad alto calpestio o per tappeti di pregio, applicando una gestione consona alle due specie così performanti.</p>
<p>Se devo inerbire un parco pubblico, un mix di microterme, anche con poa annua che si autorigenera, oppure su specie macroterme, possiamo scegliere lo Stenothaprum, per un aspetto migliore e una manutenzione medio bassa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><strong>La dormienza invernale:</strong></h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro aspetto da valutare, in base alle preferenze. Teniamo conto anche che, su alcune macroterme, è possibile traseminare in inverno, aumentando comunque costi e gestione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><strong>Casa al mare o seconda casa in montagna:</strong><strong> un prato da vivere pochi mesi l&#8217;anno:</strong></h6>
<p><strong> </strong>Le microterme in estate ed inverno vanno in quiescenza vegetativa, ma non in dormienza, mentre le macroterme iniziano il loro ciclo in tarda primavera, fino a fine estate. Puntiamo su piante a bassa manutenzione come la Zoysia o la Festuca arundinacea, sempre compatibilmente con i parametri espressi in precedenza e cioè le temperature e l‘esposizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><strong>La struttura del suolo e il suo pH:</strong></h6>
<p>Sono parametri importanti che possono influenzare la gestione del tappeto erboso che andrà ospitare. Il pH deve essere, nè troppo acido o troppo alcalino e il suolo possibilmente drenante, per quasi tutte le specie da tappeto erboso.</p>
<h6><strong>Tempo da dedicare al tappeto erboso:</strong></h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se abbiamo poco tempo a disposizione da dedicare al tappeto erboso, non seminiamo specie troppo performanti come poa pratense, o mix con loietti o peggio ancora l’agrostis, ma piuttosto la festuca in purezza, che si può gestire con poco concime e relativamente poca acqua. Scordiamoci la Cynodon o il Paspalum, piuttosto puntiamo su Zoysia, Pennisetum o Steno. Se ci piace la foglia larga anche la Dhicondra Repens, che generalmente, vuole pochi tagli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prossima volta, prima di comprare il SEME SUPER SPRINT che germina in 4 giorni, giriamo la scatola, valutiamo cosa c&#8217;è all&#8217;interno e capiamo se vale la pena attendere 3 o 4 giorni in più per avere un prato più duraturo, adatto alla nostra zona e che fa al caso nostro.</p>
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		<title>Gramigna nel prato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pelizzari.it/?p=13699</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.pelizzari.it/gramigna-prato/">Gramigna nel prato</a> proviene da <a href="https://www.pelizzari.it">Pelizzari</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_8 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Articolo a cura di Daniele e Luca di Sempre al Verde</p>
<p><em>nella foto un prato in Gramigna: di Luigi Pinna</em></p>
<h1><strong>LA GRAMIGNA NEL PRATO:</strong></h1>
<h1><strong>AMICA O NEMICA?</strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INTRODUZIONE ALLE MACROTERME</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>La nostra Penisola, come d’altronde il resto del mondo, è sempre più investita dai cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature e la crisi idrica, sono fattori ormai che dobbiamo tener d’occhio.</p>
<p>Effettuare un cambio radicale, verso la coltivazione delle specie macroterme, è una valida alternativa, per ridurre il consumo idrico, senza dover rinunciare ai benefici ambientali del tappeto erboso.</p>
<p>Per far fronte a ciò, gli studiosi hanno rivolto il loro sguardo verso zone con condizioni ambientali più simili alle nostre ed in particolare agli stati del Nord America. Questi paesi rientrano nella cosiddetta zona di transizione (“Transition Zone”), ove l’impiego di specie macroterme è molto diffuso.</p>
<p>Sono essenzialmente costituite da graminacee, appartenenti alle sottofamiglie delle Panicoideae ed Eragrostideae.</p>
<p>Il loro ciclo vegetativo, è opposto a quello delle microterme e mostrano la loro bellezza a partire dalla tarda primavera e per tutta l’estate. Il range di temperatura varia dai 24° C ai 32 ° C per lo sviluppo radicale mentre, per la crescita della parte aerea (stoloni, culmi e foglie), necessitano di temperature comprese tra i 28° C e 37° C , circa. Dopo l’estate, vanno in dormienza e assumono la classica colorazione paglia, o <em>bionda</em>, conferendo al prato un aspetto distintivo. Questa tonalità calda è il risultato della ritirata della clorofilla durante la dormienza invernale, in quanto la fotosintesi si blocca e quindi la produzione di clorofilla, responsabile del colore verde delle foglie, viene meno.</p>
<p>Le macroterme, vengono definite C4, perché hanno un ciclo fotosintetico avente 4 atomi di carbonio (acido oxalacetico) che gli permette di utilizzare elevati livelli di luminosità, anche quando chiudono gli stomi e di utilizzare un minor fabbisogno idrico (dovuto anche alla maggior profondità dell’apparato radicale).</p>
<p>Sono quindi specie perfette per chi abita in zone con estati molto calde, ma soprattutto, con inverni miti e non troppo freddi, poiché alcune specie di macroterme potrebbero anche soccombere con temperature costanti e prolungate sotto lo zero.</p>
<p>Visti quindi, i continui cambiamenti climatici di cui è interessata la nostra penisola, l’impiego delle specie macroterme per la per la formazione di tappeti erbosi è in continua crescita.</p>
<p>In Italia vengono  impiegate alcune specie macroterme, sotto le più comuni:</p>
<ul>
<li>Bermudagrass (cynodon dactylon)</li>
<li>Zoysia</li>
<li>Paspalum vaginatum</li>
<li>Stenotaphrum Secundatum (detto anche gramignone)</li>
<li>Dichondra Repens</li>
</ul>
<p>In questo caso, andremo ad approfondire la specie Bermudagrass e cioè la classica GRAMIGNA COMUNE (cynodon dactylon).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>GRAMIGNA: CYNODON DACTYLON</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Le specie del genere <em>Cynodon Dactylon, </em>sono forse le macroterme più diffuse al mondo per la formazione di tappeti erbosi, conosciute con il nome di gramigna.</p>
<p>Sono specie originarie delle zone dell’oceano Indiano, Eurasia e del corno d’Africa.</p>
<p>Sono caratterizzate dalla presenza di stoloni e rizomi e per questo hanno un’alta capacità di colonizzare il terreno, formando un tappeto denso, il che rende difficile l&#8217;insediamento di specie infestanti e ciò si può tradurre anche, nella possibile riduzione del consumo di erbicidi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si adatta in modo particolare ai terreni sabbiosi (a volte anche argillosi ma non troppo compatti, poichè teme molto il ristagno) e in condizioni di pH variabile da 5,5 a 7,5. E’ caratterizzata da una eccezionale resistenza al caldo, alla siccità e al calpestio (vengono infatti spesso utilizzato nell’ambito sportivo). Per contro, la sua tolleranza alle condizioni di ombreggiamento è molto scarsa, dove spesso si dirada.</p>
<p>Quindi, e’ bene scegliere con cura la zona dove insediare la Cynodon, che deve ricevere almeno 8 ore di luce diretta senza ombreggiamento.</p>
<p>Lo stolone è il fusto e cioè l’organo che sostiene la pianta. E’ appiattito, liscio e solitamente curvo e radicato ai nodi. Ha un portamento prostrato e cioè cammina in parallelo al terreno, contribuendo alla rigenerazione veloce della specie e per questo motivo, l’altezza di taglio deve essere bassa.</p>
<p>Invece il rizoma, cammina nella zona al disotto del profilo del terreno (ipogeo) e la sua funzione principale è quella di accumulare le riserve nutrizionali, che la pianta potrà attingere nei periodi in cui ne avrà bisogno e di resistere nelle situazione di stress abiotici e biotici.</p>
<p>Comune a tutto il genere Cynodon è la modalità di sviluppo delle lamine fogliari: sugli steli vengono prodotti degli internodi molto lunghi alternati a internodi più corti. Questa caratteristica dà l’impressione che da un singolo nodo, possano provenire più lamine.</p>
<p>La crescita dei rizomi e delle radici incrementa sostanzialmente solo con temperature superiori a 15-20°C con optimum tra i 25 e 35°C .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>SEMINA e PROPAGAZIONE DELLA GRAMIGNA</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>La gramigna, si può riprodurre per seme, zolle (prato pronto), stoloni e microplugs.</p>
<p>Da alcuni anni, ad esempio, sono disponibili sul mercato varietà selezionate di cynodon dactylon da seme, con caratteristiche estetiche molto performanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si raccomanda la semina in tarda primavera o inizio estate e il dosaggio di semina varia dai 12 ai 15 gr al mq, essendo il seme molto piccolo.</p>
<p>Dopo aver accuratamente preparato e livellato il terreno, si consiglia di non seminare incrociando i passaggi, ma facendo un passaggio unico e quando le temperature del terreno non sono al disotto dei 18/20 gradi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>LE TECNICHE DI PROPAGAZIONE: SELEZIONI IBRIDE</strong></h3>
<p><strong> </strong></p>
<p>Le selezioni ibride delle essenze di cynodon dactylon (Cynodon transvaalensis la più utilizzata), richiedono l&#8217;uso di tecniche di propagazione vegetativa che sostituiscano la riproduzione della specie per seme. Tali tecniche sono essenzialmente costituite dall&#8217;utilizzo di una porzione vegetativa della pianta, solitamente stoloni e rizomi, oppure di zolle più o meno grandi oppure ancora di singole piantine pre radicate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La semina tramite stoloni, prelevati da piante madri, può essere semplicemente fatta a mano oppure mediante appositi macchinari (frangizolle). In entrambi i casi, lo stolone, viene successivamente interrato meccanicamente e fatto oggetto di energiche rullature oltre che di successive operazione di topdressing. Si raccomandano irrigazioni brevi, ma frequenti, perché lo stolone si asciuga molto velocemente.</p>
<p>Normalmente le dosi sono comprese in un range di 0,3 / 0,8 m³ per 100 m².</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più recentemente si è imposta all&#8217;attenzione generale una nuova tecnica, che prevede il trapianto in sito di piantine pre radicate.</p>
<p>Il vivaista alleva le specie, spesso in coltura protetta, inserendo anche solo un singolo stolone all&#8217;interno di un alveolo contenente torba a sua volta facente parte di contenitori di maggiori dimensioni. Tali contenitori sono poi inseriti in una trapiantatrice che è in grado di coprire anche un ettaro al giorno. Il dosaggio può variare da un minimo di 7/8 piantine, fino ad un massimo di 13/15 per mq. Ovviamente, più le piantine saranno vicine tra loro e più veloce sarà la chiusura finale, attraverso la propagazione dei loro rizomi e stoloni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la messa a dimora di zolle, solitamente viene applicata a superfici ridotte, magari quando si richiede un tappeto erboso immediatamente disponibile o su aree in pendenza.</p>
<p>Nel settore sportivo è spesso utilizzata sui campi di calcio e sui campi da golf (greens). In linea di massima, si prediligono zolle piuttosto sottili (con poco suolo aderente) e di almeno un anno di maturazione in vivai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong> </strong></h3>
<h3><strong>GESTIONE ORDINARA DELLA GRAMIGNA</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando il cynodon si è insediato nel terreno, procederemo alla sua manutenzione ordinaria, che prevede essenzialmente, tre periodi principali:</p>
<ul>
<li>Risveglio Primaverile</li>
<li>Gestione Estiva</li>
<li>Pre dormienza invernale</li>
</ul>
<p>Al risveglio primaverile, si predilige solitamente delle operazioni agronomiche molto aggressive (VERTICUT ed eventualmente un top dressing), facendo uno scalping (taglio molto basso) aggressivo, in modo tale da eliminare tutta la parte dormiente, ormai morta e cominciare a far vedere un po’ di luce alle nuove gemme. Importante è iniziare quando, aprendo le foglie, vediamo spuntare, dalla parte basale più vicina al terreno, delle nuove gemme di color rosso dai stoloni.</p>
<p>Quello è il momento più adatto per iniziare le nostre pratiche agronomiche e cioè nel momento di risveglio vegetativo.</p>
<p>Durante il periodo di massima crescita, la gramigna andrebbe nutrita in maniera costante, con dei concimi semplici azotati, come il nitrato ammonico, nitrato di calcio o urea, con dosaggi bassi ma ripetuti ogni 20/25 giorni circa e con dosaggi che variano dai 15 ai 20 gr al mq, indicativamente. Si possono utilizzare anche concimi a lenta cessione, purché non siano troppo lenti a rilasciare l’azoto. In generale il fabbisogno azoto, per mese di crescita, si aggira sui 0.4-0.8 Kg per 100 m<sup>2</sup>.</p>
<p>Si possono utilizzare anche dei liquidi azotati per la somministrazione via fogliare, tenendo sempre conto di fare piccoli dosaggi ma ripetuti, in modo tale da tenere costante la curva di rilascio azotata.</p>
<p>L’apparato radicale della gramigna, in confronto alle microterme, è molto sviluppato, andranno quindi fatte delle irrigazioni molto profonde e infrequenti (15/20mm  per irrigazione).</p>
<p>I tagli sono molto importanti e andrebbero eseguiti con costanza e con attrezzature adeguate (possibilmente o rotativo doppia lama o comunque con un rasaerba performante). L’altezza ideale della gramigna, va da un minimo di 1.5 cm ad un massimo di 3 cm. Oltre i 3 cm, l’effetto estetico è molto ridotto e si potrebbe formare molto feltro, con tutte le cause che può portare.</p>
<p>In conclusione, possiamo affermare che è una specie a manutenzione molto elevata. Se irrigata e concimata a dovere, bisogna prevedere anche 3 tagli settimanali e vari verticutting nei mesi di attività vegetativa. Per diminuire la gestione andrebbe irrigata e concimata meno del necessario. Gli studi affermano che basta irrigare questa specie al 70% del suo fabbisogno, senza far scendere di qualità il tappeto erboso.</p>
<p>Quando il fotoperiodo comincia ad accorciarsi (agosto-settembre), dovremmo lentamente diminuire l’apporto azotato, casomai utilizzando dei concimi a cessione programmata (ricoperti circa al 50%) e cominciare a somministrare sostanza organica, sotto forma di alghe brune, borlande liquide, amminoacidi liberi e potassio, con eventualmente dei microelementi, in modo tale da far accumulare nei rizomi le riserve nutritive (carboidrati), che vengono successivamente impiegati come fonte di energia per la ricrescita. L’immagazzinamento di queste sostanze, porta ad una migliore resistenza al freddo e riduce il punto di congelamento, ritardando o evitando il congelamento cellulare . Infatti, un errore che spesso si fà, è quello di continuare a fornire azoto durante il periodo pre invernale. Questa strategia è completamente errata, dal momento che, se vogliamo stivare i nostri nutrienti nei rizomi, se la pianta continua a metabolizzare, questa consumerà tutti i nutrienti che vengono immagazzinati, trovandosi scarica nel momento del bisogno.</p>
<p>Per accompagnare la gramigna nel periodo della dormienza, si possono fare le seguenti operazioni:</p>
<ul>
<li>Alzare leggermente il taglio (5 cm circa), nel caso in cui NON si vuole fare una trasemina invernale e pulizia completa dalla infestanti, togliendole a mano o utilizzando dei diserbanti selettivi ed eventualmente una distribuzione di un antigerminello a base di pendimetalin, che formerà un film protettivo nel terreno e non permetterà alle eventuali infestanti di germinare. Evitare tutte quelle operazioni che possano stressare la pianta ( scarificazione, sabbiature e carotature), la quale non avrebbe la capacità di reagire.</li>
<li>Eventuale utilizzo di coloranti, che &#8220;scaldano&#8221; un po&#8217; la foglia ed uniformano il colore (artificialmente)</li>
<li>Eventuale trasemina con delle essenza microterme (overseeding), se non vogliamo vederla bionda, durante l’inverno.</li>
</ul>
<p>In questo caso, la scelta del tipo di cultivar, è essenziale. Dobbiamo infatti orientarci su essenze poco competitive nella stagione calda che verrà, cioè essenze &#8220;a tempo&#8221;, giusto quello invernale e primaverile che si autoeliminino quando la nostra bella macroterma, riprenderà a vegetare in piena estate. Una essenza molto utilizzata a tal scopo è il loietto multiflorum, che essendo una essenza foraggera, ai primi caldi, tenderà a scomparire. La dose di semina è di 60/70 gr al mq.</p>
<p>Anche se molto meno frequente, rispetto alle microterme, anche la gramigna può subire attacchi di patogeni fungini. Il patogeno che colpisce maggiormente la gramigna è il <em>OPHIOSPHAERELLA KORRAE </em>(SPRING DEAD SPOT). E’ un fungo, che colpisce principalmente le radici e il colletto della pianta. Le sue condizioni ottimali per la diffusione, sono temperature tra i 19 e i 29 gradi , con elevata umidità. Causa macchie circolari di circa 30 cm di diametro, con una colorazione che vira dal rossastro al giallo paglierino. Per prevenirne la diffusione, bisogna evitare ristagni idrici nel terreno, prediligendo quelli sabbiosi e effettuare frequenti operazioni di bucatura e carotatura (oltre che all’uso di agenti umettanti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>E SE LA GRAMIGNA, FOSSE UNA NEMICA?</strong></h3>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nelle nostre regioni, alcune delle specie appartenenti a questo genere sono considerate infestanti delle colture erbacee a ciclo primaverile e estivo (microterme).</p>
<p>Grazie all’appartato radicale profondo, all’abbondante produzione di semi, nonché alla propagazione vegetativa, possono, infatti, penetrare all’interno di zone coltivate e risultare molto difficili da controllare.</p>
<p>L’estirpazione manuale, è molto problematica poiché, avendo radici molto profonde, si può ripresentare anche l’anno dopo.</p>
<p>La miglior strategia per il suo contenimento, è tramite un diserbo totale localizzato con il glifosato. I diserbanti selettivi, come il greenex, può funzionare ma in parte e cioè quando la gramigna è giovane e ha pochissime foglie.</p>
<p>Una volta individuata la zona dove è presente la gramigna (la notate soprattutto al mattino presto, grazie alla gocce di rugiada che si depositano sulle foglie), possiamo utilizzare il glifosato e un pennellino, in modo tale da localizzare solo la zona ove presente l’infestante. Una volta “spennellato” la gramigna con il diserbante totale, non calpestiamo o innaffiamo la zona, fino a quando non si è seccata del tutto. Per aiutarci a questo scopo, possiamo utilizzare delle bandierine per delimitare le suddette zone. Una volta seccata, la asportiamo e riseminiamo la stessa zona con le stesse essenze microterme. Il periodo migliore per il diserbo della gramigna è l’estate, dove c’è il suo picco di massima vegetazione.</p>
<p>Il suo contenimento in un prato di microterme è sempre correlato alle giuste pratiche agronomiche da effettuare durante l’anno. Un prato ben curato e ben nutrito, renderà la vita difficile all’insediamento della gramigna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>STENOTAPHRUM SECUNDATUM:</strong> <strong>GRAMIGNONE</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Facciamo un breve excursus su un’altra essenza, che spesso viene volgarmente chiamata GRAMIGNONE: lo Stenotaphrum Secundatum.</p>
<p>Questa specie è capace di formare un tappeto erboso molto denso, con una colorazione verde chiaro e un grado di resistenza al calpestio molto buona.</p>
<p>Viene utilizzata soprattutto per aree residenziali, con clima temperato e per chi richiede un livello manutentivo basso.</p>
<p>Non tollera i tagli bassi, mentre, rispetto alla gramigna, si comporta bene all’ombra e nei terreni anche poveri e tollera parecchio la salinità e siccità (10-12 mm d’acqua ogni 3-5 giorni circa)</p>
<p>Si propaga meglio tramite microplugs e difficilmente da stoloni. Rispetto alla gramigna, non ha i rizomi per fare riserve e ha una foglia grossolana ed è molto utilizzata in florida.</p>
<p>La messa a dimora delle piantine si effettua tramite un piantatoio manuale, utilizzando circa 12 piantine al mq, che saranno sufficienti a coprire l’intera zona.</p>
<p>Per quanto riguardo la nutrizione, si utilizza anche in questo caso, concimi prevalentemente azotati.</p>
<p>Nei periodi invernali (sotto i 10 gradi), entra in dormienza, fino a perdere la totale colorazione, al raggiungimento dei zero gradi. Al di sotto dei – 5 gradi , per periodi molto prolungati, si rischia la morte della pianta. Infatti, non avendo i rizomi, ma solo stoloni, è più suscettibile al freddo.</p>
<p>Le altezze di taglio ottimali sono comprese tra i 6 e 8 cm (7.5 cm è la sua altezza ideale)</p>
<p>Prima dell’entrata in dormienza e alla ripresa vegetativa, si possono eseguire le stesse pratiche elencate per la gramigna. E’ molto resistente alle malattie fungine e per questo utilizzata in tutto il mondo, anche nelle zone tropicali.</p></div>
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		<title>Erba infestante prato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Pelizzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 15:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Erbe Infestanti nel prato: le scelte da fare</h1>
<p>L’argomento erbe infestanti è conosciuto da tutti , non per forza bisogna avere un tappeto erboso per riconoscere una pianta che in quel punto o in quel luogo, proprio non ci deve stare. Le malerbe infatti crescono da per tutto, tra le fughe degli autobloccanti, negli orti, camminamenti, per strada e lasciano molto spesso l’idea che il luogo sia trascurato.</p>
<h2>Cos&#8217;è un&#8217;infestante ?</h2>
<p>Una pianta infestante è una tipologia di erba che in quel luogo è definita indesiderata. All’interno di un tappeto erboso ad esempio, possiamo fare una riflessione che ci fa capire per bene il concetto di pianta infestante.</p>
<p><strong>In un tappeto erboso di Festuca arundinacea, sarà infestante una pianta di Gramigna.</strong></p>
<p><strong>In un tappeto erboso di Gramigna, sarà infestante una pianta di Festuca arundinacea.</strong></p>
<p>Non è quindi la pianta in sé ad essere infestante, ma il luogo in cui si trova e la desiderabilità della  pianta stessa.</p>
<p>Il controllo delle infestanti è una pratica obbligatoria per manternere uno standard qualitativo elevato e la loro presenza influisce negativamente sulla qualità estetica del tappeto erboso.</p>
<p>Il consiglio quindi se si è proprietari di un giardino è quello di eliminare a vista, senza esitazione estirpando sempre la radice ed evenutali rizomi o bulbi presenti ma soprattutto infiorescenze, che portano poi la stessa infestante a riprodursi in maniera indeterminata, appena troverà le condizioni ideali.</p>
<p>L’estirpazione di piante giovani riduce il rischio che l’infestante vada a seme e che riesca a colonizzare  aree maggiori, togliendo spazio al nostro prato.</p>
<p>Non effettuare questa pratica con costanza, può ridurre il vostro spazio verde ad un giardino polifita, poiché la natura crea disordine, sta a noi con le corrette pratiche agronomiche, ma anche volontà, pazienza e passione, rimettere a posto le cose, con il consiglio di passare più tempo sul vostro prato.</p>
<h3>Indicazioni agronomiche per il controllo delle infestanti nel tappeto erboso.</h3>
<p>Poiché le infestanti occupano uno spazio fisico all’interno del nostro prato, avere un tappeto erboso fitto e in salute, riduce sensibilmente il loro insediamento.<br />Possiamo e dobbiamo agire, con le corrette pratiche agronomiche, in modo da evitare anche i diradamenti e di conseguenza l’insediarsi di malerbe.</p>
<p>• <strong>Scegliere correttamente le specie</strong> che più si adattano alla zona climatica ed esposizione. L’errata scelta, comporta il diradamento e di conseguenza l’insediamento di altre specie infestanti, che in quel luogo trovano il loro ambiente ideale. Ad esempio, nelle zone ombreggiate con almeno 2 o meglio 3 ore di luce diretta , per quanto riguarda le microterme, sono consigliati miscugli con festuche fini, rubra, ovina</p>
<p>• Valutare nella<strong> scelta dei miscugli</strong> la presenza di specie colonizzatrici di spazi, come poa pratensis o festuche rubre rizomatose in base all’esposizione sole oppure ombra, per quanto riguarda le varietà microterme.</p>
<p>• Il <strong>terreno</strong> riveste un ruolo cruciale. Un terreno argilloso, limoso, pesante e non drenante, rimarrà umido più a lungo, con lo svantaggio di far germinare le sementi infestanti presenti. Sono quindi consigliate tutte le pratiche agronomiche per alleggerire il suolo, come carotatura, top dressing, bucature che apporteranno inoltre ulteriori benefici.<br />• La <strong>gestione dell&#8217;acqua</strong>, che varia in base al substrato, esposizione e alle specie. Effettuare irrigazioni infrequenti ma profonde, evitando in questo modo di avere terreni costantemente zuppi e di conseguenza germinazione di infestanti. E’ obbligatorio avere un impianto d’irrigazione il più efficiente possibile che aiuta a mantenere il terreno ad un giusto livello d’umidità, evitando carenze idriche o al contrario marciumi radicali e patologie.<br />•<strong> Altezze di taglio</strong> corretta in base alle specie presenti nel mix e aumentare la stessa nei momenti di forte stress, limita molto l’irraggiamento solare al suolo e di conseguenza anche la germinazione delle specie indesiderate, oltre che limitare l’utilizzo di acqua per minor evapotraspirazione e di permettere una miglior fotosintesi. L’ altezza ottimale per un classico miscuglio di festuca, poa e loietto è di circa 6 cm.<br />• Le concimazioni adeguate o meglio la <strong>nutrizione adeguata</strong>, in base al tipo di tappeto erboso, aiuterà il prato ad aumentare e mantenere la competitività nei confronti delle malerbe. Non saltare mai le concimazioni e utilizzare concimi specifici per tappeti erbosi, che abbiano un rilascio graduale ma costante di nutrienti. Attenzione ai concimi organici come lo stallatico, accertarsi che siano privi di erbe infestanti.</p>
<p>•<strong> Defeltratura</strong> da effettuare con regolarità , nei periodi di spinta vegetativa, che può essere più o meno profonda a seconda dello stato in cui versa il nostro spazio. Cercare di limitare il più possibile il feltro, non solo aumenta notevolmente lo stato di salute del tappeto erboso, ma evita il suo diradamento e quindi l’entrata di infestanti.<br />• In zone diradate possiamo effettuare<strong> trasemine localizzate o trasemine generali</strong> per rinfoltire il manto erboso, utilizzando possibilmente lo stesso mix di semina o scegliendone uno migliorativo.<br />• Durante i periodi di fioriture e infiorescenze è bene utilizzare un<strong> taglio con raccolta</strong>, smaltendo il residuo vegetale ed <strong>evitare il taglio mulching</strong>. Possiamo inoltre effettuare una pulizia accurata dei camminamenti, aiuole o zone adiacenti al nostro prato.</p>
<h2>Tipologie più comuni di erbe infestanti</h2>
<p>Nel nostro giardino possiamo trovare molte tipologie di malerbe indesiderate, alcune chiamate comunemente foglia larga, foglia stretta, annuali o perenni, alcune di facile estirpazione, altre che resistono ai diserbi post emergenza o che non hanno un prodotto chimico registrato per il loro controllo su tappeto erboso.<br />Molte di queste sono piante spontanee con una capacità di insediamento elevatissima e una spiccata riproduttività e colonizzazione considerando anche che le loro esigenze dal punto di vista agronomico sono davvero molto limitate.<br />Molte piante producono poi una quantità di semi impensabile, in modo da riprodursi il più possibile, consideriamo che la natura ama molto la biodiversità.<br />Le infestanti a foglia larga sono chiamate dicotiledoni e hanno due foglie embrionali denominate cotiledoni, alcune sono molto comuni come :<br /><strong>• Trifoglio,</strong><br /><strong>• Tarassaco</strong><br /><strong>• Veronica</strong><br /><strong>• Papavero</strong><br /><strong>• Margherite</strong><br /><strong>• Plantago major</strong><br /><strong>• Portulaca</strong><br /><strong>• Acetosella.</strong><br /><strong>• Euphorbia maculata</strong></p>
<p>La loro germinazione avviene solitamente in periodi come la<strong> primavera e autunno</strong> e sono piante solitamente differenti dal nostro prato a parte nei casi di Dichondra repens e Trifoglio dove non deve essere applicato nessun selettivo.</p>
<p>Le <strong>infestanti denominate foglia stretta</strong> o monocotiledoni, sono quasi tutte della famiglia graminacee, quasi sempre stagionali e presenti nei mesi più caldi.<br />La <strong>germinazione avviene per lo più in primavera inoltrata</strong> ed hanno molto spesso un ciclo annuale ma con capacità di produzione di seme molto elevata, con cui rigermineranno l’anno successivo.<br /><strong>• Setaria</strong><br /><strong>• Digitaria sanguinalis</strong><br /><strong>• Eleusine indica</strong><br /><strong>• Echinochloa crus-galli (Giavone)</strong></p>
<p><strong>Cynodon dactylon o gramigna</strong> è un’infestante differente poichè molto difficile da controllare sia con estirpazione manuale che con controllo chimico, resiste benissimo a stress idrici ed è dodata di un profondo apparato radicale, produce rizomi e stoloni con cui si propaga, allargandosi.</p>
<p>Il controllo dovrebbe essere effettuato quindi con più pratiche, tra cui aumentare l’altezza di taglio, visto che non tollera ombra, spennellare con glifosato puro le foglie e la pianta ed effettuare applicazioni di selettivo a foglia stretta.<br />La pianta è più recettiva al diserbo al suo risveglio dalla dormienza, quindi nei periodi green up primaverile.</p>
<p>Altre infestanti molto fastidiose che possiamo trovare nel nostro prato sono <strong>Cyperus</strong>, una pianta appartenente alla famiglia delle ciperacee,<strong> chiamato anche zigolo</strong> è una pianta che non ha controllo chimico registrato su tappeto erboso e produce sottosuolo un tubero, che raccomando estirpare per bene insieme alla pianta stessa durante il controllo meccanico manuale.</p>
<p><strong>Poa annua e Poa trivialis</strong> sono l’incubo di ogni appassionato di tappeto erboso, ma anche dei professionisti, entrambe senza controllo post emergenza, piante colonizzatrici che si allargano formando macchie antiestetiche di colore chiaro.<br /><strong>La poa trivialis</strong> ha la foglia molto fine con un verde brillante cresce di solito più veloce del manto erboso verso fine inverno e possiamo riconoscerla con facilità.<br /><strong>La poa annua</strong> di un verde chiaro, forma delle infiorescenze non sterili, che si propagano per tutta l’area se non controllata a dovere fin dalle prime fasi di insediamento.<br />Entrambe possono essere diserbate tramite applicazione di erbicidi sistemici come glifosato localizzato sulla pianta, anche se negli ultimi tempi è stata notata una certa resistenza.<br />Il controllo manuale a vista tramite un coltellino, estirpando radici e rizomi risulta il metodo efficace ed istantaneo che permette la pulizia immediata.</p>
<p><strong>Il Muschio</strong> può essere controllato tramite bruciatura con applicazioni di solfato di ferro ed eliminare successivamente con operazioni meccaniche di arieggiatura. Migliorare le condizioni ambientali come ricircolo d’aria, alleggerire substrato e potare siepi ed alberature nelle vicinanze, per favorire la luminosità ed irraggiamento solare</p>
<h3> </h3>
<h3> </h3>
<h3>Il controllo chimico post emergenza</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I principi attivi dei diserbanti selettivi registrati sono:<br /><strong>Fenoxaprop-etile</strong> per la foglia stretta<br /><strong>Fluroxipir e Triclopir</strong> per la foglia larga.</p>
<p>Su un tappeto erboso di Cynodon, meglio non utilizzare Fenoxaprop-etile, greenex, mentre su tappeto erboso di Dichondra, meglio non utilizzare nessun foglia larga a meno che non si voglia diserbare anche la stessa.<br />I trattamenti di controllo delle infestanti vanno eseguiti possibilmente a piante giovani, con una temperatura di minimo 15/18 gradi in assenza totale di vento.</p>
<p>E’ consigliato utilizzare bagnanti e ugelli antideriva, non irrigare per le 24 ore successive, non tagliare per le successive 48 e non aggiungere lo sfalcio al compost, usare macchinari con raccolta e smaltire.<br />Il tempo di rientro sarà invece indicato sulla confezione del prodotto utilizzato.<br />Inserire in botte un biostimolante e coadiuvante, i trattamenti vanno tutti eseguiti a tappeto erboso adulto e non subito dopo la germinazione, anche se infestato eliminare a mano pian piano con pazienza.<br /><strong>I diserbanti selettivi stressano anche il tappeto erboso, non abusate mai dei prodotti chimici</strong>.</p>
<h4>Antigerminello in pre-emergenza</h4>
<p>E&#8217; un diserbante di pre-emergenza ed inibisce la germinazione, non solo di infestanti. Sarà cura non somministrare il prodotto in periodi di semina o trasemina del tappeto erboso o non germinerà il seme.<br />Pendimentalin è il principio attivo più utilizzato, grazie alla pellicola che forma al suolo ed impedisce nuove nascite indesiderate. Le applicazioni quindi vanno eseguite con pompa a spalla sul suolo e successivamente attivato l&#8217;impianto irriguo.<br />Prima dell&#8217;applicazione bisogna assicurarsi che il prato deve essere adulto ed in forze, mai sovradosare il prodotto e rispettare sempre il tempo di carenza, si consiglia al massimo due applicazioni l’anno nei momenti strategici in base alla gestione e specie del tappeto erboso.Distribuire quindi con la massima cura e uniformità. Successivamente tutte le operazioni al terreno interromperanno la sua efficacia.</p>
<p>Nessuna operazione di bucatura o carotatura o sfeltratura deve essere fatta.</p>
<h3>Consigli utili in semina e controllo naturale.</h3>
<p>Lasciare ad esempio un terreno aperto per molto tempo prima della semina, favorirà lo sviluppo di infestanti. E’ bene sottolineare che le semine autunnali, sono più favorevoli di quelle primaverili per via delle temperature del suolo più calde che velocizzano la germinazione e consentono una chiusura più rapida.</p>
<p>Se non si necessita di una semina nell’immediato, sarà meglio, compatibilmente con la grandezza dell’area, coprire con teli pacciamanti o effettuare delle false semine e diserbi successivi senza lasciare andare in infiorescenza o a seme le piante.<br />Per limitare al minimo la presenza delle infestanti, è necessatio pulire aiuole, camminamenti, procedere con costanza all&#8217;estirpazione manuale tramite un coltellino, avendo cura di eliminare radici e tutta la sua parte vegetale, coprire le aiuole, con teli drenanti appositi e utilizzare pacciamature come lapillo, corteccia. Questo vi permette di fare ordine e donerà eleganza e pulizia.<br />Durante il taglio del prato se vedete infestanti, fermatevi ed eliminare all’istante, cercando anche di evitare più possibile chimica e diserbi.</p>
<p>E’ importantissimo scegliere con cura le sementi, evitando di acquistare nei supermercati materiali scadenti con all’interno moltissime specie diverse, ma da aziende specializzate nel settore, che verificano tramite analisi la purezza dei lotti.<br />Pirodiserbo, diserbanti naturali contenenti aceto, idropulitrice, sono alcuni sistemi di controllo naturale ma evitiamo assolutamente diserbo fai da te con candeggina, sale ed altri materiali inquinanti che possono danneggiare seriamente il nostro terreno.</p>
<p><strong>‘’Il suolo è una fonte difficilmente rinnovabile, che va protetto e gestito correttamente’’</strong></p></div>
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